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 2007  agosto 30 Giovedì calendario

Benedetto XVI ha ricordato la nota alle potenze belligeranti che venne scritta e diffusa dal suo predecessore Benedetto XV novant’anni fa il 1˚ agosto del 1917 in pieno conflitto mondiale

Benedetto XVI ha ricordato la nota alle potenze belligeranti che venne scritta e diffusa dal suo predecessore Benedetto XV novant’anni fa il 1˚ agosto del 1917 in pieno conflitto mondiale. Quanto è attuale quel documento che non solo esprime la condanna morale della guerra, ma indica nel diritto la strada per risolvere ogni controversia tra le nazioni. una strada semplice eppure ancor oggi molto spesso non praticata perché l’uomo nella sua libertà sceglie il male, con la conseguenza «che, in questo stupendo "giardino" che è il mondo, si aprono spazi di "inferno"». Gianni Mereghetti gianni.mereghetti@libero.it Caro Mereghetti, prima di tentare una risposta al suo quesito debbo ricordare ai lettori quale fosse la situazione del conflitto nel momento in cui Benedetto XV decise di inviare alle potenze in guerra il suo invito alla pace. Si combatteva in Francia dove il corpo di spedizione britannico aveva lanciato in luglio, senza alcun risultato, la terza battaglia di Ypres. Si combatteva sull’Isonzo, dove le forze italiane avrebbero tentato di lì a poco, per l’undicesima volta, la conquista di Gorizia. Si combatteva nell’Atlantico, dove i sottomarini tedeschi distruggevano navi alleate, ogni mese, per alcune centinaia di migliaia di tonnellate (800.000 in aprile). Si combatteva sul fronte orientale dove i tedeschi e gli austriaci avevano stroncato in luglio la massiccia offensiva russa del generale Brusilov. Si combatteva in Medio Oriente dove gli inglesi, in marzo, avevano occupato Bagdad. Si combatteva nei Balcani dove i francesi, in giugno, avevano occupato la Tessaglia e l’Istmo di Corinto. Fu allora che il papa «in sì angoscioso stato di cose, dinanzi a così grave minaccia», decise di rinnovare «un caldo appello a chi tiene in mano le sorti delle Nazioni». Non sarebbe stato tuttavia un generico invito alla pace, come era accaduto in altre occasioni. Per la prima volta Benedetto XV decise di «discendere a proposte concrete e pratiche» nella «soave speranza di vederle accettate, e di giungere quanto prima alla cessazione di questa lotta tremenda, la quale ogni giorno di più apparisce inutile strage ». Le due ultime parole – «inutile strage» – divennero il nome con cui la nota di Benedetto XV passò alla storia. Le proposte «concrete e pratiche » furono un compromesso fondato su alcuni capisaldi: diminuzione degli armamenti, arbitrato obbligatorio, la rinuncia a qualsiasi indennizzo per danni e spese di guerra, l’evacuazione dei territori occupati fra cui il Belgio, la soluzione delle questioni territoriali tenendo conto delle aspettative delle popolazioni «nella misura del giusto e del possibile». Oggi sappiamo che la nota di Benedetto XV fu una delle tre grandi proposte lanciate al mondo per l’organizzazione della società internazionale dopo la guerra, e che non fu meno importante delle altre due: i 14 punti di Wilson e il Decreto sulla pace emanato da Lenin dopo la rivoluzione d’Ottobre. Ma nell’agosto del 1917 fu accolta da quasi tutti i belligeranti come una fastidiosa interferenza. Le parole «inutile strage » contenevano un implicito rimprovero ai governi che avevano deciso con leggerezza il ricorso alle armi e incoraggiavano i malumori che covavano nelle file degli eserciti. L’esortazione al ritiro dei territori conquistati privava gli occupanti del pegno con cui ciascuno di essi sperava di sedersi al tavolo della pace. E per i governi che non avevano ancora raggiunto i loro obiettivi, l’interruzione del conflitto era una sorta di ghigliottina. Che cosa sarebbe accaduto il giorno in cui avessero dovuto presentarsi con le mani vuote di fronte al giudizio dei loro popoli? A dispetto del suo evidente interesse, la nota di Benedetto XV fu sepolta da riserve, perplessità, e soprattutto silenzi. Esistono ora le condizioni per un documento simile a quello del 1917? Temo che manchino in questo momento i possibili destinatari della nota. I conflitti d’oggi sono spesso asimmetrici e si combattono contro entità fluide e disperse sul territorio di cui conosciamo male i capi e le strategie. Giovanni Paolo II cercò di impedire la guerra irachena, ma il suo successore non può che constatare il dramma di una vicenda politicamente insolubile. Si stanno combattendo guerre che termineranno soltanto quando uno dei combattenti o, meglio ancora, entrambi, avranno capito di non poter vincere. una situazione in cui tutte le diplomazie, compresa quella della Chiesa romana, possono soltanto attendere.