Massimo Livi Bacci, la Repubblica 28/8/2007, 28 agosto 2007
Entro la fine del 2025 la Cina avrà passato all´India lo scettro di paese più popoloso del mondo: un exploit notevole se si pensa che oggi gli indiani sono 200 milioni in meno dei cinesi
Entro la fine del 2025 la Cina avrà passato all´India lo scettro di paese più popoloso del mondo: un exploit notevole se si pensa che oggi gli indiani sono 200 milioni in meno dei cinesi. Ma non basta, perché qualche anno dopo, verso il 2030, la popolazione cinese comincerà a declinare, seppure lentamente. Si saranno così realizzati, anche se in ritardo, gli obbiettivi che i governanti si erano proposti nel 1980, quando fu inaugurata la politica del figlio unico, e la Cina sarà il primo paese "povero" al mondo a passare dalla crescita tumultuosa della seconda metà del ´900 al declino. C´è da rallegrarsi: un buon quinto dell´umanità ha disinnescato la pressione demografica sull´ambiente e sulle risorse non rinnovabili che, tuttavia, sono sotto stress soprattutto per la crescita dell´economia (10 per cento all´anno) che è venti volte più veloce di quella della popolazione. La brusca frenata della natalità (scesa da cinque figli per donna all´inizio degli anni ´70 a meno di 2 verso il 1990) ha coadiuvato la crescita economica: famiglie più snelle, più donne al lavoro, più risparmio e più consumo, meno bambini e migliore istruzione, meno giovani che entrano nella vita attiva, ma assai più preparati e molto più produttivi che in passato. Il successo demografico non è, però, senza vigorosi contraccolpi che preoccupano assai per i loro effetti economici, sociali e politici. Perché la frenata della natalità significa un altrettanto rapido processo d´invecchiamento: la popolazione con più di 65 anni, oggi di circa 100 milioni, passerà a 330 milioni nel 2050, quasi un quarto della popolazione totale. vero che verso quella data la quota degli anziani in Europa sarà intorno al 30 per cento, ma quel che da noi si sarà compiuto gradualmente, nel corso di oltre un secolo, in Cina viene compresso in pochi decenni: poco tempo per metabolizzare un cambiamento di tal fatta. In Cina, nelle aree rurali (che comprendono il 70 per cento della popolazione) il sistema sanitario cooperativo basato su una rete di presidi gratuiti si è disintegrato con le riforme economiche degli anni ´80, ed i costi delle cure mediche sono diventati insostenibili per gran parte della popolazione anziana. Questo è solo un aspetto del più complesso problema della sicurezza sociale nelle campagne; in queste non esiste un sistema pensionistico e gli anziani si mantengono lavorando o col sostegno dei familiari, o con i risparmi accumulati. Da un´indagine del 2004 risulta che dei 155 milioni di persone con più di 60 anni, 34 milioni avevano come risorsa principale il lavoro, 41 milioni (soprattutto nelle aree urbane) una pensione, ed i residui 80 milioni un trasferimento privato (quasi sempre da familiari). Tradizionalmente il sostegno degli anziani ricadeva sui figli maschi, ma coloro che supereranno i 60 anni a partire dal 2020, di figli maschi ne avranno avuto uno oppure nessuno. Inoltre l´emigrazione verso le città – che hanno guadagnato circa 100 milioni di persone negli anni ´90 – ha sottratto giovani uomini alle aree rurali, allontanandoli di migliaia di chilometri dai villaggi di origine, indebolendo così la solidarietà familiare. Perciò la rapida espansione della popolazione anziana – in assenza di un sistema di protezione sociale – costituisce, forse, il maggior problema politico-sociale del paese. Un ministro ha amaramente commentato che la Cina è "l´unico paese ad avere la sfortuna di subire un processo di invec- chiamento prima di essere diventato ricco". La demografia, acceleratore dello sviluppo negli ultimi decenni, ne sarà il freno in quelli futuri. La revisione della politica del "figlio unico" è un altro ricorrente motivo di discussione e preoccupazione, nonostante il governo non dia segni di volere intervenire. La politica è in atto dal 1980; essa mirava ad imprimere una brusca frenata alla crescita, imponendo penalità alle coppie che disattendevano la prescrizione di avere un solo figlio e concedendo incentivi a chi la rispettava. Dopo forti proteste nelle campagne, le norme vennero riviste nel 1984 per eliminarne alcune rigidità e tali sono rimaste. Nelle quattro grandi aree metropolitane e in altre due delle 31 unità provinciali vale, quasi senza eccezioni, la prescrizione del figlio unico; in 19 province le coppie residenti nelle campagne possono avere un secondo figlio se il primo è femmina, mentre nelle residue 6 unità provinciali con forti minoranze etniche il limite è di due figli. Eccezioni ci sono per i figli di martiri della rivoluzione; quando muoia il primogenito; per i cinesi che rimpatriano; per le coppie a un secondo matrimonio; per le coppie in cui ambo i coniugi sono figli unici. Nella realtà, poi, le politiche hanno complesse varianti locali, addirittura in ciascuna delle 400 e più prefetture, ma le linee generali sono quelle sopra ricordate. In caso di rispetto integrale di queste norme, le coppie cinesi avrebbero circa 1,5 figli in media; nella realtà il numero medio è di 1,7-1,8. Le ragioni per rilassare la politica sono varie. C´è una contraddizione – per ora sotto controllo – tra la liberalizzazione dei comportamenti economici e sociali e le rigide prescrizioni riproduttive che potrebbe esplodere in forme di protesta diffuse. Inoltre un addolcimento della politica – per esempio porre il limite a due figli – determinerebbe una ripresa della natalità e un rallentamento del processo d´invecchiamento, portando più benefici che problemi. Infine, l´attuale politica induce una coppia rurale su cinque, nel caso il primogenito sia femmina, a ricorrere alla determinazione precoce del sesso ed all´aborto selettivo dell´embrione se femmina, nell´intento di avere un secondogenito maschio. Questo meccanismo è alla base dell´abnorme rapporto dei sessi alla nascita (118 neonati, anziché 105-107, per 100 neonate) e di un deficit annuo di bambine "non nate" che si aggira attorno al mezzo milione all´anno. Una gran brutta macchia per un paese con una pessima pagella in tema di diritti umani.