La Stampa 23/08/2007, pag.21 MARIA CHIARA BONAZZI, 23 agosto 2007
Un festival nella tenuta di famiglia. La Stampa 23 agosto 2007. GRAFENEGG (Vienna) Signor Metternich, l’ultima volta che qualcuno della sua famiglia è venuto da queste parti, è scoppiata una rivoluzione»
Un festival nella tenuta di famiglia. La Stampa 23 agosto 2007. GRAFENEGG (Vienna) Signor Metternich, l’ultima volta che qualcuno della sua famiglia è venuto da queste parti, è scoppiata una rivoluzione». E’ un cognome ancora carico di tumulti risorgimentali, quello del cancelliere austriaco che rifece la mappa dell’Europa post-napoleonica soffocando le nascenti aspirazioni nazionali sotto le ali d’aquila dell’impero asburgico. Tant’è vero che qualche anno fa un ministro ungherese aveva accolto con questa battuta l’erede del principe, Tassilo von Metternich-Sandor, consulente di tecnologie ambientali e proprietario terriero, che era andato a trovarlo per negoziare un contratto. Lo racconta lui stesso, con gli occhi azzurri che gli brillano divertiti dietro gli occhiali tondi. I «territori occupati» Ma se per il cancelliere Metternich l’Italia non era altro che «un’espressione geografica», Tassilo, che ha 42 anni e tre bambini piccoli, ama Verdi e il nostro «Paese meraviglioso». A Milano viene spesso per lavoro, e a Cetona, dove ha ottimi amici, è di casa. L’Europa che l’ultimo dei Metternich cerca di annettersi è quella della cultura: dell’ex Lombardo-Veneto o Granducato di Toscana mira a riprendersi soltanto il pubblico che voglia fare il viaggio fino alla sua tenuta di Grafenegg, alle porte di Vienna, dove da oggi Tassilo darà per la prima volta dimora stabile a un festival internazionale di musica classica che ambisce a far concorrenza a Salisburgo. Non che Tassilo Metternich e suo padre, un bianco signore nato con il titolo di duca Franz Albrecht che passeggia con le mani dietro la schiena ricambiando il saluto di chi viene a far jogging nei viali della sua tenuta, siano destinati ad incassare un solo euro dei profitti del festival, il cui direttore artistico è il celebre pianista Rudolf Buchbinder. Il loro ruolo è stato quello di mettere a disposizione, gratis, il parco del colossale castello di Grafenegg, un’eccentricità «storicista» ottocentesca che mima insieme gotico e rinascimento, e di approvare con entusiasmo la costruzione di un palcoscenico all’aria aperta, il primo nel suo genere, progettato dalla nipote del maestro Harnoncourt, Marie Therese, e dal suo socio Ernst Fuchs. L’audacissimo «Wolkenturm», ovvero «torre di nuvole», ricorda un po’ lo stile di Frank Gehry ed è una di quelle meraviglie architettoniche contemporanee che farebbero venire i capelli dritti al principe del retrò Carlo d’Inghilterra. Ma Metternich adora questa costruzione d’avanguardia per quasi 1.700 spettatori, un investimento da 5 milioni di euro interamente a carico del lungimirante governo regionale della Bassa Austria, ed è felicissimo di averla nel giardino di casa propria. La dimora a vita «Non abbiamo una logica completamente commerciale. Sì, vogliamo che Grafenegg, che è diventata nostra circa tre generazioni dopo il cancelliere, resti proprietà della famiglia, ma vogliamo anche che serva alla gente». In cambio, la regione ha restaurato il parco dei Metternich a proprie spese. Che differenza rispetto all’ancor feudale Inghilterra, dove certa aristocrazia storce il naso alla sola idea di avere i camminatori sui suoi possedimenti e organizza picnic esclusivi all’opera di Glyndebourne. In Austria, dove altri cognomi celebri della ex nobiltà asburgica sono manager di cultura, Tassilo Metternich non vede l’ora di avere famiglie intere sul «Wolkenturm»: non per niente, con un biglietto da 8 euro ci si può sedere sull’erba e magari gironzolare per il parco con i figli durante i concerti. I cestini per le merende in vendita per gli spettatori del festival di Grafenegg, che si inaugura oggi e prosegue fino al 9 settembre, sono preparati dallo chef del vicino ristorante «Moerwald». Di sé, davanti a un antipasto di patè di fegato d’oca con rucola, dice casualmente che lui e sua moglie Clarissa Toerring-Dettenbach fanno una vita ordinaria con i bambini: «Sul serio, nella nostra casa di Vienna tutto è normalissimo». La sua passione, manco a farlo apposta, è la musica classica, Mahler in particolare, e lo sci, tant’è vero che sta già istruendo sulle piste alpine i figli di 6, 4 e 2 anni. Grafenegg era stata la dimora di famiglia fino alla seconda guerra mondiale, ma fu occupata dai russi per dieci anni fino al 1955. Nel 1971, mentre l’amministrazione regionale contribuiva al restauro, Franz Albrecht cominciò ad aprire le porte al pubblico, per piccoli concerti. Nessuno dei Metternich vive oggi all’interno del castello, un monumento aperto ai visitatori, affittabile per convegni e matrimoni; durante il festival, è possibile cenare in grande stile nei saloni. La tenuta rende in quanto azienda agricola, con i suoi campi di grano, barbabietole e mais, i vigneti che producono un ottimo vino bianco e i boschi circostanti. «In realtà, facciamo i coltivatori», dice Metternich con modestia. Un cognome scomodo Malgrado l’albero genealogico che abbozza svelto su un foglio con un pennarello a partire dall’avo che chiama «il cancelliere», quel Clemens von Metternich nemesi dei patrioti e simbolo dell’oppressione asburgica per l’Italia che cercava l’unita’, Tassilo dice di non sentire nessun obbligo verso il cognome Metternich. «La mia responsabilità è piuttosto verso Grafenegg, perché devo conservare quello che ho avuto il privilegio di ereditare, e verso il mio lavoro di consulente di tecnologie sostenibili». Ripone il pennarello nella tasca del blazer e la discendenza familiare del diplomatico che architettò il congresso di Vienna resta lì sulla tavola, fra il filetto di pesce alle erbe e il secchiello ghiacciato per la bottiglia, mentre Metternich, che ha studiato economia in Germania, comincia a parlare dei suoi viaggi per conto della Erm, un’azienda internazionale con base a Londra di cui è socio. Tassilo è inoltre responsabile della fondazione aziendale che sovvenziona progetti sociali nei Paesi in via di sviluppo. «La Erm effettua perizie sulla sostenibilità ambientale per industrie e governi». Aiutare l’Africa con la microfinanza e i combustibili naturali è lontano anni luce dal cancelliere Metternich e dalle sue mire di arbitro dell’Europa. Che bilancio fa Tassilo del suo antenato? «Mi rincresce tanto che...». Si interrompe. «Non siamo una famiglia di tradizione politica o diplomatica - riprende con un sorriso mite - ma il modo in cui lo consideriamo è più favorevole rispetto al ritratto che si può fare di lui nei libri di storia dei Paesi che appartenevano all’impero austro-ungarico. Lui cercava di fare quello in cui credeva, cioè mantenere l’impero asburgico e ridare stabilità all’Europa dopo le guerre napoleoniche». Grafenegg resta l’ufficio di Tassilo. «Faccio la spola tra questo mio ufficio e Vienna», sorride. La ex scuola d’equitazione, in cui oggi i concerti si trasferiscono quando piove, ospitano già il quartier generale della dinamica Tonkuenstler Orchester, che ha appena acquistato la residenza permanente a Grafenegg. Lì accanto è in costruzione un auditorium d’avanguardia che sarà pronto per la seconda edizione del festival. Attratto dalle delizie di una politica culturale illuminata, oltre che da quelle della regione gastronomica e vinicola della Wachau, il pubblico sta già accorrendo da ogni dove. E l’erede di Metternich contempla questa nuova mappa internazionale che si ridisegna ogni giorno nel giardino di casa sua. MARIA CHIARA BONAZZI