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 2007  agosto 26 Domenica calendario

l Congo è troppo pericoloso. Molto meglio andare all’aeroporto, comprare un biglietto per Bruxelles, entrare nel Museo reale dell’Africa centrale, pagare 332 dollari e stare a guardare

l Congo è troppo pericoloso. Molto meglio andare all’aeroporto, comprare un biglietto per Bruxelles, entrare nel Museo reale dell’Africa centrale, pagare 332 dollari e stare a guardare. Oggi, chi per lavoro cerca diamanti, oro, rame, cobalto o stagno non ha dubbi: le mappe dei cartografi disegnate tra il 1885 e il 1960, anni in cui l’attuale Repubblica Democratica era una colonia belga, sono molto più sicure. I rappresentanti dell’australiana Bhp Billiton, della sudafricana De Beers e della francese Areva, l’hanno provato a loro spese. E Johan Lavreau, il geologo 63enne curatore della collezione, che per anni ha ordinato le carte dei tesori, non è rimasto a guardare. «Noi non speculiamo» sottolinea Lavreau. «Se un turista vuole vedere le mappe paga il normale biglietto». Il gioco cambia quando bussano le grandi industrie: «Mettiamo a disposizione il centro di ricerca - spiega Lavreau -, la biblioteca e gli esperti. Il nostro parere è fondamentale ma costa 332 dollari al giorno. D’altronde è grazie a noi se evitano scavi a vuoto oppure, come fa la De Beers, se riescono ad aggiornare le potenzialità delle loro miniere». Un po’ com’è accaduto nel 2005 alla Bhp Billion: con tanto di spedizione già pronta, dopo aver analizzato le mappe del museo, gli alti vertici conclusero che non c’era abbastanza bauxite per aprire una nuova miniera. Risultato: la costa atlantica del Congo è rimasta intatta e il conto della Bhp non ha superato i 10 mila dollari. «Abbiamo risparmiato tempo e denaro» ha concluso sornione Harri Illtud, dirigente Bhp. Eppure non è sempre stato così. Per decenni, Lavreau ha lavorato da solo tra le mappe ingiallite, senza che nessuno lo interpellasse. I primi a mettersi in coda sono stati gli australiani dell’Anvil Mining Ltd., estrattori di rame. «I dirigenti sono arrivati 1997 - spiega Lavreau - con una mappa satellitare: noi l’abbiamo sovrapposta a una carta del 1910 e a una del 1953 e sotto i nostri occhi ha preso forma una mappa in 3D». Risultato: con appena 6 milioni di dollari nel 2002 l’Anvil ha iniziato a estrarre rame. E l’anno scorso i suoi profitti hanno superato i 19 milioni di dollari. Eppure i belgi non hanno scoperto l’acqua calda. Il business degli ex colonizzatori, frutta ogni anno al British Geological Survey’s ben 53 milioni di dollari, la metà degli incassi totali. D’altronde, è molto più sicuro esplorare il sottosuolo di Afghanistan e Zambia frugando tra gli scaffali londinesi che di persona: «Oggi servirebbe un’operazione militare - riflette David Ovadia, capo della divisione interna - per ottenere le stesse informazioni che un tempo venivano raccolte da geografi a cavallo: le vecchie mappe coloniali sono precise e attendibili». La moda dilaga anche in Francia, dove al Bureau des Recherches Géologiques et Minieres di Orléans le aziende consultano regolarmente le carte di Algeria e Laos. Come dire, per giocare alla caccia al tesoro, bisogna prima trovare le mappe. Ancora oggi. Stampa Articolo