Marisa Fumagalli, Corriere della Sera 30/8/2007, 30 agosto 2007
MACAO – «It starts now!». Lampeggia lo slogan dai video, ovunque ti giri; parole e immagini, per fissare in pochi secondi il profilo della nuova città del gioco d’azzardo e del divertimento globale
MACAO – «It starts now!». Lampeggia lo slogan dai video, ovunque ti giri; parole e immagini, per fissare in pochi secondi il profilo della nuova città del gioco d’azzardo e del divertimento globale. Cammini, cammini, lungo pavimenti di marmo, scrutando l’orizzonte dei tavoli verdi e delle slot machine. In alto, gli affreschi finti dei pittori veneziani, il cielo finto (con le nuvolette), illusione ottica di essere fuori, a passeggiare sotto i lampioni di piazza San Marco; o a guardare le gondole che solcano i canali. Ma anche gli esterni sono finzione. In realtà, sei dentro. Dentro il castello incantato, che si chiama The Venetian Macao Resort Hotel. «It starts now» (l’ avventura comincia adesso) ripete Sheldon Adelson, il tycoon texano, tra i più ricchi del mondo. Il terzo, il quarto, il quinto? Dipende dalle classifiche delle riviste specializzate. L’uomo ha una certa età, si muove con il bastone e, per i tempi che corrono, per l’importanza che oggi si dà al look, di sicuro non colpisce. (In compenso, Bill Weidner, il suo braccio destro, è un giovanile sessantenne dal sorriso smagliante e la pelle liscia). Ma la forza e il carisma di Adelson stanno nell’ impero che ha creato e in ciò che ancora deve venire. Dopo aver sfondato a Las Vegas, adesso è il momento d’oro della Cina. Più in generale, dell’Asia. The Venetian, insomma, è la testa di ponte per nuove avventure. Le cifre che il boss americano snocciola davanti alla stampa internazionale (1.250 giornalisti), invitata alla inaugurazione, gli altri numeri scritti sui comunicati con il logo Sands (la società fondata da Adelson), sono davvero da capogiro. Che cosa rappresentano, in concreto, lo si vede stando anche un solo giorno al Venetian; e dire che siamo appena al debutto. Dentro il grandioso involucro non ci sono ancora le migliaia e migliaia di persone che dovrebbero affollare l’hotel (3.000 suite), i tavoli da gioco (870 più 3.400 slot), i ristoranti (che possono sfamare 15.000 persone, con banchetti di 5 portate), le boutique (900.000 metri per lo shopping), le piscine, l’arena di 15.000 posti. Ieri, ne conteneva 10.000, cioè il numero degli ospiti. Sul palco, ballerini, acrobati, danze, balli, suoni, colori: assaggio delle performance che offrirà il Venetian, quando marcerà a pieno regime. Poiché Venezia è stata la musa ispiratrice del progetto (quello di Macao è il bis, più grandioso, di Las Vegas), sulla scorta di un amarcord sentimentale (i coniugi Adelson andarono in viaggio di nozze nella città più romantica della terra), poiché tra il Gran Teatro la Fenice e il Venetian si è creata una sorta di joint venture (Bill Weidner siede nel cda dell’istituzione italiana), c’è spazio per uno spicchio di (vera) Serenissima nell’ evento inaugurale: un concerto pianistico, con gli artisti che cantano le arie delle opere più famose. L’Italia fa capolino (goffamente, per la verità) anche con l’esibizione di un coro di finti gondolieri (maglietta a righe bianche e azzurre, foulard rosso al collo) che, mentre i cronisti aspettano l’arrivo di Adelson e dei suoi collaboratori, cantano motivetti del Bel Paese: dai cori alpini, a Funiculì, funiculà, fino a un improbabile Arrivederci Venezia. Dettagli. Comunque sia, l’impressione è che il marchio Venetian tenga di tutto. Purché sia big, abbagli e stupisca. Adelson è loquace, spiritoso, ma il succo del suo progetto è: cambiare la faccia del turismo in Cina. Cominciando, appunto, da Macao. Dove per quarant’anni ha regnato Stanley Ho, il re dei casinò (invitato, ieri, all’ evento, con il più rampante dei sui figli, il trentenne Laurence), con una linea ben precisa: far giocare fino allo sfinimento i cinesi, che dell’azzardo sono autentici appassionati. Adelson, invece, ha in mente di mettere insieme roulette ed altri piaceri della vita. E probabilmente ci riuscirà. Il suo azzardo calcolato è trasformare l’area del Cotai da duna sabbiosa a spianata edificabile, dove tirar su alberghi-casinò. Il primo è il Venetian, l’edificio più grande di tutta l’Asia: un investimento di quasi due miliardi e mezzo di dollari. Per l’intero progetto Cotai, si parla di 15 miliardi, di 20.000 stanze d’hotel, di 30.000 posti a sedere per gli intrattenimenti live. La sfida è alta, e i competitor non stanno a guardare. Da una parte, Steve Wynn, uno dei due americani sbarcati a Macao dopo l’apertura del governo cinese ai capitali stranieri. Dall’altra, il vecchio Ho e il suo erede Laurence. Che sta progettando, assieme a un imprenditore australiano lo Studio Building: casinò subacqueo che dovrebbe far impallidire il Venetian.