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 2007  agosto 30 Giovedì calendario

1. Le ciminiere a Priolo. 2. I pozzi di petrolio in Val di Noto: hanno mobilitato il «no» della Sicilia all’industrializzazione selvaggia

1. Le ciminiere a Priolo. 2. I pozzi di petrolio in Val di Noto: hanno mobilitato il «no» della Sicilia all’industrializzazione selvaggia. 3. Olivi e agrumi: sono ancora uno dei simboli dell’isola. 4. La cattedrale di Noto, capolavoro del Barocco. 5. I manifestanti protestano contro le trivellazioni.Sono tutti sorpresi nel vedere gli ambientalisti con il coltello tra i denti, i sindaci (come Corrado Valvo a Noto), che minacciano di piazzarsi davanti alle ruspe e i comitati No-triv (Paolo Pantano ha inondato il mondo di e-mail), che chiedono aiuto contro la Panther Eureka, colpevole di aver trovato il petrolio a due passi dal Barocco. Sono tutti sorpresi, persino i politici che avevano detto sì, e si vedono costretti a cavalcare i «no». E lo sono giustamente, perché in questo angolo di Sicilia sud-orientale, da Noto ed Eloro, con le sue ville romane, passando per Priolo, con le saline e le ciminiere del petrolchimico, fino a Marina di Melilli, la Baia degli Dei, il paese raso al suolo, è stato possibile fare tutto, nel silenzio. Versare mercurio nella rada di Augusta, diffondere nell’aria e nell’acqua 800 tonnellate al giorno di cadmio, piombo, cromo, vanadio, benzolo, toluolo. Produrre 170 mila tonnellate di rifiuti l’anno, 1300 delle quali pericolose, mentre le inchieste-scandalo si spegnevano come fuochi artificiali bagnati. Ne resta una soltanto, partita con 18 arresti nel 2003 e non ancora arrivata a conclusione. Per capire quello che succede oggi bisogna tornare indietro, al passaggio violento dalla civiltà contadina a quella industriale, cominciata nel 1949 con la Rasiom di Augusta, la Sincat del gruppo Edison e continuata con la Esso, la Espesi, la Liquichimica, L’Icam (diventata poi Enichem Anic), e andata avanti con intrecci di nomi e sigle fino agli Anni 80. Si raffinava benzina, si producevano etilene, ammoniaca, fertilizzanti, cemento, amianto. Con la retorica del Prezzo del Progresso che andava pagato, in cambio dello Sviluppo. I dati (ci ha lavorato lo storico Salvatore Adorno) spiegano che nella provincia di Siracusa «tra il 1956 e il 1959 sono stati spesi 130 miliardi di lire con un investimento per abitante di 75 mila lire annue a fronte di una media nazionale di 20 mila. Il reddito pro capite è passato in 10 anni (1951-1961) da 134.196 lire a 327.168 lire», il più alto in Sicilia e in linea con l’Italia produttiva. Ecco perché tutto era possibile. Veleni ovunque Il resto non ha mai fatto notizia. Né la percentuale dei tumori, (il legame con l’inquinamento è sempre stato negato) né i veleni trovati nel latte materno e nei capelli delle donne di Augusta, né i pesci mutanti (due code, una spina doppia) raccolti dai biologi dell’Università di Catania. Hanno fatto notizia gli 11 milioni di euro offerti l’anno scorso dalla Syndial (gruppo Eni) come «ristoro» a 101 famiglie: donne che hanno abortito o sono diventate madri di piccoli malformati, con valutazioni di gravità tra i 20 mila e il milione di euro. In un paio di casi è stato dato il massimo: un milione, per bambini colpiti da spina bifida, con paralisi e danni al sistema nervoso. Continua a non fare notizia il fatto che parecchia gente vive su una terra contaminata da arsenico e mercurio. Allora perchè tanta passione per il Barocco e molta meno per gli esseri umani? E’ questione di soldi. Perché, nel frattempo, l’industria è entrata in crisi ed è emerso un altro modello di sviluppo, il turismo: 380 milioni in finanziamenti europei tra il 2001 e il 2006 e il boom immobiliare. Perché il «triangolo della morte», Augusta-Priolo-Melilli, è incastonato in un’area che contiene più siti Unesco e zone protette di qualunque altra, in un equilibrio che alterna la bellezza all’orrore. L’allegoria visionaria di Palazzo Villadorata a Noto e l’archeologia industriale, la riserva di Vendicari, con i suoi stagni, la sabbia fiorita di gigli, l’acqua lucente e quella avvelenata di Marina di Melilli, sono lontane una manciata di chilometri l’una dall’altra. Quando la Panther e il suo patron, James Emory Smitherman III, nipote del leggendario Smitherman, scopritore di un immenso giacimento in Lousiana, ottengono la concessione siamo nel luglio 2004: la coscienza dei disastri è già forte, come la certezza che non c’è molto da guadagnare. I «neocolonialisti» «Perline agli indigeni», ironizza allora Tonino Solarino, sindaco di Ragusa, che definisce i texani «neocolonialisti». Perline, cioè 100 mila euro a pozzo, più il 7% di royalty da dividere con la Regione: 21 pozzi su un’area di 746,137 km con 15 Comuni, quattro dei quali (Caltagirone, Ragusa, Noto e Modica) inseriti nel 2002 nella «World heritage list», tra i beni patrimonio dell’umanità. Una lista da cui si può uscire, se il patrimonio non c’è più. Così, il Comune di Noto, che 30 anni fa aveva autorizzato un impianto industriale a Vendicari, oggi non vuole trivelle. E la gente di Priolo, che ha accettato di vivere in un posto chiamato Città Giardino, sotto le ciminiere, quest’estate ha votato «no» alla costruzione di un rigassificatore, dando il via a una protesta guidata da Salvo Sorbello, segretario provinciale del Movimento per l’Autonomia, che dilaga in tutta Italia. C’è chi vorrebbe sapere, in questa faccenda pirandelliana di Barocco e petrolio, chi sono i Buoni e chi i Cattivi, in modo da potersi schierare correttamente. Ma forse non ci sono. E’ evidente che petrolio e chimica hanno smesso di essere «il» business. Che il turismo è meglio «e si può scegliere», dice Sorbello. O forse nessuno, salvo gli esperti riuniti a Melilli per scrivere la storia dell’inquinamento in Italia, ammette la verità: dopo aver avvelenato il mondo, il business sarà bonificarlo. In Sicilia ci sono in ballo un miliardo e mezzo di euro per il risanamento. Con buona pace di James Emory Smitherman III, che ha ragione (la sua concessione è perfettamente regolare), ma dovrà andare a cercarsi il petrolio da un’altra parte. Si allarga la protesta contro le trivellazioni in Val di Noto, dopo la notizia dell’accoglimento da parte del Tar di Palermo del ricorso presentato dalla società americana «Panther Eureka». Il ricorso, uno dei tre della società, è relativo al pozzo «Eureka Est», che, secondo il Tar presieduto da Giorgio Giallombardo, potrà essere realizzato poichè era maturato il silenzio-assenso della Regione. Il pozzo si trova tra Noto e Rosolini (Siracusa). Le trivellazioni erano state autorizzate dal precedente governo regionale, ma avevano suscitato proteste, tra le quali l’appello dello scrittore Andrea Camilleri, che aveva raccolto centinaia di adesioni in poche ore.