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 2007  agosto 23 Giovedì calendario

PAPI, COS’ LA LIRA?

La Stampa 23 Agosto 2007. Il baratro si spalanca quando meno te lo aspetti. Scena intercettata all’uscita di un cinema romano. Lui, un cinquantenne circa, fa all’amico: «Non c’ho più una lira». Il figlio, un nano di sette-otto anni, lo tira dal basso per la giacca: «Papi, cos’è la lira?». Il papi non lo fila. Il pargolo non molla, insiste petulante e adesso anche un po’ aggressivo. «Cos’è la lira?». Il papi finalmente si accorge di lui, ascolta, registra, tace, annaspa, è il baratro. Non tanto il dover spiegare una parola cancellata dal lessico familiare, la lira, ma che questa parola, ignota a tuo figlio, è più che mai viva, operosa e conficcata nel tuo cranio, in te che ci hai convissuto, speculato e calcolato per più di mezzo secolo.
La malvagia domanda del pupo ti sprofonda improvvisa in un bianco e nero da revival neorealista, dal dopoguerra al dopolira, dove tu nella parte del residuo arcaico sei il disgraziato a cui hanno rubato la lira invece della bicicletta, ma il concetto non cambia perché la bicicletta o la lira restano per il resto della tua vita le unità di misura di come percepisci il mondo, in quanto spazio o valore. La zecca ha smesso di coniare e stampare lire, ma non hai smesso tu. La domanda dell’innocente, si fa per dire, ti svela quello che sei: una struggente macchietta, un idiota patologico votato alla rovina che, a distanza di cinque anni, ci mette ancora dai dieci ai venti secondi per l’agnizione. Realizzare cioè lo sconforto umiliante di aver appena pagato un pantalone, un massaggio, una finestra o un dopobarba, il doppio di quello che aveva creduto di pagare. Cento invece di cinquanta, duecento invece di cento e via toppando.
Lo conosci bene l’inganno, sai quanto è subdolo, ma non riesci a venirne a capo, perché l’inganno è nel numero. Cinquanta per te non smetterà mai di significare e valere cinquanta. Devi pensare in lire, tradurre in euro e poi tradurre ancora in lire. Una fatica bestiale. La tua lingua resterà sempre la lira. come la donna amata. Farai l’amore per tutta la vita con la stessa donna, perché quella è la pelle, quello l’odore, quello hai nella testa.
Stiamo parlando di una generazione che ne ha superati di traumi, dal calamaio delle elementari alle tastiere infrarossi dell’ufficio, passando per la Olivetti 32 del liceo, che a sedici anni rubava i long playing al vinile nei negozi e a cinquanta scarica musica da Internet, che ha giocato con i soldatini stile John Wayne e oggi regala bambolotti politicamente corretti, gay, gialli e neri, che ha imparato ad accucciarsi come i fachiri nei cessi alla turca di campagna salvo poi trasferirsi senza colpo ferire negli avveniristici ovali deodorati e biodegrabili con musica New Age incorporata del Duemila. Ogni volta adattandosi, che non significa solo cambiare manualità, ma anche organizzazione mentale, dello spazio e del tempo. Il cinquantenne scaltro, navigato, flessibile ha superato tutti questi choc culturali ma non ce la fa a superare quello del cambio della moneta. E il figlio è ancora lì, che aspetta di sapere cos’è la lira.
Giancarlo Dotto