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 2007  agosto 30 Giovedì calendario

LUIGI BIGNAMI

ROMA - Dalle pareti del Vesuvio mancano 2.000 metri cubi di materiale. Nessun errore di calcolo. Quel materiale è franato all´interno del cratere nell´arco di 3 anni. E´ questo il risultato di un lavoro dell´Ingv (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) realizzato con un "laser scanning", uno strumento in grado di rilevare la morfologia del vulcano con un errore massimo di 5 millimetri. Spiega Arianna Pesci, coordinatrice della ricerca: «Con questa tecnologia è stato possibile studiare in tre dimensioni il Vesuvio e abbiamo rilevato significative variazioni di volume dovute a crolli di porzioni delle pareti vulcaniche». Il lavoro, inoltre, ha portato alla luce nuove fratture sulle pareti, fratture che dovranno essere tenute sotto continuo controllo negli anni a venire. Continua Pesci: «I crolli sono dovuti, molto probabilmente, a cavità presenti dietro le pareti vulcaniche». E questo fa capire che il loro indebolimento le farebbe crollare in caso di violente esplosioni.
Insomma, anche se il Vesuvio continua il suo lungo sonno cominciato nel 1945, anno dell´ultimo risveglio, fioriscono le ricerche su come sarà la prossima eruzione. Al tema dedica un dettagliato articolo il National Geographic edizione italiana, da oggi in edicola. Il cielo notturno sarà illuminato dai bagliori di una gigantesca nube di cenere e lapilli che raggiungerà temperature anche di 950°C. Ad un certo punto ricadrà su se stessa e sarà allora che i paesi e le città della "zona rossa", quella più in pericolo, potranno trasformarsi in tante Pompei del futuro. Queste le previsioni fatte dagli scienziati americani, ma un´altra recente ricerca condotta dall´Ingv di Pisa porta un minimo di sollievo. In caso di eruzione il Monte Somma potrebbe infatti agire da barriera proteggendo parte della popolazione che abita nella parte nord della zona rossa stessa. In tal modo l´impatto dell´eruzione potrebbe essere notevolmente ridimensionato e il numero di morti assai inferiore rispetto a quanto ipotizzato fino ad oggi.
La simulazione, realizzata grazie al supercomputer del Cineca di Bologna, non deve però far pensare che il Vesuvio sia più docile di quello che si è sempre detto. Augusto Neri, che ha diretto la ricerca pubblicata su Geophisical Research Letters conferma: «Nuove simulazioni devono essere ancora realizzate per arrivare a risultati più accurati». Ed infatti Michael Sheridan, direttore del Center for Geohazard degli Stati Uniti, ha messo in luce eruzioni avvenute nel 4.000 e nel 2.000 a.C., fino ad oggi poco studiate, che furono assai più distruttive della più nota eruzione del 79 d.C., quella che distrusse Pompei. «Se accadessero oggi simili eruzioni, distruggerebbero tutta Napoli, a vario livello coinvolgerebbero tre milioni di persone e ciò avrebbe un impatto socioeconomico impossibile da descrivere», ha spiegato in articolo apparso su Proceedings of the National Academy of Sciences. Sheridan sottolinea: «Il fatto che tali violente eruzioni abbiano una cadenza di circa 2000 anni, fa pensare, dal punto di vista statistico, che un evento simile abbia più del 50% di probabilità di accadere nei prossimi decenni. E al passare di ogni anno le probabilità che ciò possa accadere aumentano».