John Tierny, la Repubblica 29/8/2007, 29 agosto 2007
ATLANTA
Gli scimpanzè, accorgendosi della presenza degli esseri umani in un angolo del loro recinto, vengono da noi con le braccia tese e i palmi rivolti verso l´alto. il loro modo di chiederci una banana, e anche molte altre cose, come hanno scoperto i ricercatori del Centro Yerkes per la ricerca nazionale sui primati di Atlanta.
Quel semplice gesto, il palmo rivolto in alto, è uno dei segnali più antichi del mondo e si trova a tutte le latitudini. Viene attivato da circuiti neurali ereditati dagli antichi rettili, che si prostravano di fronte ad animali più grandi. Gli scimpanzè e altre scimmie, primi fra tutti gli esseri umani, lo adattarono usandolo per chiedere, oltre che cibo, anche forme di aiuto più astratte e dando così vita a un segnale di tipo nuovo, che secondo alcuni ricercatori è all´origine del linguaggio umano.
Se l´origine dell´eloquenza umana può essere ricondotta a un messaggio primitivo che significa «dammi», forse siamo creature sociali, che sono sopravvissute e hanno saputo prevalere su animali più forti di loro imparando a procurarsi la cooperazione degli altri. O forse semplicemente, nel profondo del nostro cuore, siamo tutti scansafatiche. Il significato del gesto è evidente, sia con un palmo solo, la tipica posa «Fratello, ce l´hai qualche moneta?» dei mendicanti di tutto il mondo, sia con tutti e due i palmi, la posa favorita dai predicatori, che sollecitano l´assistenza divina. O da un regista hollywoodiano esasperato che si alza dalla sedia coi palmi rivolti verso l´alto per implorare i suoi attori: «Datemi una mano, ragazzi!».
Il palmo rivolto in su è quello che l´antropologo David Givens, direttore del Centro per gli studi non verbali di Spokane, nello Stato di Washington, chiama un «sottoprodotto gestuale» dei circuiti del cervello che proteggevano i vertebrati milioni di anni fa. Di fronte a una minaccia, gli antichi lucertoloni istintivamente piegavano la spina dorsale e gli arti, schiacciando il corpo a terra e lanciando un segnale di sottomissione a un animale più grande. Questo accovacciarsi è l´opposto della posizione eretta e aggressiva, di uno stallone o di un gorilla che alzano il petto e la testa per sembrare più grandi. Di quell´accovacciarsi oggi negli esseri umani sopravvive l´alzata di spalle, con la testa che si abbassa e gli avambracci che ruotano rivolgendo in su il palmo delle mani. Per contro, la posizione eretta, di sfida, negli esseri umani persiste sotto forma di una rotazione degli avambracci e dei palmi delle mani nella direzione opposta.
Uno scimpanzè usa il gesto del palmo rivolto in su per chiedere ad altri suoi simili di dividere il cibo con lui, per domandare aiuto in un combattimento, per proporre di fare sesso o quando desidera una "seduta di spulciamento". «Queste osservazioni», dice Amy Pollick dell´Università di Emory, «ci hanno spinto a ipotizzare che i gesti avessero svolto la funzione di un gradino iniziale nella comunicazione tra i primi ominidi, forse l´embrione del linguaggio». Con l´evoluzione del linguaggio, gli esseri umani hanno cominciato a usare il gesto del palmo rivolto in su per esprimere concetti più complessi. Gli scimpanzè non sono altrettanto raffinati, ma sono in grado di capire il gesto «dammi» anche quando proviene da esseri che non appartengono alla loro specie.
«Guardando gli scimpanzè ho cominciato a pensare al palmo rivolto in su come ad una sorta di anello mancante della linguistica, ed è stato confortante pensare che avessimo ancora dei modi per comunicare con i nostri parenti», dice Frans de Waal dell´università di Emory.
(Copyright New York Times - La Repubblica. Traduzione di Fabio Galimberti)