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 2007  agosto 30 Giovedì calendario

Certo, fra un coniglio nano costretto a far ginnastica e l’outing gay di tale Matthew Lush, «Uncle Adolph» su YouTube è assai gettonato

Certo, fra un coniglio nano costretto a far ginnastica e l’outing gay di tale Matthew Lush, «Uncle Adolph» su YouTube è assai gettonato. Gli appassionati del genere, diciamo «nostalgico», possono trovare sul sito ogni ben di Dio, dalle belle ragazze ariane in pantaloncini corti in parata davanti a un Führer che ostenta impassibilità, fino a quei film d’epoca assai meno gioiosi, tipo l’atroce «Suss l’ebreo», che hanno giustamente fatto rivoltare la comunità ebraica tedesca e che Google si è impegnata a cancellare al più presto. Ma non è un complotto. solo che tutto finisce lì: «Sorridi, sei su YouTube». Dalla sua nascita, nel febbraio 2005, idea fortunatissima di un piccolo pool di ex dipendenti di PayPal, veterana dell’e-commerce ora confluita in eBay, quella della sigla che è diventata sinonimo di videoclip è stata una carriera in inarrestabile ascesa. Su Internet detiene in effetti il più alto tasso di crescita ed è il quarto sito più visitato nel mondo. Su YouTube, a giugno 2006, venivano visualizzati circa 100 milioni di video, con 65 mila nuovi filmati aggiunti ogni 24 ore. I suoi venti milioni di visitatori al mese, stimati dall’azienda di analisi Nielsen/NetRatings, ne fanno un gigante senza confronti e con pochissimi e deboli concorrenti. Ma ne fanno, anche, un mare magnum assai difficile da tenere sotto controllo e da disciplinare.  vero che, da quando, nell’ottobre scorso, la gallina dalle uova d’oro è passata a Google per la rispettabile somma di 1,65 miliardi di dollari, si è rinforzata la sorveglianza e una severa opera di pulizia ha tolto dalla circolazione oltre centomila clip. La vigilanza, però, è rivolta, soprattutto, a tutelare YouTube contro le numerose cause intentate per la violazione della severa normativa statunitense sul diritto d’autore e ad evitare quindi che vengano immessi contenuti vincolati a qualche tipo di esclusiva. C’è poi un alto livello di attenzione per il porno. Non abbastanza alto, tuttavia, da evitare che l’anno scorso l’attrice brasiliana Daniela Cicarelli, più nota come ex-fidanzata del calciatore Ronaldo, finisse paparazzata sul sito mentre si abbandonava a effusioni a luci rosse su una spiaggia spagnola. Con tutte le conseguenze giudiziarie del caso. Ancora più difficile è entrare nel merito dei videoclip e della loro valenza ideologica. Del resto, dal 19 giugno scorso, YouTube viene tradotta in diverse lingue, tra cui l’italiano, e la platea, superata anche l’ultima barriera linguistica, si è enormemente ampliata e diversificata. Oggi come oggi su YouTube finisce, o rischia di finire, alla lettera, di tutto e di più. Dal video girato dall’on. Francesco Giro (Forza Italia) sul degrado inarrestabile del quartiere di Trastevere (bloccato all’ultimo dai legali del partito perché potrebbe violare la privacy delle persone filmate), fino alla sfida delle primarie per il Partito democratico. Un uso «politico» del mezzo che l’Italia sta scoprendo ora, ma che è ben noto nei natii Stati Uniti dove il partito democratico (che lì c’è già), ne ha fatto da tempo una delle vetrine preferite per i suoi candidati. O lo stato del Connecticut cerca di convincere i giovani a recarsi alle urne per le presidenziali del 2008 con un video di 90 secondi che spiega come funziona il nuovo sistema a lettura ottica. O dove i molti avversari del discusso vice presidente Cheney si sono divertiti a «imbucare» sul popolarissimo sito un’intervista alla rete C-span, datata 1994, in cui il superfalco dell’amministrazione Bush spiega per filo e per segno perché «invadere l’Iraq sarebbe una pessima idea». Un clip imperdibile: « una parte del mondo molto incendiaria e una volta deposto quel governo avremmo rischiato di vedere l’Iraq andare in pezzi», vaticina l’impunito Dick, difendendo a spada tratta la scelta di Bush padre di ritirarsi alle porte di Baghdad. Spia del mondo-così-com’è e dell’esistente, YouTube serve con spirito equanime le madri orgogliose dei loro neonati, i fan devoti di ogni star, gli esibizionisti più diversi, che spesso grazie alla sua ospitalità diventano delle star. E, sì, anche gli sciagurati che mettono alla berlina il compagno di scuola diversamente abile. O, come ha fatto uno studente finlandese che in patria è stato per questo pesantemente multato, l’insegnante che si abbandona alle gioie canore di una serata di karaoke. Anche per questo lo YouTube che si vede in rete non è lo stesso in tutto il mondo e soprattutto non è sempre lo stesso: in Turchia a marzo è stato bloccato dal governo per tre giorni dopo l’inserimento di un video - si sospetta curdo o greco - che tacciava di omosessualità nientemeno il padre della patria Ataturk; in Thailandia viene sottoposto a oscuramenti a intermittenza ogni qualvolta in rete arriva qualcosa di men che rispettoso nei confronti delle autorità locali, dal primo ministro al re. In Iran, poi, è stato oscurato, senza se e senza ma, perché diffonde fra la gioventù islamica il pericoloso virus portato dalla musica e dai film stranieri...