Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  agosto 29 Mercoledì calendario

I problemi cha la Cina sta causando al mondo sono tanti. Per ogni articolo acquistato a basso costo si consolida la politica di sfruttamento dei lavoratori (inclusi donne e minori), si consolida l’inquinamento (provocato dal Paese più inquinante del mondo), si violano i più elementari principi di qualità, e si inviano soldi a una economia cresciuta sul malessere dei cittadini, riducendo le possibilità di lavoro in Italia e in generale nella Comunità europea

I problemi cha la Cina sta causando al mondo sono tanti. Per ogni articolo acquistato a basso costo si consolida la politica di sfruttamento dei lavoratori (inclusi donne e minori), si consolida l’inquinamento (provocato dal Paese più inquinante del mondo), si violano i più elementari principi di qualità, e si inviano soldi a una economia cresciuta sul malessere dei cittadini, riducendo le possibilità di lavoro in Italia e in generale nella Comunità europea. Qual è il suo pensiero in proposito? Oscar A. Mignone oscar.mignone@ wparsonsbg.com Caro Mignone, so che la Cina può rappresentare in molti casi un concorrente «sleale» e che il suo sistema politico rimane, in materia di diritti umani, poliziesco e repressivo. Ma vi sono dati di cui ogni osservatore dovrebbe tenere conto. Proverò a elencarne alcuni. Sfruttamento dei lavoratori. Ecco alcune cifre interessanti. Lo sviluppo è certamente ineguale e la disoccupazione colpisce probabilmente il 23% della forza lavoro, vale a dire circa 170 milioni di persone. Ma il reddito medio pro capite a Shanghai supera i 15.000 dollari ed è dieci volte più grande di quello di numerose campagne. Questi dati spiegano i frequenti torbidi sociali degli scorsi anni. Vi sono state migliaia di insurrezioni contadine contro l’esproprio di terreni agricoli per usi industriali. E vi sono stati scioperi sempre più frequenti: dai 1.909 del 1994 ai 22.600 del 2003. Ma vi è anche una classe media che si è andata progressivamente allargando e che conta oggi qualche centinaio di milioni di persone. Come vede, il quadro è molto vario ed è complessivamente molto più positivo di quanto non fosse prima delle grandi riforme modernizzatrici di Deng Xiaoping. Effetti dell’economia cinese sull’economia mondiale. certamente vero che le importazioni cinesi a buon mercato hanno creato serie difficoltà ad alcuni settori dell’industria europea e americana. Ma hanno dato un formidabile contributo al controllo dell’inflazione e considerevolmente alleviato le ristrettezze economiche dei ceti più poveri. Il 70% dei prodotti venduti da Wal-Mart, la maggiore catena commerciale del mondo, è cinese. La percentuale non sarebbe così alta se quei prodotti non rispondessero alle necessità dei consumatori. Vi sono poi altri continenti (Africa e America Latina) in cui la Cina, grande compratrice di petrolio e materie prime, è ormai un importante partner economico. Qualità del prodotto. Sappiamo che il «made in China» può essere copiato, scadente e in alcuni casi (penso tra l’altro agli scandali dei dentifrici e dei giocattoli) addirittura pericoloso e nocivo. Ma l’aspetto più interessante nelle vicende di queste ultime settimane è la prontezza con cui il governo cinese ha cercato di dare una risposta credibile (maggiori controlli, rafforzamento dell’autorità di sorveglianza) ai timori dell’opinione mondiale. Inquinamento. Oggi sono gli Stati Uniti, non la Cina, i maggiori responsabili dell’inquinamento mondiale (il 25% delle emissioni nocive è americano), ma è molto probabile che questo primato negativo passi rapidamente a Pechino. Dobbiamo quindi fare pressioni sulla Cina perché metta ordine nella sua casa. Ma saremo tanto più efficaci e convincenti quanto più dimostreremo di saper fare altrettanto a casa nostra. Condizioni del cittadino cinese. La dissidenza è punita e le condanne a morte sono frequenti (non meno di mille all’anno quelle ufficialmente riconosciute). I mezzi d’informazione sono soggetti a un regime di sorveglianza speciale. La navigazione su Internet si scontra con una serie di «blocchi stradali». Ma una riforma del sistema giudiziario ha introdotto nella macchina della giustizia un po’ di garantismo. La gente parla, le idee circolano, i corrispondenti stranieri viaggiano, gli studiosi osano dare interviste che sarebbero state, una generazione fa, difficilmente immaginabili. Chi propone d’infliggere alla Cina particolari sanzioni giuridiche e morali, dovrebbe confrontare le condizioni del cittadino cinese oggi con quelle dell’epoca di Mao. E dovrebbe chiedersi quali sarebbero le sue condizioni di domani se il graduale inserimento della Cina nella economia mondiale venisse bruscamente arrestato.