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 2007  agosto 30 Giovedì calendario

Sparare a Lella per colpire Berti. Il dibattito sui Berti-nights, cioè sui modi e le mode della socializzazione d’una delle prime coppie della Repubblica sarebbe il solito, gustoso, e dunque trascurabile, tormentone estivo se l’autunno non avesse in calendario un rilevante evento per la vita della sinistra e del governo

Sparare a Lella per colpire Berti. Il dibattito sui Berti-nights, cioè sui modi e le mode della socializzazione d’una delle prime coppie della Repubblica sarebbe il solito, gustoso, e dunque trascurabile, tormentone estivo se l’autunno non avesse in calendario un rilevante evento per la vita della sinistra e del governo. L’evento è la creazione di una nuova forza a sinistra del Pd. Oggi in lavorazione sotto il nome di Cosa Rossa, questa Newco della politica che dovrebbe portare alla fusione di Rifondazione, Pdci, e un pezzo di sinistra Ds, ha la potenzialità su carta di assestarsi fra il 10 e il 12 per cento. Tenendo conto che le più recenti previsioni danno al Partito Democratico un 30 per cento e le forze di centro (Udc, Udeur e vari) calcolabili più o meno con le dita di una mano, non c’è bisogno di esperienza politica per capire che quello che appare un cantiere parolaio, scarmigliato, visionario e disorganizzato è in realtà un luogo dove si sta giocando una partita delle più interessanti per questa fase del Paese. Come da tutto questo si arrivi ai Berty-nights non ci vuole molta immaginazione a capirlo. Senza scomodare complotti - anche se quest’area politica mangia complotti a colazione e a cena - è evidente che anche nel crogiolo di questa unificazione, come in quella che dà vita al Partito democratico, si muovono umori, ambizioni, lotte interne, che impattano, con passione e malizia, sull’identità pubblica del futuro partito. Cosa sarà questa Newco, quando diverrà operativa? Rilancerà l’oltranzismo delle scelte o si porrà come forza radicale ma istituzionale? Domande non da poco per il Paese nel suo complesso. Nel primo caso il Pd avrebbe alla propria sinistra una forza «alternativa», cioè avversaria, che punta alla sua erosione - obbligandolo a uno spostamento al centro; nel secondo caso potrebbe realizzarsi una politica frontista, con due sinistre che giocano divise ma fanno goal insieme. Un po’ come succede oggi, con il governo Prodi, ma in uno schema meno fragile. La decisione di ottobre sulla Cosa Rossa dovrebbe infatti non solo dare risposte al Pd e a Palazzo Chigi, ma dovrebbe sciogliere il dilemma in cui è avviluppata questa sinistra radicale: dal primo giorno, dentro e fuori i Palazzi, in piazza con i sottosegretari e a Palazzo Chigi con i ministri. Una sinistra tatticamente furba, ma sostanzialmente lacerata fra utilità generale (il governo) e utilità particolare (la Tav), fra obblighi maturati (non far tornare la destra) e obblighi pregressi (i precari). Anche se i politologi «borghesi» amano spararle addosso, il travaglio cui questa esperienza prodiana ha sottoposto la sinistra estremista non è da poco, e non è nemmeno ancora finito. Che l’oggetto, l’obiettivo e il simbolo di questo travaglio sia diventato Fausto Bertinotti, costruttore-padre di quest’area, era inevitabile. Una cosa più seria di quel che appare, dunque. cominciato con un mormorio di natura psicopolitica: «Ma come farà Fausto a stare seduto su quella poltrona?»; è diventato una classica contestazione da collettivo con i fischi all’Università di Roma e sta raggiungendo ora il livello della denigrazione della persona. Molto maoista, quest’ultima operazione, nella sua accusa di «contaminazione» della vita privata. Rispolvera termini come parrucchiere, salotti, divette, la cui radice è da vera e propria rivoluzione culturale: la compagna Lella tiene troppo ai vestiti, troppo alle mondanità, troppo al divertimento, ama ascoltare e frequentare anche chi non è politicamente d’accordo con lei, e persino chi di politica non glienefregaunbelniente. La compagna Lella non è dunque più pura: presto sentiremo dire che il bello e l’arte moderna sono borghesi. In che cultura affonda la radice questa critica se non nell’idea che il mondo si divide in due, fra chi è «come» te , e chi non lo è? Laddove l’incompatibilità non è di mores, costume, abitudini, abbigliamento (maledetto il cashmire di lui!), ma di morale . Fino a che punto si può accettare l’altro senza contaminarsi con l’altro? Quando cenare insieme con uno di destra significa aver fatto un patto con il diavolo? anche da queste mondanissime strade che dai salotti si arriva a mettere a fuoco il tema della tolleranza, e delle istituzioni. Finché si è trattato di giudicare i «moderati», la sinistra ha infatti avuto un gioco facile: si sa che i riformisti sono tutti ambigui, è stata la risposta. Ma quando i Bertinotti, con la loro indiscutibile fede rivoluzionaria, sono scesi anche loro nella promiscuità, il teorema si è rotto. In una Roma infoiata da liste di ospiti, dal chi c’è e chi non c’è, da chi aggiungere e chi togliere, la Roma delle sedute a tavola decise in vertici segreti, dei vertici segreti in cui si decidono le liste del Parlamento, dei vernissage fatti per definire alleanze politiche, e concerti branditi come mazze contro alleati riottosi, in un Paese così, i Bertinotti hanno portato il sereno ecumenismo dei preti laici, intendendo le istituzioni come lo stesso rispettoso sorriso di meraviglia per attricette e disoccupati, diventando essi stessi alla fine un’intollerabile contaminazione: la dimostrazione vivente che il rispetto esiste in qualunque luogo. Un vero e proprio atto politico, insomma. Che come tale è stato colto dalla sinistra pura e come tale attaccato. Ed eccoci così alla critica a Lella: sparare a Lei per colpire Lui, si diceva. Tecnica ben conosciuta in politica. Lella è infatti solo l’ultima di una lunga fila di casi di Mariantoniette e Hillary, fino a Maria Vittoria Brambilla, in cui sul colore di una messa in piega si gioca alla fine una corona.