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 2007  agosto 27 Lunedì calendario

BERNARDO VALLI

Giovedì scorso, 23 agosto 2007, a neppure vent´anni dalla costosa Riunificazione, il bilancio tedesco ha registrato un attivo di più di un miliardo (1,2) di euro. Se il ricongiungimento delle due Germanie, nel 1990, fu un avvenimento storico anche per tutti noi europei, il riequilibrio dei conti pubblici tedeschi, poco più di tre lustri dopo, segna una tappa di grande rilievo: significa che gli enormi investimenti per recuperare la disastrata Germania postcomunista non sbilanciano più i conti della più grande economia europea. L´operazione non è del tutto ultimata: il dislivello tra le due Germanie, sul piano sociale ed economico, non è ancora stato colmato: e ci vorrà ancora del tempo perché questo avvenga. I grandi progressi compiuti in alcune province, in particolare quelle di Lipsia e di Dresda, non si sono estesi nelle stesse proporzioni nel resto dell´Est. Ma se pensiamo ai paragoni a lungo fatti, dopo la Riunificazione, tra le situazioni dell´Italia meridionale e della Germania postcomunista, dobbiamo riconoscere, se non l´abbiamo già fatto, che erano sbagliati. L´enorme sforzo finanziario tedesco ha dato risultati concreti: e la Repubblica federale ha adesso ritmi economici regolari. Anzi esemplari, per la Commissione di Bruxelles che ha salutato l´attivo del bilancio tedesco con enfasi, come un successo per l´intera Unione europea.
Se si considera che quello sforzo finanziario, visto il peso dell´economia tedesca, ha avuto inevitabili riflessi sul resto dell´Europa, si può con tutta onestà affermare che il sottile eccedente reso pubblico quattro giorni fa assume anche per noi il valore, se non proprio di avvenimento storico, perlomeno di esempio cui dedicare un capitolo nei libri di testo europei. E non soltanto sotto il profilo economico. infatti al tempo stesso una conferma della (già ben evidente) recuperata statura politica della Repubblica federale.
Il governo di Angela Merkel, riunito in quelle ore nel castello barocco di Meseberg, vicino a Berlino, per il tradizionale seminario a porte chiuse alla vigilia della ripresa autunnale, ha accolto i dati dell´Istituto federale di statistica senza trionfalismo. Rispettando l´abituale discrezione la cancelliera si è limitata a dire che «una cosa del genere non accadeva da parecchio tempo». In effetti (ad eccezione di un eccellente congiunturale, nel secondo semestre del 2000, dovuto agli incassi derivanti dalla messa all´asta dei diritti per i telefoni cellulari di terza generazione) i conti pubblici erano in rosso dalla Riunificazione, al punto da provocare negli ultimi anni un richiamo all´ordine (rivolto anche a Francia e Italia) della Commissione di Bruxelles.
 soltanto nel 2006 che quel passivo è rientrato nei parametri (3%) stabiliti dal Patto di stabilità europeo. L´attivo del primo semestre 2007, annunciato nel corso della settimana, non è certo vistoso: rappresenta lo 0,1 per cento del Pil, ma nello stesso periodo dell´anno precedente il passivo era di 23 miliardi. A dicembre, quando si conosceranno i dati del secondo semestre, esso non dovrebbe superare lo 0,50 per cento per l´intero 2007. Una comoda base per raggiungere l´azzeramento fissato per il 2010. Traguardo difficile per le altre principali capitali della zona euro.
Nonostante la tempesta finanziaria d´agosto e qualche esitazione nella domanda interna, la crescita tedesca dovrebbe attestarsi, secondo Bert Ruerup, consigliere economico del governo federale, sul 2,5 per cento, per altri più ottimisti sul 2,8 (dopo il 2,9 dell´anno scorso). Il pronostico fa sognare i Paesi vicini, Francia e Italia, che hanno la Germania come principale partner commerciale. La disoccupazione dovrebbe scendere entro il 2008 a 3 milioni 400 mila (contro i 5 milioni del 2005). Non stupisce che tre tedeschi su quattro si esprimano in favore di Angela Merkel, facendo di lei uno dei rari cancellieri accompagnati da un´ampia ondata di consensi a metà del mandato (le prossime legislative saranno nel 2009), proprio quando di solito prevale l´impopolarità.
La cancelliera cristiano-democratica ha usufruito della congiuntura internazionale favorevole, che ha confermato alla Germania il titolo di primo paese esportatore del mondo, ma è stata aiutata anche dall´eredità lasciatale dal suo predecessore socialdemocratico Gerard Schroeder. accaduto a Angela Merkel qualcosa di simile a quel che era accaduto anni prima a Tony Blair con Margaret Thatcher. Ma con i ruoli rovesciati. Ad attuare in Gran Bretagna le riforme, che hanno poi favorito il governo laburista, fu un primo ministro conservatore; mentre in Germania è stato un cancelliere socialdemocratico ad agevolare la politica della cancelliera di centro destra. Sempre a Gerard Schroeder si deve se oggi la Repubblica federale è governata da una grande coalizione, formata da cristiano-democratici e social-democratici.
Impopolare, discusso dalla stessa sinistra del suo partito, proprio per le riforme attuate o avviate, Schroeder compì una straordinaria rimonta durante la campagna elettorale del 2005, fino ad ottenere un quasi pareggio, o a concedere soltanto un leggerissimo vantaggio alla destra.
Quel risultato ha consentito una sola soluzione: appunto la grande coalizione. La quale ha continuato sulla strada tracciata da Schroeder: riduzione del costo del lavoro concordata da sindacati e industriali, sotto lo stimolo del governo; una faticosa riforma della sanità, realizzata con un compromesso tra la Cdu (cristiano-democratica) favorevole a un ampio settore privato e la Spd (social-democratica) più incline a un modello universale; il rialzo dell´età pensionabile a 67 anni; un aumento dell´Iva. Per non citare che i capitoli principali. Il bilancio in attivo del 1º semestre avrà come conseguenza un alleggerimento fiscale? Peer Steinbrueck, il ministro delle finanze, ha precisato: «Quelli che chiedono di ridurre le tasse adesso invocano senza vergogna il ritorno a una politica che ci ha lasciato con una montagna di 1.500 miliardi di debito».
 impossibile non vedere la diversità, nella sostanza e nello stile, tra la Germania di Angela Merkel e la Francia di Nicolas Sarkozy. A Berlino una discrezione tanto grigia quanto efficace; a Parigi un decisionismo spettacolare di cui si devono ancora attendere i risultati. Sarkozy ha appena cento giorni di presidenza. Ci vuole pazienza. Ma già tra le due capitali, al di là dello stile, sono apparse le prime discrepanze. Angela Merkel ha risposto negativamente alla richiesta di Nicolas Sarkozy di riunire il G8, di cui la Germania ha la presidenza di turno, per analizzare la tempesta finanziaria d´estate.
Prima ancora, il suo ministro delle finanze aveva risposto altrettanto negativamente alla domanda del neo presidente di agire al ribasso sull´euro, rispetto al dollaro, al fine di favorire le esportazioni. Non si deve interferire nell´operato della Banca centrale europea, come vorrebbe Sarkozy.
In quanto alla moneta comune, Berlino la vuole forte, Parigi più debole. Quando Sarkozy ha chiesto di concedere più tempo alla Francia, per arrivare all´azzeramento del deficit (previsto per il 2010), al fine di consentirle un rilancio dell´economia, il ministro delle finanze tedesco avrebbe risposto, durante l´ultima riunione dell´Eurogruppo, che da Parigi ci si aspetta soprattutto il rigore. come se affiorasse, senza clamore, con garbo, una ancora velata tenzone tra le due capitali, che un tempo si diceva formassero un asse decisivo per l´Europa.