Stefania Aloia, La Stampa 29/8/2007, 29 agosto 2007
I piazzisti dell’editoria scolastica sanno sempre cosa inventarsi per convincere un professore ad adottare un nuovo libro
I piazzisti dell’editoria scolastica sanno sempre cosa inventarsi per convincere un professore ad adottare un nuovo libro. E convincerlo ad adottarne uno che è nuovo solo per finta è ancora più semplice. «L’insegnante preferisce restare nel solco della tradizione. Dunque, se il rappresentante propone la riedizione di un testo che il docente già conosce, il più delle volte riesce a piazzarla». Lo dice qualcuno che se ne intende: un autore di manuali di geografia di larghissima diffusione negli istituti superiori, che parla in forma anonima. Per evitare di diventare un ex autore di manuali di larghissima diffusione. Dei suoi testi sono uscite numerose edizioni? «Sì, anche una all’anno. Però la geografia è una materia davvero suscettibile di cambiamenti...». Una volta c’erano i supplementi d’aggiornamento. Ora non più. E certi ammodernamenti del testo non giustificano una nuova edizione, specie se si tiene conto che, per il codice di autoregolamentazione degli editori, dovrebbe variare almeno il 20% del contenuto. «E’ vero, ma in un testo di geografia sa quante fotografie ci sono? E sa quante possono essere sostituite?» E’ così per la geografia. Ma per gli altri libri? «Non ha notato di quante immagini, ormai, sono infarciti i manuali scolastici, di tutte le materie?» Non è solo per rendere più accattivante un libro destinato agli studenti della società dell’immagine? «Non solo. Del resto, della storia greca o romana cosa si può aggiornare se non l’immagine di un reperto o una cartina?». La sostituzione delle foto è uno dei «trucchi» studiati dalle case editrici per ripubblicare un testo in una versione rinnovata, e approfittarne per aumentare il prezzo di copertina. Altri espedienti usati? «Ad esempio, l’uscita a fascicoli di un testo che prima era un manuale unico. I fascicoli vengono venduti tutti insieme a un prezzo superiore a quello del testo unico. Sa, moltiplicare le copertine fa lievitare i costi tipografici...». E perché un insegnante dovrebbe sostituire un testo con lo stesso a fascicoli? «Il leit-motiv è ”alleggeriamo gli zaini degli studenti”. E gli editori hanno fiutato l’affare». Il futuro, quindi, è rappresentato dai fascicoli? «Non è detto. Le case editrici sfornano anche novità che sono il loro esatto contrario. I cosiddetti ”testi ibridi”, ovvero i tomi onnicomprensivi». Perché li definisce ibridi? «Perché sono l’unione di diversi testi preesistenti. Gli studenti potrebbero adottare i singoli libri, già in uso, e invece si ritrovano a utilizzare un unico manuale». Quali altri artifici impiegano? «Il ”rimescolamento delle carte”. Cioè, la nuova edizione che, in pratica, è solo un lavoro di editing: prendi un libro e inverti l’ordine dei capitoli». Pare impossibile. «Affatto. In certe materie è semplicissimo. Nella matematica, ad esempio. Basta frazionare la geometria, l’aritmetica e l’algebra e alternare i capitoli di ciascuna disciplina. Lo studente rimane un po’ disorientato, ma alla fine si abitua. E intanto l’editore ha venduto un nuovo testo scolastico». Un semplice restyling basta a convincere un professore a cambiare il libro di testo? «Certe volte il docente adotta un nuovo testo senza accorgersi che non ci sono novità. Anch’io, che ho insegnato, sono rimasto abbindolato da un rappresentante che mi ha rifilato un libro-fregatura. Un po’ superficialmente, ho deciso di adottarlo. Salvo poi rimanere molto deluso quando ho cominciato a utilizzarlo in classe». Qual è il guadagno di un autore di manuali scolastici? «In genere, agli autori di un testo va complessivamente il 7,5 per cento degli incassi. Lordi, ovvio. Ma ci sono anche autori molto quotati che riescono a strappare royalties molto più vantaggiose. Poi esistono i ”premi di risultato”, compensi supplementari corrisposti se il libro vende bene e la casa editrice supera un certo utile». E’ possibile che l’autore venga tenuto all’oscuro della rielaborazione di un proprio testo? «Direi di no. Addirittura, nel file, ci fanno indicare con un segno apposito i dati che possono subire variazioni, in modo da accelerare i tempi delle nuove edizioni. Le modifiche sono apportate direttamente dalla redazione, con il consenso preventivo dell’autore». E se non dà il proprio assenso? «Le case editrici usano la minaccia, poco velata, di mandare in pensione il tuo manuale». Ma ci rimette anche l’editore... «Ha presente quanti altri autori sono lì pronti a prendere il tuo posto e a riscrivere il tuo stesso libro, cambiando solo un po’ la sintassi?». Stampa Articolo