Corinna De Cesare, Corriere della Sera 28/8/2007, 28 agosto 2007
MILANO
Si prospetta una trattativa dura quella per il maxigiacimento di Kashagan con riserve stimate per 7 miliardi di barili, nel Caspio settentrionale, in acque territoriali kazake. Questa volta nessuna minaccia di stop per il consorzio Agip Kco, che ha concluso un accordo per lo sfruttamento del giacimento nel 2004, ma una sospensione vera e propria di tre mesi. Non solo. Contro il consorzio in cui Eni figura come titolare, non c’è soltanto l’accusa di violazione delle leggi ambientali del Kazakhstan, ma anche due procedimenti penali per evasione fiscale e violazione della legge sulla sicurezza per gli incendi. Nella giornata che doveva essere ricordata per l’avvio delle negoziazioni «amichevoli» tra il governo kazako e il cane a sei zampe, come annunciato pochi giorni fa dall’ amministratore delegato Paolo Scaroni, Astana risponde così: tre mesi di sospensione dei lavori sul mar Caspio per violazione alla legge ambientale che avrebbe provocato tra l’altro una moria di foche. «Abbiamo fatto richiesta di rispettare le nostre normative. Non abbiamo altro scopo in relazione a Kashagan» ha dichiarato ieri il Ministro dell’ambiente Nurlan Iskakov, cercando di cancellare ogni possibile dubbio sul fatto che l’azione del governo locale contro il consorzio internazionale sia mossa in realtà dall’interesse ad aumentare dal 10 al 40% la sua quota di profitti all’interno del progetto. E come se non bastasse, ci sarebbe anche l’avvio di un procedimento penale contro alcuni esponenti di Agip Kco per evasione di oneri doganali relativi all’importazione di due elicotteri per la bellezza di 2,5 milioni di dollari e una causa per violazione della legge sulla sicurezza per gli incendi in un impianto di raffinazione del consorzio. Non c’è pace insomma per il progetto Caspio del Nord per la produzione di petrolio, che sta diventando sempre più simile al caso Shaklin2, in cui Royal Dutch Shell fu costretta a cedere il controllo del consorzio al gigante energetico Gazprom proprio a causa di alcune denunce ambientaliste. Ieri Eni, che in Borsa ha risentito delle notizie chiudendo con un prezzo di riferimento a -1,09%, si è limitata a confermare l’incontro tra alcuni rappresentanti del consorzio e le autorità locali per contrattare alcune modifiche al contratto. A quanto pare su richiesta dei funzionari kazaki, gli operatori stranieri presenteranno le loro proposte per risolvere la crisi entro il 5 settembre. Nello stesso periodo, sarà proprio l’amministratore delegato Eni Paolo Scaroni seguito dal premier Romano Prodi insieme a Confindustria (l’8 ottobre) a recarsi in Kazakhstan. Nella giornata di ieri, il premier kazako Masimov ha anche annunciato la nomina del nuovo ministro dell’energia Sauat Mynbayev al posto Ikzukhambetov. Un ruolo chiave, quello del dicastero dell’energia, nel caso Kashagan. Ma almeno ufficialmente, il rimpasto non avrebbe nulla a che vedere con il più grande giacimento scoperto negli ultimi trent’anni.