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 2007  agosto 28 Martedì calendario

AL NOSTRO INVIATO

GARLASCO - Una comune busta di plastica da supermercato, con dentro abiti da donna insanguinati e scarpe, sempre da donna, è stata portata sui tavoli del laboratorio dei Ris, la Scientifica dei carabinieri. I tecnici sono già al lavoro e alcuni (nonostante si affidino alla scienza) pregano che la lunga permanenza in acqua di camicette e sandali non abbia danneggiato troppo questo reperto. Il caso dell´omicidio di Chiara Poggi si arricchisce di una nuova, inedita e, ci si augura negli uffici giudiziari, importante pista.
Per comprendere come mai gli investigatori stiano aspettando con crescente interesse i difficili esami su questi abiti bisogna avere la pazienza di seguire il percorso di una roggia, che da queste parti si chiama "cavo", un canale che serve per irrigare i campi. Su questa roggia s´era già calato a curiosare, inutilmente, più d´un cronista. Costeggia infatti via Pavia, e cioè lo stradone sul quale si affaccia via Pascoli, oggi chiusa con le transenne: perché qui c´è il gruppo delle nove villette, divise su due lati, compresa quella del delitto di Chiara Poggi (la terza sul lato destro). Trenta passi ed ecco le acque di questa roggia, che scorrono abbastanza veloci e lasciano Garlasco e, non lontano dalla statale 596, rotolano lungo campi di fieno, mais e cascine.
Il "cavo" acquatico prosegue, superando la cascina Miradolo. Sfiora Groppello Cairoli, dove va a rifugiarsi talvolta la famiglia Poggi, nell´attesa di rientrare là dove Chiara è stata uccisa. Passa sotto l´autostrada Milano-Genova e continua verso la provinciale 193. Ma – ecco il destino che ci mette forse una zampa – tra una frazione di Zinasco e Villanova d´Ardenghi, sabato passa un agricoltore. Ha letto i giornali, visto le tv, qua non si parla d´altro che dell´omicidio di una brava ragazza. Invece di lasciar perdere, perché quei canali portano di tutto, quando vede quella borsa galleggiare, la blocca. La tira a riva con cautela. E, quando vede il contenuto, chiama il 113 e i poliziotti, a loro volta, esaminano e chiamano i "cugini" carabinieri. Perché sui vestiti – una camicetta, due canottiere, un paio di pantaloni - ci sono alcune macchie che, all´occhio esperto di chi ha a che fare con le indagini, sembrano di sangue. Soprattutto una delle canottiere e i pantaloni hanno attirato l´attenzione dei detective. Siamo a circa nove chilometri da Garlasco e perciò ai marescialli al comando del colonnello Giancarlo Sangiuliani e del capitano Gennaro Cassese non resta che ripercorrere la via acquatica della busta.
Dentro non c´era l´arma del delitto, ma – se le indagini confermeranno che questi reperti sono legati alla scena del crimine del 13 agosto – non si può affatto escludere che, nel fango, in un angolo, sotto una pietra, ci sia l´oggetto misterioso che ha tolto la vita a Chiara. Questi canali d´irrigazione, che arrivano dal Ticino, e dunque dal lago Maggiore, scorrono verso sud, servono per irrigare le risaie e, grazie a un sistema di chiuse (« la nostra Amsterdam», si dice da queste parti) possono essere gonfiati d´acqua o messi in secca. Indizi, certo: nulla più che indizi, per ora. Ma nel mare di tracce e suggestioni che appaiono non raramente confusi, questa è la traccia maestra, tant´è vero che i Ris hanno fatto, nella mattinata, poco prima di incontrarsi con il pm Rosa Muscio e con il procuratore capo Alfonso Lauro, una nuova ispezione alla villetta e si sono avvicinati alle acque limpide della roggia. probabile che ci tornino anche nei prossimi giorni, alla ricerca di indizi.
Anche perché gli abiti da donna rappresentano una conferma a una delle prime ipotesi, quella di una donna assassina. Perché sullo scempio di una ragazza acqua e sapone aleggia l´ombra cupa di una sua insospettabile "nemica". E un´altra parte dell´indagine riguarderà la busta di plastica, per capire esattamente quale negozio la usi e chi frequenta quel negozio.