La Stampa 23/08/2007, pag.23 GABRIELE BECCARIA, 23 agosto 2007
Blu e rosso contro il cancro. La Stampa 23 Agosto 2007. Cibi colorati, cibi anticancro. Detto così, sembra una battuta
Blu e rosso contro il cancro. La Stampa 23 Agosto 2007. Cibi colorati, cibi anticancro. Detto così, sembra una battuta. Ma le nuove scoperte che si annunciano dalla Ohio State University e che sono state presentate al congresso dell’American Chemical Society, a Boston, espandono gli orizzonti dei ricercatori che stanno esplorando i superpoteri nascosti di tanti tra i tantissimi alimenti di cui abbiamo imparato a ingozzarci in milioni di anni di evoluzione. Stavolta l’attenzione è stata colpita dal look di alcuni frutti e di alcune verdure - i colori rossi, viola e blu - e poi ha zoomato fino all’invisibile microcosmo delle molecole. E dopo questa vertiginosa discesa dalle sferette del mirtillo al suo pigmento - tanto per fare un esempio - il verdetto di laboratorio è stato sorprendente: i pigmenti naturali che accendono e infiammano melanzane, cavoli rossi, rapanelli, carote nere, mais rosso, sorbo e, appunto mirtilli, sono potenti agenti anticancro. Significa che riescono a rallentare la crescita delle cellule tumorali e in alcuni casi sono anche in grado di disgregarne il nucleo, portandole rapidamente alla morte, senza intaccare le «colleghe» sane. I dati raccolti dai test sono significativi. Combinando le ricerche su campioni di tessuti umani ammalati con le altre su topini costretti a differenti tipi di diete, si è osservato che un mix di mais rosso e ribes mette «ko» il 20% delle cellule cancerogene, mentre con «piatti» di rapanelli e carote nere la percentuale sale tra il 50 e l’80%. Il merito - ha spiegato Mónica Giusti, professoressa di «Food science» di origine peruviana - è proprio dell’azione dei pigmenti, che appartengono a una particolare classe di antiossidanti, le antocianine. La loro caratteristica più evidente è di essere difficilmente assorbibili dall’organismo. Invece di disperdersi nel flusso sanguigno, viaggiano pressoché indisturbate dallo stomaco all’intestino, dove, finalmente, agiscono. Devono infatti alla relativa invulnerabilità la capacità di aggredire le cellule tumorali del colon. E sono queste le caratteristiche ancora da indagare negli aspetti più reconditi. Di certo sono state confermate dalle alterazioni che, via via, il team di Mònica Giusti ha provato: se si variano le strutture dei pigmenti, con micro-iniezioni di zuccheri oppure di acidi, muta anche l’attività biologica delle antocianine. Utilizzando la tecnica della cromatografia liquida, gli scienziati hanno portato alla luce la struttura chimica di ogni composto e con i test biologici hanno osservato i comportamenti delle cellule ammalate dopo ogni «applicazione». Così si è visto che la quantità di pigmenti per ridurre la crescita tumorale della metà cambia a seconda dei cibi. L’estratto derivato dal mais rosso è il più potente, dato che sono stati sufficienti 14 microgrammi per millilitro di soluzione, mentre quello ricavato dal rapanello dev’essere nove volte più abbondante se si vuole raggiungere lo stesso risultato. «Tutti i cibi ricchi di antocianine dimostrano questi poteri - ha spiegato Mónica Giusti -. Ne abbiamo avuto la prova sia nelle colture da laboratorio sia nell’organismo delle cavie. Ma soltanto adesso stiamo iniziando a scoprire le loro proprietà e i loro effetti sulla salute». Gli studi, in effetti, sono all’inizio e quindi - com’è sempre d’obbligo quando c’è di mezzo la scienza vera - non è il caso di lasciarsi andare ai facili entusiasmi. Per esempio - mette in guardia la studiosa - sarebbe assurdo fare incetta di frutta e verdura e mangiarne fino a scoppiare. La realtà che si spalanca è immensa. Al momento si sono testate poche antocianine, mentre quelle classificate sono 600 (e chissà che non ce ne siano altre ancora da scoprire). «Ora stiamo grattando la superficie, intravedendo come l’organismo assorbe e usa queste sostanze». Le parole provano a evocare prudenza, ma il marketing mondiale del salutismo alimentare è irrimediabilmente scatenato. Che frutta e verdura più o meno esotici facciano bene è già un passaparola da tempo e le statistiche indicano che in Europa e Usa il loro consumo aumenta di mese in mese insieme a quello dei veri e presunti «supercibi». Debordanti di antiossidati, omega 3 e vitamine, fanno sognare un’impossibile vita quasi eterna. GABRIELE BECCARIA ************** Carlo Cannella biochimico e alimentarista. «E’ sempre la dieta bilanciata a fare da scudo contro le malattie» «Ormai è diventato un errore di massa: tutti vanno alla ricerca del cibo miracoloso. Ma il cibo miracoloso non esiste». Carlo Cannella, lei è biochimico, professore di Scienza dell’Alimentazione all’Università La Sapienza di Roma e presidente dell’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione: qual è l’illusione? «Non è l’alimento singolo a essere decisivo, è l’alimentazione che utilizza più cibi a creare uno scudo protettivo. Significa che l’effetto si potenzia diversificando i cibi di origine vegetale - frutta e ortaggi possibilmente freschi - che contengono una grande quantità di molecole benefiche per l’organismo. In poche parole: non ci sono solo le antocianine». Ma perché sono tanto importanti? «Perché si tratta di molecole bioattive, senza funzioni nutritive, diversamente da carboidrati, proteine, vitamine e zuccheri, con caratteristiche tali da prevenire la degenerazione neoplastica di alcune cellule. I loro poteri confermano quindi in pieno la salubrità della dieta mediterranea». Lei è autore del saggio «Dal cibo per tutti agli alimenti personalizzati»: dietro la ricerca del cibo miracoloso non si nasconde in realtà la richiesta di diete sempre più su misura, modellate sul nostro Dna? «L’obiettivo è ancora lontano, anche se in Occidente siamo passati dalla filosofia della ”pancia piena” a quella del ”meno e di qualità”, sempre più modellata sulle caratteristiche e sulle esigenze individuali. Però non si può continuare a ignorare il resto del mondo che ha fame: il diritto all’alimentazione dev’essere percepito come un diritto universale e va molto al di là della distribuzione di un misero pugno di riso».