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 2007  agosto 28 Martedì calendario

Si deve tenere d’occhio l’andamento dei prezzi del petrolio per capire come andrà avanti la trattativa che l’Eni sta conducendo con il governo kazako

Si deve tenere d’occhio l’andamento dei prezzi del petrolio per capire come andrà avanti la trattativa che l’Eni sta conducendo con il governo kazako. E questo al di là dei ritardi che pure ci sono e ci saranno nella data di inizio dell’operatività dei pozzi nel Kashagan. Molto della vicenda del Kazakhstan dipende da un assetto politico interno che è in mutamento, ma un peso altrettanto rilevante è legato anche a quei 70 dollari al barile al quale sembra inchiodato il prezzo del greggio. Un prezzo così elevato garantisce che i forti investimenti necessari per permettere di raggiungere il petrolio kazako siano ripagati. Un po’ quello che è accaduto con il greggio custodito dalle celebri «sabbie canadesi». Soltanto un prezzo del barile che sia superiore e stabilmente, secondo gli esperti, ai 50-55 dollari giustificherebbe eventuali investimenti necessari per estrarre il petrolio dai campi del Nord America. Ebbene quando partì l’operazione Kazakhstan il petrolio viaggiava ancora attorno ai 25 dollari. In molti erano scettici sulle reali potenzialità di arrivare a quelli che vengono considerati tra i maggiori giacimenti al mondo dopo quelli dell’Arabia Saudita. Il greggio da quelle parti va cercato a profondità marine di 5 mila metri, a temperature con escursioni attorno allo zero che sono superiori ai 40 gradi centigradi. E soprattutto va «pulito» da altri elementi come il pericoloso acido solfidrico. A suo tempo quando l’Eni ottenne di essere il capo consorzio, la vittoria fu relativamente semplice: la società italiana è una delle poche a disporre della tecnologia necessaria e forse prevalse anche lo scetticismo kazako e dei compagni di cordata. Oggi evidentemente con il petrolio stabilmente sopra i 70 dollari le valutazioni sia del governo di Astana sia di potenziali concorrenti sono ben diverse. Non va dimenticato che quel prezzo del petrolio è dovuto in parte anche al forte sviluppo di nazioni come la Cina e l’India. Nazioni, soprattutto la prima, molto affamate di energia. Se a questo si aggiunge il fatto che gli altri potenti vicini, i russi, attraverso la Lukoil, si sono già fatti avanti per assumere il ruolo di leader nella zona, si capisce quanto dovrà essere abile la diplomazia dell’Eni per mantenere la leadership italiana sul Caspio.