Giornali Vari, 11 agosto 2007
Anno IV - Centottantunesima settimanaDal 6 all’11 agosto 2007Borse Quello che si temeva alla fine è accaduto: giovedì 9 agosto le Borse di tutto il mondo sono pesantemente andate giù e venerdì 10 sono andate ancora più giù
Anno IV - Centottantunesima settimana
Dal 6 all’11 agosto 2007
Borse Quello che si temeva alla fine è accaduto: giovedì 9 agosto le Borse di tutto il mondo sono pesantemente andate giù e venerdì 10 sono andate ancora più giù. Il Ferragosto ci obbliga a consegnare questo articolo prima di lunedì 13, a questo punto data assai interessante. Ma anche se ci fosse un qualche recupero, o almeno una tenuta, la situazione non potrebbe considerarsi risolta. Le ultime informazioni dicono che la quantità di mutui subprime insaccate in obbligazioni ammontano a 650 miliardi di euro. La cifra è molto grande, ma quel che è peggio è che non si è sicuri neanche di questa dimensione. E non si è sicuri, in genere, della dimensione globale dei titoli cosiddetti derivati, quei prodotti finanziari che non rappresentano un bene, ma per esempio un impegno a vendere/comprare a scadenza oppure una scommessa su un certo andamento di un indice di Borsa oppure un’assicurazione contro un aumento del tasso di interesse (per dire solo di quelli semplici). Insomma prodotti finanziari costruiti su altra finanza, carta su carta su carta su carta in una scala infinita che può addensare su un bene di valore 10 una montagna di obblighi finanziari pari magari a mille. Quanta roba di questo genere circola? E quante sono le salsicce che sono state servite dal 2001 a oggi al pubblico ignaro e anche al pubblico che non avrebbe dovuto essere ignaro? Anche qui: mistero. La caduta di giovedì è cominciata infatti dall’annuncio di Paribas - la banca francese più importante, quella che nel 2005 vinse la guerra dei furbetti comprando la Bnl - che tre suoi fondi di investimento erano «congelati». Il «congelamento» significava questo: se i disgraziati clienti che li avevano comprati si fossero presentati in banca a chiedere il rimborso, la banca avrebbe risposto: «Lì non ci sono più soldi». Cioè il loro valore era sceso a zero. Dentro, c’era un buon terzo di mutui subprime probabilmente insalsicciati con altra roba poco indigesta (700 milioni su attività per un miliardo e sei). Purtroppo le agenzie internazionali avevano dato a questi fondi la più alta delle valutazioni, cioè li consideravano poco diversi da un Bot. Segno che nemmeno gli esperti hanno ormai idea di quello che circola. In due giorni - giovedì e venerdì -, a seguito del minicrac Paribas, il valore di tutte le azioni in Europa è sceso di 220 miliardi di euro. Le banche centrali di tutto il mondo - e specialmente quella europea, la Bce - si sono messe a comprare per sostenere i prezzi. La Bce ha tirato fuori 270 miliardi di euro in due giorni. Somme minori, ma non insignificanti, hanno messo sul tavolo, allo stesso scopo, le banche centrali americana, canadese, australiana, giapponese. La ragione è evidente: tutto il sistema del credito è in pericolo. In America la Sec ha messo sotto inchiesta Goldman Sachs e Merryl Linch, sospettate di perdite molto ingenti. Countrywide, leader nel mercato dei mutui, ha fatto sapere di aver subito «perdite senza precedenti». I banchieri italiani, da Profumo in giù, hanno rilasciato ampie dichiarazioni rassicuranti: «Nel nostro patrimonio, quella roba lì praticamente non c’è». Speriamo. Milano, venerdì, è andata male e Alberto Statera su Repubblica ha scritto che le banche italiane sono esposte - con roba di carta che si spera buona - per seimila miliardi di euro. Quattro volte il pil del Paese.
Valentino Rossi Valentino Rossi possiede otto automobili (due Porsche, una Bmw M5, una Bmw M3, una Mini Cooper, una Mitsubishi, un Mercedes Sprinter e una Fiat), quattro case (una a Tavullia, una a Londra, una a Ibiza, una a Milano), un marchio di moda (Imatra), uno yacht (un Pershing 50 battezzato Titilla e ribattezato poi col suo numero di gara 46+4: non è intestato a lui, ma è «riconducibile a lui»). Ha inoltre guadagnato - nel solo periodo 2000-2004 - 58 milioni 950.311 euro. Su tutto questo ha pagato poco o niente di tasse col sistema piuttosto recente di dichiararsi residente a Londra, ma non cittadino inglese. In questo modo ha accontentato la regina Elisabetta con qualche milione e ha lasciato a bocca asciutta lo Stato italiano. Il nostro fisco però se n’è accorto e ha cominciato la contestazione, che è anche penale. Il famoso campione rischia fino a tre anni di galera e il versamento - tra sanzioni, imponibile Irpef evaso, Iva e Irap non pagata - di 112 milioni di euro. Ma non è affatto detto che il fisco italiano la spunti: Valentino non ha usato un paradiso fiscale, ma le leggi di uno stato dell’Unione europea. Se il campione ha formalmente adempiuto a tutto quello che è previsto, sarà difficile metterlo all’angolo. Anzi, il caso rischia di sollevare un contenzioso internazionale tra l’Inghilterra e l’Italia, che insistendo metterebbe in mora la legge di un paese con cui esistono convenzioni e accordi. Anche l’altro nostro campione di motociclismo, Loris Capirossi, ha ricevuto da quelli delle tasse una contestazione analoga, per un milione e 300 mila euro. Qui però il contenzioso risale al 1995, anno dal quale il fisco e il nostro campione (residente a Montecarlo) disputano intorno a dodici milioni di entrate. Nella lite in corso, le commissioni tributarie hanno finora dato torto a Capirossi.
Democristiani Mastella ha sempre detto che, piuttosto di subire il referendum sulla legge elettorale, avrebbe fatto cadere il governo, provocato le elezioni anticipate e guadagnato così un anno di tempo. La settimana scorsa se n’è uscito invece con l’annuncio che il referendum, a questo punto, non è più un pericolo, che si faccia pure, tanto lui rifonderà un partito cattolico di centro - una simil-Dc - unendosi con Casini e forse, addirittura, con l’odiato Di Pietro. La cosa va presa molto sul serio perché Casini gli ha fatto eco nel solito modo contorto, ma tutto sommato favorevole. Pezzotta - tirato per la manica a unirsi nell’impresa - ha per ora detto di no. Ma insomma dopo l’estate, oltre alla nascita del Partito democratico e della Cosa rossa, dovrebbe esserci anche quella di questo nuovo soggetto, capace di un dieci per cento di consensi e quindi in grado di superare gli sbarramenti della legge elettorale post-referendum. È la Lega adesso ad annunciare fuoco e fiamme per impedire la consultazione. Ma non si direbbe che Bossi e i suoi abbiano la forza per fermare i troppi treni che si sono messi in movimento.
Valigie Fiumicino è andata in tilt la settimana scorsa, vigilia di Ferragosto, al punto che il presidente dell’Enac - Ente Nazionale Aviazione Civile, che dovrebbe tenere in pugno l’organizzazione dell’aeroporto - ha accusato i lavoratori dell’aeroporto di sabotaggio. Dieci ispettori mandati a vedere hanno verificato invece che non si tratta di sabotaggio, ma di tecnologie antiquate e personale scarso e troppo precario. Il normale via vai invernale impone di gestire 12 mila bagagli l’ora, In luglio e in agosto pacchi e valigie diventano 110 mila l’ora e il sistema è saltato. Colpevoli: soprattutto i padroni delle tante società che si sono fatte appaltare i servizi aeroportuali e che hanno incassato finora fior di dividendi tentando di mettere in investimenti la minor quantità possibile di soldi. Nomi anche grossi: Romiti, i Sensi, i Falck, le sorelle Koplowitz, da poco anche i Benetton.
Carcere Corrado Avaro, che il 15 luglio uccise a Pinerolo una ragazza di 16 anni guidando ubriaco (gli avevano ritirato la patente due volte), è stato scarcerato dal giudice, che l’ha mandato ai domiciliari. Luca Delfino, da Genova, sospettato di aver sgozzato la sua ex Luciana Biggi, è stato lasciato in circolazione e ha così ammazzato a coltellate Maria Antonietta Multari, che intendeva dargli il benservito.