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 2007  agosto 23 Giovedì calendario

Anche gli Stati Uniti nella corsa all’Artico. Il Sole 24 Ore 23 agosto 2007. NEW YORK. Il Cutter Healy ha una missione esplicita: solcare le acque del circolo polare Artico per preparare nuove mappe dei fondali oceanici

Anche gli Stati Uniti nella corsa all’Artico. Il Sole 24 Ore 23 agosto 2007. NEW YORK. Il Cutter Healy ha una missione esplicita: solcare le acque del circolo polare Artico per preparare nuove mappe dei fondali oceanici. Ma il compito del vascello rompighiaccio della guardia costiera statunitense non è solo scientifico: in gioco, con le sue rilevazioni, c’è la caccia al controllo del Polo Nord e dei suoi immensi tesori. La Casa Bianca crede, già oggi, di aver diritto a issare la propria bandiera su almeno 300mila miglia quadrate di fondali, un informale 51esimo super-stato dell’Unione grande due volte la California. Gli Stati Uniti, con la spedizione dello Healy, hanno compiuto a pieno titolo il loro ingresso nella corsa all’Artico, in concorrenza con una crescente schiera di Paesi che va dalla Russia al Canada, dalla Norvegia alla Danimarca. E la mobilitazione, oltre che per missioni navali, passerà anche per nuove rotte legislative: le 208 pagine della Convenzione Onu sul diritto del mare, che regola i diritti minerari alle vie commerciali. Il Congresso, dopo decenni di resistenza, si prepara ad approvare la Convenzione, che affonda le sue radici negli anni Trenta ed è entrata in vigore nel 1982. Finora i parlamentari avevano rifiutato il trattato, accusandolo di ledere la sovranità e lasciando gli Stati Uniti in compagnia di una quarantina di Paesi non firmatari, tra cui nessuna potenza. Il presidente democratico Bill Clinton aveva provato a a sottoscrivere la Convenzione negli anni Novanta ma il Congresso si era ancora una volta opposto. Questa resistenza minaccia però adesso di emarginare Washington da qualunque tavolo negoziale su preziosi fondali e rotte commerciali: gli americani calcolano che negli abissi della regione si nascondano più di 400 miliardi di barili di petrolio e gas naturale, oltre a enormi riserve di altre possibili fonti energetiche quali il metano cristallizzato. Mentre la riduzione dei ghiacci apre nuovi passaggi per la navigazione, tra cui il leggendario Passaggio a Nord-Ovest. Per il Canada sono acque territoriali, una posizione difesa nei giorni scorsi al summit Nafta con il presidente George W. Bush, mentre la Casa Bianca le considera acque internazionali. Il passaggio accorcerebbe di 5mila miglia le rotte che collegano Cina, Europa e Stati Uniti. Il trattato potrebbe inoltre presentare non pochi vantaggi per le forze armate americane e le loro manovre: consentirebbe alla marina militare di rivendicare con maggior insistenza il rispetto delle sue prerogative di navigazione nel mondo. A premere per la ratifica a Washington si è schierata una influente coalizione di grandi interessi aziendali (Exxon Mobil in testa), commerciali e militari. Una coalizione che comprende anche associazioni ecologiste, che sottolineano le chance di limitare i danni ambientali. L’amministrazione Bush, da parte sua, in maggio ha scritto al Congresso per invocare il varo della Convenzione. La battaglia per l’Artico, infatti, è ormai cominciata. Il due agosto un sottomarino russo ha depositato una bandiera nazionale a 4.300 metri di profondità sotto il Polo Nord. E Mosca ha di recente potenziato avamposti militari e civili vicini all’Artico. Il Canada, oltre a domandare il Passaggio a Nord-Ovest, ha in cantiere una nuova flotta di navi rompighiaccio, un porto artico e due istallazioni militari proiettate sulla regione. E la Danimarca ha lanciato una spedizione di ricerca. Marco Valsania