Hans Magnus Enzensberger la Repubblica 28/8/2007, 28 agosto 2007
LA REPUBBLICA 28/8/2007
Hans Magnus Enzensberger
Probabilmente ogni società umana sviluppa un proprio catalogo di virtù in cui elenca le caratteristiche che ritiene degne di essere perseguite, anche quando non sono alla portata di tutti. Il valore di tali virtù è oscillante. Per il cruccio di quelli che se ne lamentano, la modernità non ha mai apprezzato in modo particolare qualità antiche e medioevali come la fedeltà, il coraggio, la saggezza, l´umiltà e la cavalleria. Le sue virtù cardinali sono piuttosto la flessibilità, la capacità di lavorare in gruppo e la determinazione. Più di ogni altra cosa, però, chi vuole farsi valere come contemporaneo deve a tutti i costi essere intelligente.
Chi dà importanza a questa caratteristica sarà forse sorpreso nello scoprire che nessuno sa esattamente che cosa sia l´intelligenza. Molti hanno capitolato davanti alla tentazione di imprigionare questo irrinunciabile concetto in una definizione. Ma si sa che è un mezzo efficace per sabotare qualunque discussione. In un attimo una lite su un argomento si trasforma in lite sulle parole. «Non fare così», si dice al guastafeste, «tutti sappiamo a cosa ci si riferisce», oppure: «le definizioni sono improduttive». Viene in mente il celebre detto di Sant´Agostino, che alla domanda "che cos´è il tempo" rispose: «Se nessuno me lo chiede, so cos´è, ma quando lo voglio spiegare a chi mi interroga, non lo so più». (…)
Dal patrimonio lessicale degli studiosi la "I-parola" (ovvero la parola intelligenza, ndt) è lentamente spostata per insediarsi nelle lingue popolari. Nell´Europa occidentale il suo significato filosofico è stato annacquato da sensi più profani. Soprattutto in Inghilterra e in Francia questo cambiamento ha portato a dei frutti singolari. Lì, già nel diciassettesimo secolo, con intelligence non si intendeva solo una facoltà o la persona che la detiene, ma una "intesa segreta", e infine anche semplicemente una comunicazione o un messaggio. E´ un utilizzo che nell´inglese sopravvive ancora oggi. Così si spiega il nome che si è data la Central Intelligence Agency, volgarmente Cia, un servizio che, come è noto, raramente si è distinto per aver prodotto alte forme di pensiero.
L´intelligenza ha avuto bisogno di molto tempo per diventare oggetto di ricerca. Una nuova scienza, la psicologia, se ne è appropriata raccogliendo l´eredità della filosofia e della teologia. Dal 1879, quando Wilhelm Wundt fondò a Lipsia il primo istituto dedicato a tali ricerche, gli psicologi hanno conquistato la sovranità sull´interpretazione del significato dell´intelligenza. Nella sua accezione corrente si tratta perciò di un´invenzione di cui l´umanità ha fatto a meno per alcune centinaia di migliaia di anni.
Lo zelo degli psicologi non ha, comprensibilmente, lasciato a mani vuote la sociologia, che è riuscita ad aprire una nuova dimensione per la "I-parola". Un ceto, che in passato sarebbe forse stato definito "i lavoratori dello spirito", da allora si chiama intellighenzia. In questo caso si tratta certamente di un´importazione dalla Russia, dove dalla metà del diciannovesimo secolo la intelligenzija fiorisce.
Il nostro moderno container di concetti ha dunque il vantaggio di essere molto spazioso e di poter ospitare un gran numero di varietà. Se qualcuno crede sul serio che intelligenza è uguale a intelligenza, si sbaglia. Gli esperti non hanno risparmiato le forze per mettere un po´ d´ordine nel groviglio che si annida nelle nostre teste. Differenziano meticolosamente, come sono soliti fare, tra intelligenza biologica e psicometrica, motorica e razionale, analitica e creativa, linguistica e visiva, spaziale e logico-matematica, cinematografica e musicale, pragmatica e meccanica, interpersonale e intrapersonale, cristallina e fluida, funzionale e manipolatrice - e queste non sono neppure lontanamente tutte le varietà da riunire sotto lo stesso tetto. In questo esercizio si è distinto lo psicologo - o meglio psicometro - americano J. P. Guilford che nella sua opera The nature of Human intelligence è arrivato a centoventi varianti.
Anche questa lista, tuttavia, non è minimamente completa. In continuazione vengono scoperte nuove specie. Negli ultimi decenni si sono dimostrate molto preziose l´intelligenza sociale ed emotiva, mentre l´intelligenza di comando e l´intelligenza del successo per adesso hanno goduto di scarsa considerazione accademica e fioriscono soprattutto nei manuali per manager.
Sfrenato, poroso, diffuso, ecco come si rappresenta l´"I-concetto". Unificarlo è un obiettivo praticamente irraggiungibile. Forse dovremmo, piuttosto che vagare nel labirinto degli specialisti, cercare consiglio e informazioni presso una fonte che è accessibile a chiunque. E´ il linguaggio, sul cui patrimonio linguistico sono piovute informazioni che sono state salvate per lunghi periodi di tempo. Purtroppo, un processo del genere non è possibile con i metodi scientifici. Si potrebbe però scoprire che il vocabolario della lingua quotidiana dispone di una capacità di differenziazione tanto ricca, da surclassare nettamente la terminologia accademica, in termini di sottili nuance e minime sfumature. Il nostro patrimonio lessicale non ha però nulla a che vedere con il giudizio imparziale che la ricerca tiene in così alta considerazione.