Stefano Montefiori, Corriere della Sera 26/8/2007, 26 agosto 2007
MELLE (Poitiers) – Ségolène Royal ricomincia da Melle. Dal paesino vicino a Poitiers e lontano 400 chilometri da Parigi dove venne «paracadutata» da Mitterrand quasi vent’anni fa («atterraggio riuscito», commentò con battuta pronta, appena eletta)
MELLE (Poitiers) – Ségolène Royal ricomincia da Melle. Dal paesino vicino a Poitiers e lontano 400 chilometri da Parigi dove venne «paracadutata» da Mitterrand quasi vent’anni fa («atterraggio riuscito», commentò con battuta pronta, appena eletta). stata l’estate del crudele slogan post-elettorale Ségolène à Poitiers, Nicolas à l’lysée, del trionfo di Cécilia con le infermiere bulgare, dei Sarkozy in America; l’estate delle vacanze della Royal con i figli e delle foto – pubblicate proprio ieri – dell’ex compagno François Hollande in Marocco, sulla spiaggia con la giornalista di Paris Match Valérie Trierweiler. Il rientro, quindi, è impegnativo. «Sono una donna nuova», riesce a sillabare Ségolène mentre viene travolta dai fotografi e dall’affetto – vero – dei militanti socialisti. E mentre il partito è in preda a una sanguinosa resa dei conti letteraria con un diluvio di saggi in libreria, lei torna alla Festa della Rosa di Melle, accanto ai soliti banchetti con il formaggio di capra chabichou, offrendo calma, serenità. «Sono tranquilla, più lucida, mi prenderò il tempo che mi serve per riflettere e agire», ripete. Lontani i tempi della collera in diretta tv contro Sarkozy, quando ancora la partita era aperta. Oggi i sondaggi a sinistra indicano un calo di popolarità, Dominique Strauss-Kahn è il preferito (30%), la Royal (15%) sconta il peso della sconfitta. La nuova Ségolène è talmente olimpica che dopo il discorso, nel colloquio con la stampa, critica il presidente ma può anche permettersi un «comunque Sarkozy ci sa proprio fare, bisogna ammetterlo. Ha un grande savoir faire, mediatico ma non solo. Si impegna moltissimo su tutti i campi e, al di là delle caricature, questo può essere positivo. Perché no?». A Melle, distensione. Verso Sarkozy, verso se stessa – «Ammetto che in campagna elettorale qualche volta ho improvvisato, mi è mancato il tempo» ”, e verso i compagni socialisti che ormai abbandonano la nave: Dominique Strauss-Kahn pensa al Fondo monetario internazionale, Laurent Fabius diserta ogni appuntamento nella speranza di innalzare il suo profilo, Jack Lang accetta di collaborare con Sarkozy per le riforme istituzionali e Bernard Kouchner fa addirittura il ministro degli Esteri. La Royal lo cita, spera di poter lavorare alla rifondazione della sinistra con tutti, anche con le «pecorelle smarrite ». Ségolène non è più la donna aggressiva delle ultime apparizioni, forse ispirata dal sole e dall’atmosfera da sagra paesana torna sorridente, quasi materna. «Non ho alcuno spirito di rancore, di vendetta, alcuna amarezza – dice dal palco ”. Neppure, e qui vi sorprenderò, per quelli che oggi mi dedicano un caldo affetto letterario. Siamo generosi!», dice ridendo. Certo, non è facile essere davvero generosi con chi scrive un libro intitolato Au revoir Royal (Perrin): l’arrivederci arriva dalla parlamentare socialista europea ed ex ministro dell’ edilizia nel governo di Lionel Jospin, Marie-Noelle Lienemann. «Ségolène manca di densità – si legge ”, ed è incapace di assumere la responsabilità delle sue posizioni». Un pamphlet anti-Ségolène è anche quello di Jacques Mazeau, vicino al jospinista Daniel Vaillant, ironicamente intitolato Merci Madame Royal (Hors Commerce). Guillaume Bachelay, uomo di Fabius, si prende gioco del movimento Désir d’avenir che ha sostenuto la Royal durante le presidenziali. Più che desiderio d’avvenire, un deserto: Désert d’avenir: le Parti socialiste 1983-2007 (Bruno Leprince). Non è ancora uscito, ma si annuncia poco indulgente il libro di Jean-Luc Mélenchon En quête de gauche, dove l’esponente dell’ala sinistra del Ps attacca «il modo in cui Royal e Hollande ci hanno venduto la loro sedicente grandiosa social- democrazia europea». L’ex ministro dell’Educazione Claude Allègre ha annunciato che non rinnoverà la tessera del partito, e che il 30 agosto farà uscire La Défaite en chantant (Plon), cronaca di una disfatta annunciata. Meno cattivo, ma comunque severo, l’Impasse di Lionel Jospin (Flammarion), dove l’ex premier giudica gli ultimi cinque anni di vita politica socialista. Ségolène, dall’alto del suo sorriso, fa sfogare i suoi nemici. Poi, in ottobre, uscirà il suo libro. Stefano Montefiori