Giuseppina Manin, Corriere della Sera 28/8/2007, pagina 41., 28 agosto 2007
Elvira, moglie di Giacomo Puccini, accusò la servetta Doria Manfredi di essere l’amante del marito: disse di averli colti in flagrante e in seguito a ciò la licenziò
Elvira, moglie di Giacomo Puccini, accusò la servetta Doria Manfredi di essere l’amante del marito: disse di averli colti in flagrante e in seguito a ciò la licenziò. Per la vergogna, la giovinetta mandò giù tre pastiglie di sublimato corrosivo, un veleno micidiale che la straziò per cinque giorni, facendola urlare di dolore fino alla morte, che arrivò il 23 gennaio 1909. Con sorpresa il medico che fece l’autopsia scoprì che Doria era ancora vergine e dunque non poteva essere l’amante del compositore. I Manfredi andarono in tribunale e la moglie di Puccini fu condannata a cinque mesi e cinque giorni di carcere. Pena che non scontò, perché il compositore offrì alla famiglia della morta 12 mila lire e il caso fu archiviato. Adesso si è scoperto che l’amante di Puccini era una Giulia Manfredi, cugina della servetta, ostessa nel locale "La terrazza di Emilio", una stamberga su palafitte sul lago di Massaciuccoli, dove il compositore andava spesso. Giulia Manfredi era un donnone alto un metro e 80, che andava a caccia e sapeva sparare come un uomo. Puccini si è ispirato a lei per Minnie, protagonista de "La fanciulla del West". La giovane Doria sapeva della relazione e tra loro faceva solo da messaggera d’amore. Proprio sentendola confabulare e bisbigliare col marito a Elvira venne l’idea che i due fossero amanti, e una sera intravedendo lui avvinghiato a una donna in giardino concluse che si trattasse proprio di Doria. Resa pubblica la faccenda, la servetta non ebbe coraggio di dire la verità temendo di infangare ancor di più la famiglia e preferì togliersi la vita. Dopo la tragedia la storia tra Puccini e la Manfredi non finì: i due continuarono a scriversi, amarsi e vedersi tanto che nel 1923 nacque anche un figlio, Antonio, che lei dette a balia a Pisa.