Marina Verna, La Stampa 28/8/2007, 28 agosto 2007
La prima volta che lo vide lui la spinse villanamente in un angolo della camera oscura. Lo trovò profondamente sgradevole
La prima volta che lo vide lui la spinse villanamente in un angolo della camera oscura. Lo trovò profondamente sgradevole. Si era presentato come Johnny. Solo anni dopo, da una foto segnaletica sui giornali dopo l’uccisione di tre agenti segreti a Parigi, Magdalena Kopp scoprì chi era in realtà: il superterrorista Carlos. Lo sciacallo. Questa agnizione non le impedì di diventare anni dopo la sua amante, condividere con lui viaggi e rischi, finire in galera, dargli una figlia e sposarlo. Poi fu lui a essere catturato - in Sudan nel 1994 - e condannato. Ora sconta l’ergastolo a Parigi e lei è tornata dove a vent’anni era scappata per sete di vita: Ulm, cittadina nel Baden-Wuerttemberg. Magdalena ha scritto un libro autobiografico - «Gli anni del terrore. La mia vita con Carlos» - e rilasciato a Bild un’intervista-confessione su come sia finita impigliata in una storia di cui oggi non capisce più il senso. «Innamorata? Lui mi ha semplicemente presa. Mise la pistola sul comodino e passò la notte con me. Un atto sessuale senza emozioni, quasi una violenza. Oggi non so più che cosa trovassi di affascinante in lui. Era un macho e un killer. Un Giano bifronte: un momento galante, l’attimo dopo iroso, brutale». Lei - figlia di un impiegato postale e di una cameriera - era ampiamente coinvolta nell’estrema sinistra. Lasciata la sonnacchiosa Ulm con un diploma di fotografa, era approdata a Francoforte via Berlino Ovest, aveva trovato un posto presso l’editore «Roter Stern», Stella Rossa, e frequentava rivoluzionari, tra i quali il futuro ministro degli Esteri nonché vicecancelliere Joschka Fischer. Faceva lavoretti da fiancheggiatrice, falsificava patenti spagnole per l’Eta. Una volta la mandarono a Londra ad allestire una camera oscura. Non le dissero per chi, scoprì più tardi che era per una cellula del Fronte per la Liberazione della Palestina. Fu in quell’occasione che conobbe «Johnny», il marxista venezuelano, rotondetto e col naso adunco. Non lo rivide per anni né seppe nulla di lui, fino al giugno 1975, quando lo riconobbe nella foto «e un brivido freddo mi corse lungo la schiena. Pensai: con un uomo così brutale non voglio avere nulla a che fare». L’avrebbe invece incontrato una seconda volta. Sei mesi dopo i fatti di Parigi era andata in un campo di addestramento dell’Olp nel Sud dello Yemen. L’istruttore era Carlos. «Mi piaceva il suo modo di presentarsi: un uomo fiero e spavaldo. Non aveva paura di nulla e di nessuno, ma tutti avevano paura di lui». Finito il campo, lui le chiese di raggiungerlo a Baghdad, dove viveva protetto dai servizi iracheni. Magdalena accettò: «Quell’uomo conosce benissimo l’arte della seduzione e della manipolazione. Mi chiamava la sua vacca. Lo fece scrivere persino sulla mia torta di compleanno: "auguri alla mia vacca". Oggi gliela spiaccicherei in faccia, allora non dissi nulla». Vissero clandestini tra Libia, Ungheria e Ddr, finché nel 1982 Carlos la spinse a parcheggiare un’autobomba in una strada di Parigi. «Per grazia di Dio non scoppiò», dice lei oggi. La catturarono e la condannarono a quattro anni di carcere. Quando uscì, tornò da Carlos: «Ero in libertà da qualche settimana e vivevo a Ulm, quando una notte mi telefonò. Disse solo "how are you?", come stai?, ma io sapevo che cosa intendesse e volai a Damasco. Se non l’avessi fatto, mi avrebbe tormentata». Visse con lui ma si dissociò dal terrorismo. Nacque una figlia, si sposarono. «Poco prima di essere arrestato andò in Libano a far registrare il nostro matrimonio. Secondo il diritto islamico non occorre che la donna sia presente, non ha comunque nulla da dire. Tornò con l’anello e disse: anche questa è fatta». Magdalena Kopp non è mai andata a trovarlo in carcere. «Abbiamo divorziato subito, lui si è risposato due volte: con una palestinese, poi con la sua avvocatessa francese». Lei vive a Ulm, dove fa il doposcuola a figli di emigranti e conduce con la figlia - Rosa, 21 anni - quell’esistenza piccolo borghese che tanto aborriva. «Gli anni con Carlos mi hanno distrutto la vita. Eppure non ero accecata ideologicamente. Ero solo una grandissima ingenua». Rosa sa chi è suo padre: ogni anno, per il compleanno, le arriva un biglietto di auguri da Parigi.