???, la Repubblica 29/8/2007 (l’autore potrebbe essere la Bentivoglio), 29 agosto 2007
C´è il direttore d´orchestra tutto istinto e natura, che coglie la musica per adesione innata, poi coltivandola con tecnica e studio, e c´è quello più astratto e intellettuale, che fa uso di sapienza e cultura
C´è il direttore d´orchestra tutto istinto e natura, che coglie la musica per adesione innata, poi coltivandola con tecnica e studio, e c´è quello più astratto e intellettuale, che fa uso di sapienza e cultura. Questione di punti di partenza: testa o cuore. Musicista "naturale", Antonio Pappano prende il via dal cuore. Nato a Londra nel ´59 da una famiglia italiana e formatosi negli Stati Uniti, tra i campioni del podio della sua generazione è il più proiettato verso un futuro glorioso. A dire il vero di gloria ne ha già molta, però promette di volare anche più in alto. Non solo perché sta governando ottimamente uno dei massimi teatri europei, la Royal Opera House Covent Garden di Londra, di cui è direttore musicale dal 2002. Non solo perché "Tony" - così lo chiamano tutti - è guida (dal 2005) dell´Orchestra di Santa Cecilia di Roma, ruolo in cui sta coltivando, insieme alla sua anima italiana (le sue radici sono al Sud, a Castelfranco in Miscano, provincia di Benevento), un bel talento di direttore sinfonico oltre che operistico. Ma perché non ha i vezzi del divo, detesta mettersi in posa, non si fa fagocitare dal business, lavora come un matto e non è mai nervoso. genuino, goloso, mediterraneo (irresistibile il lessico anglo-beneventano che adotta per comunicare coi parenti) e sa farsi benvolere da chiunque. E in quell´universo di passioni estreme che è il teatro d´opera una personalità del genere è vincente. Uno dei cardini di questa sua disposizione al prossimo e alla vita lo rappresenta la moglie Pamela Bullock, detta "Pam", di professione pianista. Inseparabile dal marito, come spesso lo sono le consorti dei direttori d´orchestra, gli sta accanto senza invaderlo né sovrapporsi né pretendere controllo. Signora morbida nel gesto e vigorosa nel tono della voce (contrasto interessante), è un´americana di spiccato senso pratico, ben piantata nella concretezza del mondo. Eppure ha una presenza lieve, volatile, elegante. In fatto di musica Pappano dipende dal suo giudizio come dalla parte migliore di se stesso. «Ha un orecchio fantastico, più attendibile del mio», racconta nel salotto della loro casa di Passignano, magica dimora per le vacanze affacciata sulla distesa azzurra del Lago Trasimeno (ma la residenza "vera" è a Londra, nel quartiere di Hampstead). «Ed è straordinaria la sensibilità di Pam al fattore "tempo". Dopo una prova mi concede solo poche parole: troppo veloce quel passaggio, troppo lento… Un farmaco instillato a piccole dosi. Magari non sono d´accordo, ma poi elaboro e capisco che ha ragione lei. Ha un senso esatto di ciò che "suona naturale"». Le coppie di musicisti sono un mondo a parte, arduo da decifrare per chi non è divorato dalla vocazione. La musica è per loro base dell´intesa, codice profondo e unificante, corrente circolare di emozioni fuso con la sostanza stessa del rapporto. Così sono i Pappano, senza dubbio. Riferisce la bionda Pam, dall´altro lato del sofà, che si conobbero alla Lyric Opera di Chicago «a metà anni Ottanta. In principio eravamo amici, senz´altre implicazioni». Il suo destino, dice, è musicale da sempre: «A sei anni ho iniziato a studiare pianoforte, strumento in cui mi sono diplomata. Però non mi piaceva studiare da sola, né stare in palcoscenico: ciò che più m´interessava era il lavoro coi cantanti. Negli Stati Uniti ho preso un master come "maestro sostituto" (il pianista che prepara i cantanti per le opere, ndr), ed è questa la mia passione». Anche Pappano cominciò come maestro sostituto, e nel periodo di Chicago, prosegue la moglie, si rivelò subito tra loro «molta affinità di gusto e di rapporto con la musica. Si suonava per ore, si discuteva sui materiali musicali e nelle pause si mangiava insieme». Poi Pam si trasferì in Europa, collaborando per un paio d´anni a Monaco di Baviera con il grande Sawallisch, «ma con Tony continuammo a sentirci per telefono, senza perdere il contatto». Nei primi anni Novanta Pappano, divenuto direttore musicale dell´Opera della Monnaie di Bruxelles, le chiese di raggiungerlo per lavorare con lui. «Ci mettemmo insieme qualche mese dopo il mio arrivo, e passati due anni e mezzo decidemmo di sposarci, con cerimonia civile e pochi amici. Non volevamo clamori, niente feste. Per questo decidemmo di non avvertire i nostri genitori, e la mamma di Tony, molto legata alle tradizioni del Sud, quando lo seppe pianse per tre giorni». Spiega il marito che sono diversi: «Lei è quieta, riservata, anglosassone. Io chiassoso, espansivo, più italiano». «Diciamo pure che è esplosivo», incalza Pam. «A volte, confesso, lo spettacolo mi diverte». «Ma è il mio modo di essere, non uno show!», s´indispettisce lui ridendo. E tuttavia li uniscono analogie di background: «Abbiamo avuto entrambi famiglie che viaggiavano di continuo», segnala Tony. «I miei erano instancabili, prima in Italia, poi a Londra e in America, dove cambiarono tre case. E Pam, figlia di un pilota, è cresciuta tra i trasferimenti: dall´Oklahoma a Washington, poi in Inghilterra, in Illinois, in California… Siamo due zingari». Oggi che vivono a Londra e lui dirige il Covent Garden, Pam lavora meno, perché il marito ha considerato inopportuno darle in teatro una posizione fissa: « stato lo staff del Covent Garden a insistere perché collaborassi», dice lei. «Ho accettato di fare un paio di opere all´anno, una delle quali con Tony. E intanto collaboro con la Lyric Opera di Chicago per uno o due progetti a stagione, ogni volta allontanandomi da Tony per tre o quattro settimane. Avere questo spazio di lavoro indipendente è per me salutare». «Per me no!», si lamenta il marito. E insiste nell´affermare che il lavoro in coppia è un´esperienza fantastica: «Abbiamo un codice di comunicazione rapido e non legato alle parole. Pam capisce subito dai miei gesti e dalle mie espressioni ciò che vorrei ottenere dai cantanti, e lo traduce in modo molto espressivo al pianoforte. In più colma le mie lacune, dice loro ciò che io mi sono dimenticato di dire». «Tra noi non c´è solo la musica con tutto ciò che comporta: prove, spettacoli, commenti a casa, andare a cena dopo le recite con gli interpreti per parlare ancora», interviene la moglie. «Ci sono mille aspetti pratici: organizzazione dei programmi, calendari, dischi… La nostra vita è dominata dalla sua professione, che decide dove andiamo, che facciamo, dove abitiamo. Ora viviamo a Londra, Antonio ha un contratto fino al 2012. Ma dopo? Chissà. E´ un modo strano di vivere. C´è bisogno di solidità di mente e cuore». Non hanno avuto figli non per averlo deciso, ma perché non sono arrivati: «Mi rendo conto che sarebbe stato difficile essere buoni genitori con questo tipo di vita. Forse avremmo dovuto cambiare tutto». A Pam non sembra di aver sacrificato la sua storia di musicista per dedicarsi al successo del marito. «Certo, ho dovuto rinunciare a molto del lavoro che mi offrivano. Ma l´ho fatto perché ci piace veramente stare insieme. E poi trascorro la maggior del tempo ascoltando musica meravigliosa, seguendo prove e assistendo a spettacoli di altissimo livello. Sono fortunata». Che fa nel tempo che le resta? «Cammino, leggo. Adoro certe serie tivù, sono una "addicted" di "Boston Legals" e di "Desperate Housewives"». Quando non lavora con lui, Pam segue le prove di Tony «ascoltando a distanza». Quella distanza è importante, sostiene il maestro, «perché è proprio quello che non ho. Sono troppo immerso nella musica, anche emozionalmente». Si definisce ossessivo, maniacale, «in balìa del lavoro, che tendo a far coincidere con la vita. Al Covent Garden dirigo un´opera dopo l´altra, perciò devo studiare immense quantità di materiali. Dopo le prove arrivo a casa e spesso ascolto musica, non riesco a uscirne con la testa, o almeno così accadeva in passato. E´ stata Pam a farmi capire, negli anni, la necessità di pulire la mente mentre la musica continua a lavorare in me, a crescermi dentro. Ogni tanto bisogna avere il coraggio di staccare, fare altro, e anche la musica ne guadagna». Fare cosa per esempio? «Cucinare una pasta alla puttanesca, è un sugo che mi riesce bene. Leggere un libro, passeggiare. Fare un viaggio solo per il gusto di farlo. Di recente siamo stati a Las Vegas per vederne l´assurdità: ho giocato e ho vinto cinque dollari. Venire qui a Passignano. Vagare con lo sguardo sulla superficie del lago sapendo che a Londra mi aspetta l´intero ciclo dell´ "Anello del Nibelungo" di Wagner».