Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  agosto 27 Lunedì calendario

FRANCESCO POLI

PARIGI
Neanche la più bella donna del mondo è stata ritratta più sovente di Vollard, in dipinti, disegni e incisioni, realizzati da Cézanne, Renoir, Bonnard, Forain. Credo che tutti l’abbiano fatto per emulazione, cercando di riuscire meglio degli altri. Renoir lo ha dipinto come un torero scippando la mia specialità. In ogni caso il mio ritratto cubista è il migliore».
Questa divertente dichiarazione di Picasso, è sicuramente un attestato sincero di stima e amicizia per Ambroise Vollard, che implicitamente sottolinea, allo stesso tempo, la sua importanza cruciale come mercante scopritore, la sua forte personalità (e forse il suo narcisismo), il suo ascendente sugli artisti, e naturalmente il merito di essere stato il primo a proporre una mostra del miglior artista del ’900 (cioè Picasso stesso, che riconosceva come suo unico maestro Cézanne).
I ritratti citati, più molti altri di Denis, Vallotton, Dufy, Valtat, Chagall e di fotografi come Brassai, si possono vedere tutti insieme in una delle sale della interessantissima esposizione che il Musèe d’Orsay dedica al barbuto e scorbutico gallerista, che insieme a Durand-Ruel e Kahnweiler forma la triade fondante del nascente mercato dell’arte d’avanguardia a Parigi.
La mostra ricostruisce con notevole rigore filologico la lunga avventura espositiva e anche editoriale (di raffinatissimi libri d’arte) di Vollard, dall’ultimo decennio del ’800 fino alla sua morte nel 1939, basandosi sui suoi ben noti Souvenirs (in italiano Quadri in vetrina, edizione Einaudi), ma anche soprattutto sugli archivi della galleria acquisiti dal museo, che hanno permesso di identificare con precisione buona parte delle opere esposte, trattate e vendute. Per dare un’idea bassamente mercantile dell’importanza di questo mercante basterebbe calcolare in modo approssimativo le quotazioni attuali anche solo dei seicentottanta Cézanne che sono passati tra le sue mani. Per non parlare delle numerosissime opere di Renoir, Degas, Gauguin, Bonnard, Picasso, Matisse, Rouault e molti altri. Un solo scacco dal punto di vista economico ma non culturale: Van Gogh. Vollard aveva intuito il valore dell’artista, e pochi anni dopo la sua morte aveva contattato la vedova di Théo facendosi dare un certo numero di opere per la mostra collettiva inaugurale della sua galleria nel 1895; e poi successivamente aveva insistito organizzando nel dicembre 1896 una personale con una cinquantina di dipinti e altrettanti disegni. Ma lo scarsissimo riscontro economico, lo aveva convinto a lasciar perdere. Successivamente riconoscerà il suo grave errore di valutazione. Del resto lo stesso Cézanne giudicava il lavoro del fiammingo una «pittura da folle», e anche i giudizi negativi del vecchio compagno di strada Gauguin devono aver avuto un certo peso. Forse non a caso il successo commerciale delle opere di Van Gogh avrà luogo in Germania (patria dell’espressionismo), grazie in particolare all’azione del mercante berlinese Cassirer.
Ci si è soffermati su questa interessante vicenda, per dire che può sbagliare anche un Vollard, protagonista di una straordinaria serie di operazioni di scoperta e valorizzazione. Nella mostra, attraverso una serie di sale specifiche, sono messi in luce i rapporti con i principali artisti con cui ha lavorato: oltre a Van Gogh, Cézanne, Degas e Renoir, Gauguin, i Nabis, Matisse e i Fauves, Picasso.
Vollard acquista i suoi primi quattro quadri di Cézanne alla vendita delle opere del mitico negoziante di colori Père Tanguy, e poi tramite il figlio ottiene centocinquanta opere del sessantacinquenne maestro di Aix, e con queste organizza la sua prima mostra personale, contribuendo in maniera fondamentale alla sua definitiva affermazione. Degas, Pissarro e Renoir sono tra i primi a comprare dei quadri di Cézanne. Altre mostre sono organizzate nel ’98 e nel ’99. All’inizio del nuovo secolo i prezzi del pittore incominciano a salire moltissimo assicurando la fortuna finanziaria di Vollard.
Gauguin incontra il mercante poco prima di partire per Thaiti nel 1993, e al ritorno incomincia il loro rapporto, anche se Vollard era inizialmente più interessato alla collezione di quadri (tra cui Cézanne) del pittore. Nel 1896 viene organizzata una personale con dipinti thaitiani e del periodo bretone, insieme a delle sculture. Due anni dopo in una collettiva viene presentato il grande dipinto Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?, considerato il testamento spirituale dell’artista. Gauguin si lamenta di Vollard nei suoi diari ma comunque nel 1900 stipula con lui un contratto che si potrebbe definire di sopravvivenza, che dura purtroppo pochissimo. Nel 1903, appena dopo la sua morte Vollard organizza una retrospettiva postuma che segna il vero inizio del successo dell’artista.
I rapporti con Matisse e Picasso sono meno stretti, anhe se rimarranno sempre buoni. Tutti e due fanno le prime mostre da lui, ma il primo stipulerà successivamente (1909) un contratto con la Galerie Berheim Jeune e il secondo con Kahnweiler, più aperto alle novità cubiste.