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 2007  agosto 26 Domenica calendario

HONG KONG

La Cina non ama le sue figlie. I dati, gli ultimi, circolavano da qualche mese. E ieri un alto funzionario del governo, Wang Yongqing (vicedirettore dell’Ufficio per gli Affari legislativi), ha annunciato che verranno varati «nuovi regolamenti » più severi per dare una stretta agli aborti selettivi. La prassi di rinunciare a mettere al mondo una femmina è diffusa, «soprattutto nelle campagne». Una figlia si sposa, non garantisce reddito né assistenza durante la vecchiaia. Neppure l’infanticidio è del tutto sradicato, nella periferia dell’impero. Le nuove norme, ha aggiunto Wang, sottolineeranno «le responsabilità delle autorità a tutti i livelli», perché le partite decisive si giocano con i funzionari locali, è lontano dal centro che più spesso si arenano le direttive di Pechino. Già adesso sono scoraggiati gli esami sul feto per conoscerne il sesso e decidere l’aborto nel caso di una femmina. Ma nel giugno dell’anno scorso una legge che puniva anche con l’arresto l’aborto selettivo non è passata. Ora Pechino ci riprova.
I dati che hanno spinto il governo al nuovo allarme dipingono una Cina che rischia il collasso demografico. A Lianyungang, una città del Jiangsu, regione costiera a nord di Shanghai, il rapporto tra nuovi nati di sesso maschile e di sesso femminile è di oltre 160 contro 100, una proporzione mostruosa rispetto alla media mondiale (103-107 maschi ogni 100 femmine) e altissima anche se confrontata con lo squilibrio registrato da una ricerca recente in 99 città cinesi: 125 bimbi su 100 femminucce.
A livello regionale, lo scenario peggiore è quello dell’isola subtropicale di Hainan, la provincia più meridionale della Repubblica popolare: 136 contro 100.
Sono le cifre di una catastrofe. Che contribuiscono a dare un quadro più contraddittorio e problematico degli straordinari risultati economici della Cina: a maggior ragione se l’annuncio arriva al termine di una sequenza che ha visto Pechino coinvolta negli scandali globali dei cibi e dei farmaci tossici, turbata dal caso dei giocattoli pericolosi, con le sue due maggiori banche toccate dalla crisi finanziaria dei mutui sub prime, in un contesto di inquietudine per la sostenibilità ambientale ed energetica dello sviluppo.
Le autorità sanno bene quali sono premessa e conseguenze dell’allarme di ieri. Il crollo del numero delle nascite di bambine è l’effetto della rigida politica del figlio unico, varata meno di trent’anni fa durante le prime fasi della liberalizzazione economica di Deng Xiaoping. Le coppie, tranne fra le minoranze etniche, erano costrette ad avere un solo figlio. In caso contrario, sanzioni legali, multe e aborti forzati. Solo di recente le autorità hanno deciso di abolire alcuni degli slogan della propaganda più crudi, come «Un bimbo in più significa una tomba in più» o «Meno bambini, più porcellini». Nel corso degli anni le maglie del controllo centrale si sono slabbrate, con eccezioni nelle fasce ricche della popolazione urbana (con coppie che decidono di violare le leggi sapendo di potersi permettere le sanzioni relative). Tuttavia, l’impatto della legge è stato complessivamente enorme.
L’esito della curva demografica sottolineata ieri è una Cina con poche donne, troppo poche. I crocchi di ragazzi senza ragazze già ora sono un incontro frequente nelle campagne, la loro disperazione è stata registrata dai ricercatori, ma nel 2020, secondo le proiezioni dell’istituto per la pianificazione familiare, gli uomini in età da matrimonio (20-45 anni) saranno 30 milioni più delle donne. Oggi, almeno nelle aree di confine ci si arrangia, più o meno di nascosto: lungo la frontiera nordcoreana uomini soli acquistano mogli- schiave in fuga dall’infernale paradiso di Kim Jong-Il, scene simili nello Yunnan con ragazze dei villaggi poveri di Birmania e Laos. Non basterà. Gli studiosi spiegano che se lo squilibrio coinvolge una o due generazioni la situazione si può raddrizzare, oltre no. E milioni di giovani maschi senza donne spaventano già ora: disordini sociali, l’armonia teorizzata dal presidente Hu Jintao ne verrebbe travolta, e con essa il miracolo economico. Un ratto delle Sabine made in China è una storia che a Pechino non vorrebbero rivivere.