Giuseppe Galasso, Corriere della Sera 28/8/2007, 28 agosto 2007
Ma perché parlate sempre male di Bossi? Perché lo gabellate sempre come antitaliano per quei pochi scherzucci da dozzina (avrebbe detto il risorgimentale poeta Giuseppe Giusti) del destinare il tricolore a luoghi che il tacere è bello o dell’imbracciare il fucile, quello fiscale, come poi egli ha chiarito? Prendete la sua idea dello sciopero del lotto
Ma perché parlate sempre male di Bossi? Perché lo gabellate sempre come antitaliano per quei pochi scherzucci da dozzina (avrebbe detto il risorgimentale poeta Giuseppe Giusti) del destinare il tricolore a luoghi che il tacere è bello o dell’imbracciare il fucile, quello fiscale, come poi egli ha chiarito? Prendete la sua idea dello sciopero del lotto. Risorgimentale, anch’essa. Pensi, chi non lo sa o non lo ricorda, che questo sciopero richiama da vicino quello del fumo, promosso nel mai abbastanza esaltato Risorgimento, e proprio in Lombardia, per colpire le casse dell’Imperial Regio governo di Vienna (e ufficiali e soldati austriaci giravano per Milano con due o tre sigari accesi in bocca in sfregio a quella patriottica iniziativa). Per giunta, la soppressione del lotto fu uno dei primi atti di Garibaldi dittatore l’11 settembre 1860, quattro giorni dopo la sua entrata a Napoli. Ispirata da quella nobile figura di mazziniano che fu Agostino Bertani, l’idea era che il lotto fosse una fregatura del fisco alla povera gente e ai suoi sogni, che ne corrompeva la psicologia individuale e sociale col miraggio delle facili e non sudate fortune e ne estorceva, con quest’oppio del popolo, un esoso tributo. Questo santo pensiero fu poi a sua volta abolito con decreto del regio luogotenente Farini tre mesi dopo, il 10 dicembre, quando Garibaldi, come scrisse D’Annunzio, donato il Regno al sopraggiunto Re, si ritirò. Bossi, insomma, la sa lunga. Che un po’ di vera reviviscenza risorgimentale (e magari di correlativa morale) ci debba venire proprio da questo così imprevedibile tribuno, da questa sorta di lombardo Ciceruacchio, dal pensiero tanto generoso nell’impeto quanto sfornito di beni di cultura? E sia chiaro, per chi non l’ha capito, che qui si sorride per non piangere.