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 2007  agosto 30 Giovedì calendario

DUE ARTICOLI SULLA PROSSIMA POSSIBILE ERUZIONE DEL VESUVIO

MILANO – Il National Geographic titola: «Vesuvio: addormentato, per ora». Quindi avverte: «Nel 79 d.C. il più pericoloso vulcano del mondo seppellì la città di Pompei, ma la prossima eruzione potrebbe essere molto più forte». E «vicina », stando all’esame dell’altalena delle passate esplosioni. «Forte» come quella che, 3.780 anni fa, nell’età del Bronzo, distrusse Avellino: «E che i piani di protezione civile devono prendere come scenario di riferimento per organizzare il piano di evacuazione: con quello attuale, Napoli, sarebbe in pericolo».
Dopo la messa in guardia firmata da ricercatori napoletani e americani, è la rivista Usa a rilanciare l’allarme Vesuvio. E lo fa partendo da un’immagine di quasi 4.000 anni fa: quella di un uomo e una donna sepolti dalla cenere a Nola (la Pompei della preistoria) mentre cercavano la fuga in una direzione sbagliata. «Le catastrofi dei nostri giorni, dall’uragano di New Orleans allo tsunami, avvengono perché si sono sottovalutati gli scenari estremi», avevano avvertito un anno fa i vulcanologi, Giuseppe Mastrolorenzo, Lucia Pappalardo e Michael Sheridan, quindi l’antropologo Pier Paolo Petrone. Il National Geographic ha incrociato il loro studio con l’attuale piano di emergenza, quindi con i risultati della prova d’esodo fatta nel 2006 e con le immagini di vita raccolte durante un viaggio sulle pendici del Vesuvio. La conclusione della rivista: «Quattromila anni dopo Avellino, ancora oggi gli abitanti della Campania sarebbero costretti a lasciare le loro orme nella cenere». La colpa? Innanzitutto dell’attuale piano di emergenza: «Non viene aggiornato significativamente da più di cinque anni », «non considera come scenario di intervento l’eruzione più forte», «prevede l’evacuazione dei 18 comuni della zona rossa, 600 mila persone, ma non di Napoli».
Napoli ringrazia ma getta acqua sul fuoco: «Non facciamo allarmismi». E i suoi «angeli custodi », dell’osservatorio vesuviano e della Protezione civile, rassicurano: «Il vulcano è monitorato, non ci sono segnali che facciano pensare a un’eruzione vicina». Il più «tranquillo» di tutti è Luciano De Crescenzo: «Oggi siamo molto più equipaggiati, c’è tutto il tempo per scappare». Quindi da buon fatalista aggiunge: «Che arrivi un’eruzione come quella del 79 d.C. o di 4.000 anni fa, beh, io confido solo nel caso». Al caso i ricercatori però preferiscono la legge delle probabilità: «C’è una probabilità dell’1% che si verifichi un’eruzione pliniana come quella di Avellino. Per questo, per elaborare il piano, ne è stata scelta una subpliniana come quella del 1631», spiega Titti Postiglione, del Dipartimento della protezione civile. Sia chiaro però: «Si parte con lo scenario più probabile, ma il piano può essere cambiato all’istante qualora la crisi pre-eruttiva indichi un rischio più forte». «In ogni caso – aggiunge Giulio Zuccaro, direttore del centro studi Plinius – per Napoli il rischio non è quello immediato di piogge piroclastiche ma di cenere. L’evacuazione può essere in questo caso più lenta e programmata in base ai venti».
E il piano del 2001? «Già bello che superato: quello nuovo prevede l’evacuazione in tre giorni anziché in sei, fatta anche con i mezzi privati oltre che con quelli pubblici», continua Titti Postiglione. « già stato in parte testato e sarà presentato entro l’anno, le fasce di rischio sono riconsiderate », aggiunge l’assessore regionale alla Protezione civile Luigi Nocera. Che ribadisce: «Nessun rischio concreto e immediato di nuova eruzione».

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ROMA – Volete sapere quante probabilità ci sono che il Vesuvio si risvegli con una catastrofica esplosione? Tirate una monetina: se esce testa il vulcano esploderà, altrimenti continuerà a dormire. Può sembrare banale, ma è la traduzione di quanto afferma un gruppo di vulcanologi in un articolo comparso sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Science,
ora ripreso con evidenza anche dalla popolare testata
National Geographic.
ENZO BOSCHI


«Lavoro interessante, esiti assurdi»

«Il Vesuvio per ora dorme, ma secondo le nostre stime, ogni anno, c’è il 50% di probabilità che si risvegli nel peggiore dei modi, cioè con un’eruzione pliniana, come quella che distrusse Pompei nel 79, o con una subpliniana, un po’ più modesta, come quella del 1631», conferma uno degli autori dello studio, il vulcanologo Giuseppe Mastrolorenzo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), in servizio presso l’Osservatorio Vesuviano di Napoli.
 un’affermazione che ha già sollevato aspre polemiche: lo stesso presidente dell’Ingv Enzo Boschi non esita a parlare di «allarmismo irresponsabile »; ma che, unita ad altre valutazioni sull’area esposta alla catastrofe, è destinata a suscitare nuovi contraccolpi. Giuseppe Mastrolorenzo e gli altri coautori della ricerca sostengono, infatti, che, in caso di replica di un’eruzione pliniana, la città di Napoli sarebbe investita con valanghe ardenti a 300 chilometri orari, causate dal collasso dell’altissima colonna di ceneri e lapilli: «La distruzione sarebbe totale».
Le prove del rischio incombente sui napoletani starebbero in una serie di indagini archeologiche e geologiche che hanno portato alla luce capanne preistoriche e resti umani sepolti dalle ceneri di un’antica eruzione. «Si verificò 3780 anni fa, nell’età del Bronzo Antico – riferisce Mastrolorenzo ”. Fu un’anticipazione di quella di Pompei del 79, e proiettò i suoi prodotti infuocati per centinaia di chilometri verso Nord-Est, fino ad Avellino. In pieno centro di Napoli ne abbiamo trovato i segni sotto forma di spessi depositi di ceneri».
Conclusione degli autori della ricerca: «Il massimo evento distruttivo non deve essere escluso dai piani della Protezione Civile e la città di Napoli deve essere compresa nei piani di emergenza». Prende le distanze il direttore dell’Osservatorio Vesuviano Marcello Martini: «Le probabilità che la prossima eruzione sia pliniana, cioè la più distruttiva, sono l’1%». Ancora più netto Boschi: «Il lavoro scientifico dei ricercatori è interessante, ma le loro conclusioni in termini di Protezione Civile, assurde. A seminare allarmismo si rischia solo di generare sfiducia».