Mario Baudino, La Stampa 29/8/2007, 29 agosto 2007
Il copione si ripete ogni anno: si torna a scuola, e subito comincia il processo agli editori. Prezzi alti, troppi libri, troppe nuove edizione, insomma una girandola di trucchi commerciali per spennare gli alunni e le loro famiglie
Il copione si ripete ogni anno: si torna a scuola, e subito comincia il processo agli editori. Prezzi alti, troppi libri, troppe nuove edizione, insomma una girandola di trucchi commerciali per spennare gli alunni e le loro famiglie. Loro rispondono, ma non convincono mai. Non c’è dubbio, sono antipatici. E ormai lo sanno. «Probabilmente una certa forma di repulsione per il libro nasce proprio a scuola, con la conseguenza che siamo i primi a farne le spese», scherza, ma non troppo, Michele Lessona, che da presidente della DeAgostini-scuola guida una delle corazzate italiane, 13 per cento del mercato, moltissimi marchi controllati dai dizionari Garzanti a Utet-Università, da Petrini a Marietti-Scuola, al portale sapere.it. Colpa vostra? «Forse sì, visto che da anni cerchiamo di spiegarci; ogni volta commissioniamo un’indagine di mercato all’Istat e al gruppo di Mannheimer, organizziamo a luglio una conferenza stampa in cui spieghiamo le nostre ragioni, oltre a presentare studi, prospettive e proposte. Il risultato è che non succede nulla, finché a fine agosto si ricomincia. Comunque sia, ben venga l’indagine sui prezzi ordinata dall’Antitrust. Se sarà fatta bene, e l’Antitrust ha sempre lavorato bene, verrà fuori che non sono aumentati. Molti libri costano meno di cinque anni fa, perché il mercato si è auto-limitato». Ci sono in giro, spiega, 30 mila titoli. La DeAgostini-scuola ne ha 4000, «e io - aggiunge - sono disposto a mettere la mano sul fuoco per i miei. Anche su quelli degli altri grandi editori». Sono del resto in pochi a dividersi la fetta più grossa del mercato, un buon 65 per cento: in primo luogo Zanichelli, poi il trio Mondadori, Rizzoli e DeAgostini, e un po’ più indietro la Paravia-Bruno Mondadori. Il resto è appannaggio dei piccoli editori. Si sono dati anche un codice di autoregolamentazione (bene in vista sul sito della Zanichelli), che prevede ad esempio l’impegno a non stampare nuove edizioni di un libro se non differiscono dalla precedente per almeno il 20 per cento del testo e delle illustrazioni, insomma di un quinto. E salvo eccezioni, prima che sia finito il ciclo scolastico cui è dedicato. Ma è proprio questo uno dei capi d’accusa: le nuove edizioni «selvagge». Sul quale Lessona invita però a distinguere: «Ci possono essere stati in passato casi del genere. Ma pensiamo a chi pubblica testi di ragioneria o contabilità: ogni anno si trova di fronte a nuove norme, quindi alla necessità di aggiornamenti. Questo è un problema vero, che peraltro è stato ampiamente risolto: ora, nove volte su dieci, gli aggiornamenti vanno sui siti degli editori, che sono diventati vere e proprie banche di informazione». La parola d’ordine, ribadita anche dal responsabile degli editori scolastici presso l’Aie, Enrico Greco, è che si gioca pulito. E lo si fa in un mondo difficile, dove i margini sono bassi, la concorrenza è assai forte, la tentazione di cercare scorciatoie può essere notevole. «Ma va evitata - aggiunge Lessona -. C’è una scuola italiana che funziona bene e si dà da fare. Poi è ovvio che in un corpo docente di 700 mila persona una certa percentuale di insegnanti scorretti ci sarà pure», aprendo la via a qualche trucchetto. «Noi però non ci sentiamo responsabili. Facciamo la nostra parte, pur essendo letteralmente massacrati dal Ministero. Pensi che da cinque anni i prezzi, nelle scuole elementari, sono bloccati. In una situazione del genere non conviene più investire. Per il 2007 la DeAgostini ha deciso, salvo in pochissimi casi, di non pubblicare novità per il primo ciclo di studi. E non siamo i soli. Così proprio nelle elementari cominciano a esserci meno libri. Non mi pare un gran risultato. E’ un depauperamento dell’offerta culturale, e non direi che faccia bene alla scuola». Stampa Articolo