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 2007  agosto 22 Mercoledì calendario

I GRANDI DEL CREDITO 6

Raiffeisen, un borgomastro icona dei microbanchieri. Il Sole 24 Ore 22 agosto 2007. Quando nel 1852 il borgomastro di una cittadina renana, Friedrich Wilhelm Raiffeisen, dà vita a un’embrionale «cassa sociale di credito» i Rothschild hanno già toccato l’apice della potenza geofinanziaria e la loro casa – che opera a Londra, Parigi, Vienna Francoforte e Napoli – è già l’archetipo della moderna investment bank internazionale. Più di un secolo e mezzo dopo i Rothschild hanno appena finito di invertire il corso della loro diaspora, ricongiungendo tutti i rami di una banca-famiglia: gelosi custodi di un cognome-marchio che mai nessuno ha pensato di offrire in franchising come rothschildbank.
In questa stessa estate del 2007 l’International Raiffeisen Union - che a Bonn è riferimento culturale per 73 centrali associative sparse nel mondo – sta invece conteggiando, come ogni anno, la costituzione di decine di nuove raiffeisenbank. Che gareggiano come Rothschild sul mercato del risparmio e del credito, ma adottano il modello cooperativo, non orientato al lucro diretto: unica categoria cui la Seconda Direttiva Bancaria della Ue abbia riconosciuto uno status distinto rispetto dall’ente creditizio unificato (impresa bancaria organizzata in società di capitali) nella "costituzione economica" dell’Europa contemporanea.
Nelle vallate bavaresi o tra i campesinos dell’Ecuador, ma anche nella nuova Russia e in Ruanda (qui ultimamente col supporto della Gates Foundation): secondo le ultime statistiche del World Council of Credit Unions – il più onnicomprensivo tra i think tank del credito coop mondiale – le banche locali organizzate e gestite su base mutualistica sono più di 46mila in 97 Paesi. Non sono tutte raiffeisenbank nel nome o nella struttura, ma lo sono tutte nell’identità. I 900 miliardi di dollari di risparmio intermediato dal credito cooperativo rappresentano oggi oltre il 7% dell’industria bancaria planetaria. Più di 172 milioni di persone sono socie di una banca coop e si stima che tra queste, almeno una ogni mille eserciti responsabilità societarie, tipicamente su base di servizio volontario, portando professionalità e imprenditorialità acquisite in altri campi. «Banchieri orizzontali» li ha definiti il sociologo italiano Aldo Bonomi. Fratelli maggiori del microcredito impiantato dal Nobel Muhammad Yunus nelle aree più arretrate del mondo.
In Olanda quasi un abitante ogni dieci è socio-cliente di Rabobank, la cui struttura a gruppo è una multinazionale presente in 37 Paesi e ha asset totali pressocché uguali a quelli dell’italiana Intesa Sanpaolo. Opera nella City e Wall Street con rating «tripla A» e negli ultimi tre anni è stata premiata come «banca più sicura del mondo» dal mensile-bibbia Global Finance. Ma le "padrone" restano 288 Ra(iffeisen)-Bo(erenleen) Bank sparse tra polder e canali. Sono solo alcune tra le migliaia di cooperative che espongono tuttora il nome-marchio del fondatore: in Italia lo fanno le 52 raiffeisenkassen dell’Alto Adige.
L’uso del brand – che contiene un alto valore come sinonimo di tutela del piccolo risparmio e difesa dall’usura - è virtualmente gratuito: né avrebbe potuto essere diversamente per un movimento di banche noprofit, germinate dalla povertà popolare. Ma sul suo buon uso vigilano potenti associazioni (nella "madrepatria" tedesca la Bvr raccoglie 1.300 banche e 16 milioni di membri). In gioco ci sono i tre principi lasciati in eredità da Raiffeisen: in originale, Selbsthilfe («auto-aiuto» ma anche «iniziativa personale»); Selbstverantwortung («auto-responsabilizzazione»); Selbstverwaitung («auto-amministrazione», ma anche «autonomia»). Ma anche un metodo gestionale storicamente basato su tre pratiche: la democrazia interna ("una testa, un voto") e il mutualismo delle piramidi associative; un robusto risk management basato sul frazionamento degli investimenti e su un fitto reticolo di garanzie incrociate; e il continuo accumulo patrimoniale degli utili al netto delle erogazioni in pubblica utilità.
«Ciò che uno solo non riuscirà mai a fare, assieme lo possiamo fare», sta scritto in Die Darlehnkassenverein (in italiano «Le Casse sociali di credito»), il grosso saggio-manuale con cui vater Raiffeisen tracciò nel 1866 una prima sintesi di un ventennio pionieristico. Era nato, Raiffeisen, nel 1818 ad Hamm-Sieg, un piccolo centro tedesco del Westerwald, nella Renania-Palatinato, figlio di un piccolo proprietario terriero e sindaco. Dopo aver studiato a Colonia e Coblenza, tenta la carriera militare, ma la vista debole glielo impedisce. Entra così nell’amministrazione civile di una Germania che attraverso la zollverein doganale si avvia all’unificazione. A meno di trent’anni diventa borgomastro di Weyerbusch e deve subito fronteggiare una lunga crisi economica, che all’epoca significa ancora brutalmente «carestia»: sia per larghe fasce di lavoratori rurali, sia per i nuovi proletariati urbani indotti dalla rivoluzione industriale, sia per i ceti medi, essi pure messi sotto pressione dal tramonto delle rassicuranti economie feudali. Alla voglia di riscatto imprenditoriale della piccola borghesia di città si dedicò principalmente un altro pioniere della cooperazione: il giurista-economista sassone, Hermann Schulze-Delitzsch. Questi fu poi determinante per il varo del primo, organico ordinamento cooperativo del 1889: riforma-caposaldo del nuovo Reich prussiano. Ma la primogenitura ideale e organizzativa delle cooperative di credito resta unanimemente riconosciuta a Raiffeisen.
All’emergenza alimentare risponde nel duro inverno del 1846/47 creando un’agenzia per garantire frutta e pane agli indigenti: a credito o in dono. Quasi subito l’originaria natura umanitaria dell’iniziativa si trasforma in mutuo soccorso e assume fisionomia d’impresa. Un forno, un magazzino-emporio diventano luoghi di sinergia economica e sociale per decine, centinaia, migliaia di famiglie con pochissimi mezzi per vivere. E possono essere auto-mantenuti con il contributo, anche minimo, di una comunità quanto più numerosa di mitglieden, magari di una parte soltanto di essi: i soci che sono in un certo momento in grado di farlo, sostengono la cooperativa anche a beneficio di chi è in difficoltà. Un impasto di valori, di tentativi e di approdi economici, operativi e poi normativi cui, dall’800 a oggi, partecipano attivamente, con varianti storiche o geografiche, sia la grande tradizione del solidarismo cristiano sia quella del riformismo socialista.
La vicenda umana di Raiffeisen ne è comunuque testimonianza concreta. Rimasto presto vedovo, gli rimangono accanto la figlia Amalia (di fatto la prima "segretaria" del credito cooperativo tedesco), il figlio Rudolf, che dopo la morte del padre reggerà per breve tempo la prima "Anwaltschaftverband" tra le casse di credito tedesche. Ma allora la guida di una centrale cooperativa era tutt’altro che un privilegio: Raiffeisen era un animatore sociale volontario, e quando un’epidemia di tifo aggravò nel 1863 i suoi problemi di vista, dovette lasciare l’incarico di borgomastro. A 47 anni dovette reinventarsi mettendo in piedi una piccola fabbrica di sigari e un emporio di vini.
Era del resto il primo "socio-cliente" del credito cooperativo tedesco, nato nell’humus teorico dell’"economia sociale di mercato" centroeuropea, tutt’altro che osteggiata da Stati "colbertisti". Alla sorgente del grande fiume del credito cooperativo resta in ogni caso l’«associazione caritativa» che Raiffeisen fonda nel 1849 a Flammersfeld anche se è solo tre anni dopo che il borgomastro-filantropo crea la prima vera «cassa sociale» a Heddersdorf-Nuewied. Perché oltre a consumi a basso costo e a scuole popolari per dare competenze ai ceti medio-bassi che volevano emanciparsi servivano credito e capitali, troppo spesso per sfuggire all’usura.
Per il "metodo Raiffeisen" lo sviluppo dell’attività bancaria è quindi segnato e l’applicazione finanziaria del principio mutualistico poggia su piccolo risparmio, micro-credito, prestazioni di garanzie personali, impegno diretto dei soci nelle funzioni amministrative, a cominciare dalla valutazione del merito di credito: il debitore può essere solo un socio conosciuto, chi vuole accedere ai servizi della cassa deve associarsi, rafforzandola. Una cassa con una base sociale solida può assumere un "segretario" professionale, aprire degli sportelli. Due, dieci, cento casse, possono creare una "cassa regionale" o una "cassa centrale" per gestire a più basso costo i servizi e per movimentare meglio i flussi finanziari. Quando Raiffeisen muore - nel 1888, senza praticamente mai essersi muoversi da quell’area del land renano che oggi si è ufficialmente ribattezzata Raiffeisen-Region – la sua opera è già completata – tra il 1872 e il 1877 – con la creazione delle prime strutture federali su scala nazionale: il passo definitivo con la nascita di un sistema di garanzie di secondo grado. Probabilmente non avrebbe immaginato che, all’inizio del XXI secolo, una crisi geopolitica globale come la "guerra del gas" tra Ucraina e Russia del 2006, sarebbe stata risolta dalla nascita di una joint venture promossa anche dalla sussidiaria aperta a Kiev dalla RaiffeisenZentralBank austriaca. Ma certo non gli sarebbe dispiaciuto.
Antonio Quaglio

LE DATE CRUCIALI
30 marzo 1818
Friedrich Wilhelm Raiffeisen nasce ad Ham-Sieg, nel Nordrhein-Westfalen
1846
Diventa borgomastro di Weyerbusch, nel 1848 di Flammersfeld
1853
 sindaco di Heddesford dove crea varie associazioni di benificienza e poi una cassa mutua di prestiti
1872
Fonda una prima banca cooperativa regionale
1876
Nasce un istituto di credito cooperativo a livello nazionale, nel’77 verrà unificato l’intero sistema
11 marzo 1888
Muore a Heddesford