Germano Bovolenta, La Gazzetta dello Sport 29/8/2007, 29 agosto 2007
Silvio Baldini era un giocatore scarso. «Ma così scarso che non avevo neppure un ruolo. Mi dissero: tu fai il jolly della difesa», racconta
Silvio Baldini era un giocatore scarso. «Ma così scarso che non avevo neppure un ruolo. Mi dissero: tu fai il jolly della difesa», racconta. La squadra è il Bagnone, vicino a Pontremoli, seconda categoria. Il presidente, Giovanni Cortesini, lo promuove allenatore. Silvio ha 26 anni, il Bagnone gioca bene e «fa il salto di qualità ». Silvio è un bravo tecnico e diventa «anche» professore di educazione fisica e poi allenatore in seconda della Massese. LA MONTAGNA Baldini è di Massa, città del marmo. Famiglia non ricca. «Mio nonno aveva un’osteria, mio padre per sbarcare il lunario accompagnava un cieco nei suoi pellegrinaggi da Massa Carrara a Parma a Reggio Emilia. Io sono diventato quello che sono diventato per una questione geografica». La montagna da una parte, il mare dall’altra. La sua casa in mezzo, schiacciata. «Per liberarmi dovevo trovare una via di fuga». La cerca nell’insegnamento, a scuola. Non basta e così insegue il calcio. A Massa, in C2, la prima squalifica. Sei mesi, poi ridotti a tre: guidava la squadra (dalla panchina) senza patentino. Ma prosegue: Forte dei Marmi, Viareggio, ancora Massese, Siena, Carrarese, Chievo, Brescia, Empoli. Poi Palermo, Parma, Lecce e domenica esordio con il Catania. Quando arriva in serie A con l’Empoli, gli chiedono: signor Baldini, a chi si ispira? Ti aspetti Sacchi, Lippi, Capello, magari Orrico. Ma lui: «A ’mi babbo e ’mi mamma». L’interlocutore è perplesso: dài Baldini... E lui: «Ho detto: ’mi babbo e ’mi mamma. Sono loro che mi hanno insegnato tutto. Il comportamento, la serietà sul lavoro, l’educazione, il rispetto. Ho sempre fatto quello che mi hanno detto e mi sono sempre trovato bene ». Quindi nessun punto di riferimento professionale? «Quello sì. Marco Tardelli. Forte, aggressivo, intelligente, rabbioso: l’immagine del calcio moderno». Tardelli è della Garfagnana, Baldini parla spesso di quel posto di funghi, di boschi e colombacci. Toscano, toscanaccio, un po’ anarchico, molto incazzoso. S’incendia e poi si pente e prega. Chi gli vuole bene, e sono tanti, anche dopo il calcio in culo a Di Carlo, dice: è un cuore d’oro, buonissimo. Ma è troppo sincero e troppo impulsivo. CACCIATORE Sposato con Paola, tre figli: Valentina, Mattia e Nicolò. Ha detto: io sono tutto casa e campo. E bosco. E’ un cacciatore e non lo nasconde. Altri allenatori (e giocatori) frequentano con fucili e cartuccere riserve e valli e campagne, ma dicono: ci piace camminare e guardare e ammirare in silenzio il volo degli uccelli. Lui spara, ha una buona mira. E colpisce anche a parole, va giù duro. Come quella volta a Brescia con Corioni. «Pensavo di aver a che fare con uomini e invece avevo solo calciatori. Sono disposto a restare solo se si farà piazza pulita. Non potrei ripartire con giocatori dei quali non mi fido più». Ciao, Silvio. E a Palermo, con Zamparini. Randellate verbali: «Il presidente ha detto delle cazzate». Licenziamento in tronco. Baldini vs Zamparini: fumo, fuochi e saluti finali. Ma lui, Silvio, i giocatori buoni e seri, quelli tipo Filippo Galli (a Brescia), li difende e li porta in processione. Ama il suo calcio e i suoi uomini. Li fa allenare anche con le pinne in piscina per rinforzare il tono. «Non abbiate vergogna: se qualcuno non sa nuotare, è giusto che metta il ciambellone». E’ psicologo e rassicurante. E’, diciamolo, pure sboccato. Ma parla di gioia e di fede e, a Palermo, va in meditazione al santuario di Santa Rosalia sul monte Pellegrino. Arriva a Lecce e dice: «Qui ho trovato una squadra che ha paura, ha smarrito la gioia di fare calcio. Ma il pallone porta allegria, non paura: i calciatori devono pensare che tutti i bambini sognano di diventare giocatori di serie A. Può avere paura chi è gravemente malato. O chi non riesce a guadagnare per mangiare...». LA BOXE Baldini non trasmette ansie. Incontra la Juve e il Milan e dice: «Preoccupato? E di cosa devo preoccuparmi? Della Juve, del Milan? E’ un onore giocarci contro. Avevo più timori quando si giocava Forte dei Marmi-Camaiore». Ancora sui giocatori: «Io non ho copiato niente da nessuno, le mie squadre nascono dal confronto con i giocatori. Non faccio stage all’estero, non seguo il calcio internazionale. Preparo ogni partita studiando due videocassette degli avversari». In tv vede la boxe, i match, tutti. E si emoziona quando i pugili se le danno fino all’ultimo, con sportività. Però toglie il saluto al suo amico Spalletti quando l’Udinese non si «ferma» dopo il ko al derelitto Parma. Corsi e ricorsi: lui, domenica a Parma, non si ferma agli insulti e colpisce Mimmo Di Carlo. CONTROTENDENZA Hanno detto e scritto: personaggio in controtendenza. Perché nel calcio dei nani, dei videofonini e delle ballerine parla d’altro. Silvio dice: «Il "machismo" dilagante mi disgusta. Oggi senza tre amanti non sei uomo: ma scherziamo? Io sono fedele a mia moglie da sempre e ne sono fiero». Gira con un fuoristrada superaccessoriato «perché mi piace andare a caccia e ci vuole un’auto adatta». Veste casual: camicia, jeans e scarpe normali, fa le vacanze al mare di casa sua, Marina di Massa. E dice: «Io sono allenatore e continuerò a lavorare come allenatore. Sempre. Anche all’estero, a pane e acqua, anche gratis, perché la mia vita è insegnare calcio». Calcio, Baldini. Mica calci.