Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  agosto 29 Mercoledì calendario

ROSARIA TALARICO

ROMA
Può un libro scadere come uno yogurt? Nel dibattito sul caro-libri, denunciato dalle associazioni dei consumatori (e minimizzato da quelle degli editori), un capitolo controverso è quello delle nuove edizioni. Cosa ci sarà mai da aggiornare in un libro di prima media sulla preistoria? Aggiungere qualche altra età oltre quella della pietra? Un problema che si intreccia con un altro, quello dello sforamento dei tetti di spesa previsti dal ministero, a cui le scuole dell’obbligo dovrebbero attenersi nella scelta dei libri.
Secondo Altroconsumo, in 2 mila classi (il 7% del totale) se ne fregano del decreto ministeriale che alle scuole medie impone una spesa di 280 euro (con una tolleranza del 10% si arriva a un massimo di 308 euro). Le scuole superiori, invece, non hanno più un tetto, perché è stato rimosso nell’anno 2004/2005 dall’allora ministro dell’Istruzione, Letizia Moratti. Per l’associazione dei consumatori non si è trattato della prima rilevazione. Già nel 2005 la campagna sullo sforamento dei tetti era culminata con la denuncia al Tar di una scuola di Milano, la Martinengo-Alvaro, costretta dal tribunale ad annullare il provvedimento di adozione dei libri. I controlli del ministero, secondo Altroconsumo, non sono incisivi e non esistono sanzioni in caso di mancato rispetto della legge. A tutto svantaggio delle tasche dei genitori, che non riescono neanche a compiere una banale operazione di risparmio: passare i libri dei figli maggiori ai più piccoli.
Il nemico si chiama «nuova edizione aggiornata». Un pericolo che rende i libri carta da macero. Anche ai mercatini dell’usato non si riescono più a vendere i vecchi testi superati da una nuova edizione. Il sospetto è che gli aggiornamenti siano minimi. Nei forum su Internet le rimostranze si sprecano. «La boiata è che quasi ogni anno escono con la ”nuova edizione”. In pratica due pagine in più, tanto per farti spendere soldi - scrive lo pseudonimo Recoil -. Basterebbe avere libri che durano qualche anno e così si può andare di usato e il ricambio "generazionale" non deve avvenire tutti gli anni». Altri, poi, invocano una modernizzazione, che permetta di scaricare i libri on-line: «Non dovrebbero più esserci i libri, ma dispense elettroniche».
L’Aie (Associazione italiana editori) nel 2000 aveva predisposto un «codice di autoregolamentazione del settore scolastico». Si scopre che la nuova edizione di un libro «deve caratterizzarsi per sostanziali aggiornamenti scientifici o didattici e comunque deve differire dalla precedente per almeno il 20% del testo e delle illustrazioni». Allora basta cambiare qualche foto per essere in regola? Nel forum «ChristinaAemiliana» ha le idee chiare: «La differenza tra le varie edizioni era praticamente inesistente, malgrado la scritta "edizione riveduta e ampliata". L’unico problema lo ebbi con un libro di versioni latine: per invogliare all’acquisto del volume fresco di stampa a ogni successiva uscita le versioni venivano mischiate così da rendere difficoltoso il lavoro dell’allievo che, trovandosi di fronte al compito "fate le versioni da 3 a 5 di pagina 46", doveva controllare quali fossero sul libro (nuovo) di un amico e cercarle nel proprio».
Un professore, che chiede l’anonimato, fa notare come «i libri sono omnicomprensivi. Raggiungono anche le mille pagine per una materia. Nessuno studente li leggerà mai. Servono agli insegnanti pigri, che trovano in quel tipo di testo tutto quello che serve. Io, invece, uso un testo di storia uguale dagli Anni 70».
D’altra parte, in Paesi come Usa e Svezia è normale utilizzare i libri in formato elettronico. Non a caso, la ricetta la fornisce un altro frequentatore del forum, «Clasprea»: «Meglio comprare un portatile e gli stessi libri in formato elettronico». L’Italia, invece, è prigioniera di una procedura farraginosa. I libri vengono proposti dall’insegnante nel consiglio di classe (di cui fanno parte i genitori, che sulla scelta però non mettono becco) e adottati dal collegio dei docenti. Ma di fatto è il prof a decidere.