La Repubblica 22/08/2007, pag.17 JULIET EILPERIN, 22 agosto 2007
Il dilemma della Norvegia la ricchezza o l´ambiente. La Repubblica 22 agosto 2007. TROMSO (NORVEGIA) - La Norvegia, nei cui fondali marini si nasconde una enorme riserva petrolifera e dove la preoccupazione per il riscaldamento globale è molto forte, è alle prese con un dilemma, uno di quelli che molte nazioni invidiano
Il dilemma della Norvegia la ricchezza o l´ambiente. La Repubblica 22 agosto 2007. TROMSO (NORVEGIA) - La Norvegia, nei cui fondali marini si nasconde una enorme riserva petrolifera e dove la preoccupazione per il riscaldamento globale è molto forte, è alle prese con un dilemma, uno di quelli che molte nazioni invidiano. In poco più di due generazioni, il petrolio e il gas l´hanno trasformata da economia che cercava di riprendersi dopo la Seconda guerra mondiale in potenza economica. Ma oggi i suoi cittadini e la sua classe politica discutono se sia giusto approfittare del riscaldamento del pianeta per estrarre petrolio al di sopra del Circolo Polare Artico, ben sapendo che quel petrolio contribuirebbe ad accelerare i cambiamenti climatici. Gli esperti del settore energetico calcolano che nel tratto lungo 1.220 miglia di fondali marini dell´Artico potrebbe celarsi una quantità di petrolio e di gas naturale pari a 73 miliardi di barili: tali risorse sarebbero più facilmente estraibili in un clima meno freddo, come quello che pare si stia preparando per il futuro. Considerando il valore del petrolio e del gas di cui dispone attualmente la Norvegia - è il terzo esportatore mondiale di gas e il quinto maggiore esportatore di petrolio del mondo: l´anno scorso queste risorse hanno costituito il 36% delle entrate del governo - i leader politici e le autorità economiche stanno valutando sempre più attentamente le opportunità che si celano in quello che viene chiamato "il Grande Nord". Sanno che se la Norvegia non ne approfitterà, Russia, Danimarca, Canada ed altri paesi potrebbero farlo. Alla Statoil, la compagnia petrolifera norvegese il cui proprietario di maggioranza è il governo, Tude Sundset, vice-presidente responsabile per l´ambiente, dice che i suoi funzionari considerano il riscaldamento globale come un problema ma sono anche convinti della necessità di rifornire i mercati internazionali. Il prossimo autunno, la Statoil inizierà la sua produzione nel Mare di Barents, dove si stima vi siano da estrarre 8 miliardi di barili di petrolio e gas. «Fino a quando il mondo avrà bisogno di petrolio e di gas, sarà necessario andare dove ci sono», spiega Sundset. I funzionari governativi sostengono comunque di voler ridurre l´emissione di gas serra: la Norvegia si è impegnata a ridurre le proprie emissioni scendendo del 10% al di sotto dei livelli del 1990 entro il 2012. Alla fine di giugno il governo ha annunciato un ulteriore piano per giungere entro il 2020 ad una riduzione delle emissioni del 30% e per portare entro il 2050 le emissioni pari a zero. Il ministro degli Esteri, Jonas Gahr Store, spiega che il paese sta anche sperimentando una tecnologia per catturare e stoccare l´anidride carbonica, in modo da limitarne le emissioni. «La Norvegia può fare una grande differenza nel campo della ricerca di nuove tecnologie sulla produzione di petrolio e di gas», dice. Ma molti non considerano sufficienti questi sforzi: «Abbiamo la responsabilità di amministrare l´Artico non sulla base di un benessere locale o regionale, ma in modo ecologicamente responsabile», sostiene Frederic Hauge, che dirige il gruppo ambientalista Bellona. Ogni anno le attività interne della Norvegia producono dalle 17 alle 18 tonnellate di diossido di carbonio pro-capite, dice Hauge, ma questa cifra sale a 124,7 tonnellate se si tiene conto delle emissioni provenienti da tutto il petrolio inviato all´estero. «Siamo un paese di drogati di petrolio. Un piccolo paese egoista, abitato da gente che dipende dal petrolio», afferma. In una nazione orgogliosa del suo atteggiamento socialmente responsabile questo tipo di retorica è una spina nel fianco. Dopo tutto, questo è un paese che destina una quota considerevole dei suoi introiti petroliferi a un fondo pensionistico da 300 miliardi di dollari che cerca di investire solo in imprese che non sono in conflitto con i suoi principi. Un filosofo consiglia la Banca Centrale su come tenersi alla larga da investimenti moralmente discutibili e una commissione etica indipendente dà indicazioni su quando prendere le distanze da partecipazioni azionarie dubbie. Ma alcuni norvegesi temono ancora che il governo non riconosca le implicazioni morali delle proprie attività. Aili Keskitalo, leader dei Lapponi, dice che la corsa al petrolio nell´Artico potrebbe avere un impatto sull´ambiente di gran lunga più duraturo di quello delle estrazioni. Keskitalo aggiunge che i leader indigeni non hanno avuto la possibilità di partecipare al dibattito politico nazionale e che i lapponi non usufruiscono dei diritti di sfruttamento del petrolio e del gas, in quanto queste risorse si trovano al di sotto dei fondali marini. A fine giugno, il Segretario di Stato Liv Monica Stubholt, tra le cui competenze vi sono anche energia e ambiente, è andata a Tromso per incontrare gli scienziati del Norwegian Polar Institute. «Produrremo e venderemo petrolio ancora a lungo», ha pronosticato, aggiungendo che i norvegesi sono consapevoli del fatto che, alla fine, saranno giudicati sia per il contributo dato ai cambiamenti del clima che per i tentativi fatti per cercare di limitarli. JULIET EILPERIN