Marco Imarisio, Corriere della Sera 30/8/2007, 30 agosto 2007
DAL NOSTRO INVIATO
FIRENZE – La cittadina Vanessa fa come tutti gli altri. Quando non ne ha bisogno, tira su il finestrino. Se il parabrezza è sporco, lascia fare. Negli ultimi tempi dice che si era preoccupata, perché da maggio aveva notato che i lavavetri al semaforo erano cambiati. Facce diverse, più giovani. Atteggiamenti più aggressivi e fastidiosi. «Da due giorni non ne vedo più uno in giro. Sui viali, niente. In piazza Donatello, niente. Come strumento repressivo, l’ordinanza funziona ». La premessa è questa, da cittadina.
Vanessa Luperi di mestiere fa l’avvocato, e qui la faccenda cambia, non di poco. Soprattutto quando la sorte, o meglio il call center del tribunale che «sceglie» i difensori d’ufficio, la fa statisticamente diventare il primo legale alle prese con l’ordinanza sui lavavetri. La telefonata della polizia municipale è arrivata martedì alle 9 del mattino, e aveva un tono solenne. Era suo, il primo dei lavavetri identificati e denunciati a piede libero.
Il nuovo assistito non ha ancora un volto e difficilmente lo avrà. «Se mai ci si arriva, è un processo a persona irreperibile». Oggi i lavavetri sono a Firenze, domani chissà, difficile che si curino dell’assistenza legale. L’espressione scettica di Vanessa e il suo cambio di tono quando indossa le vesti dell’avvocato riassumono bene il senso di questa storia. C’è un provvedimento eclatante che senza dubbio piace ai fiorentini, perché ne accarezza paure e insofferenze, ma al tempo stesso genera forti dubbi (eufemismo) nei tecnici e li mette nella difficile condizione di spiegare che in realtà il re è nudo, gli effetti dell’ordinanza non saranno quelli sperati dalla gente. L’avvocato Luperi fa i conti, per difetto. Due o tre mesi, se va bene, per vedere uno straccio di carta. Un anno per l’eventuale rinvio a giudizio, un altro per la fine del processo, con l’articolo 650 che stabilisce un’ammenda o un ancora più eventuale arresto, ma solo alla fine del dibattimento. E quella dei lavavetri non è una categoria che sta buona ad aspettare la sentenza.
Con molta cautela, è pur sempre un bravo avvocato, Vanessa Luperi lascia scivolare le sue perplessità: «L’effetto deterrente dell’ordinanza è indubbio. Ma dal punto di vista giuridico è un testo molto opinabile». giovane ma non alle prime armi, ha già affrontato processi piuttosto importanti. In linea teorica, il suo assistito è caduto in piedi. Ma l’avvocato Luperi non crede che si arriverà mai, a un processo. Quando ha letto l’ordinanza, le è venuto da sorridere, perché ha immaginato l’Ufficio corpi di reato della Procura trasformato in un enorme sgabuzzino, pieno di secchi e spazzoloni messi sotto sequestro. Ma ci sono aspetti anche più seri sui quali ritiene lecito avere dei dubbi. «C’è il problema dei minori, che tecnicamente fanno quel mestiere in quanto vittime del racket. Con loro, che si fa? Mi sembra inoltre che il testo leda il principio di uguaglianza dei cittadini sancito dall’articolo 3 della Costituzione. Basta fare dieci chilometri da qui e si arriva a Prato, dove questo non è più considerato un reato. A Firenze sì e nel resto d’Italia invece no?». E anche il passaggio sui lavavetri che creano «situazioni di grave pericolo per la cittadinanza e per la sicurezza» è di quelli che mettono di buon umore un avvocato.
L’avvocato Luperi è in buona compagnia. A nome della categoria, il presidente della camera penale di Firenze, Lorenzo Zilletti, definisce l’ordinanza «inapplicabile » e fa notare che porterà con sé conseguenze giuridiche che appesantiranno non di poco la macchina della giustizia, che già di suo, come è noto, non è una Ferrari.
I risvegli sono sempre peggio dei sogni. Il percorso dell’ordinanza si presenta tortuoso. Ieri Palazzo Vecchio ha diffuso un comunicato per ribattere a chi ha rispolverato una sentenza della Cassazione che nel 2002 annullò un’ordinanza del Comune di Trieste simile a quella fiorentina, sostenendo che non è di competenza del sindaco emettere un provvedimento del genere. Le due ordinanze si basano su testi diversi, è la replica. Quella toscana fa riferimento al testo unico degli Enti locali che attribuisce al primo cittadino la facoltà di emettere atti urgenti per eliminare gravi pericoli. Ma anche sul concetto di urgenza e gravità si aprono scenari aperti a interpretazioni molto differenti tra loro.
Vanessa fa spallucce, convinta che a tanto clamore sia destinato a seguire il nulla, o quasi. «Mettiamola così: se mai dovesse esserci un processo, lo affronterei con un certo ottimismo».