Varie, 26 agosto 2007
GRECCHI
GRECCHI Walter 1958 (~) • «Tre ragazzi, con la faccia coperta da un fazzoletto. Uno punta verso la polizia la P38, gli altri due scappano. ”Io sono quello col foulard e il tascapane che se la dà a gambe”, sussurra [...] trent’anni dopo quel pomeriggio milanese di cariche di polizia e lacrimogeni, scontri e bagliori di bottiglie molotov. una foto famosa, l´immagine simbolo del terrorismo nascente in Italia. Manifestazioni armate non solo di spranghe e molotov, ma anche di pistole: sull’asfalto di via De Amicis, trafitto da una pallottola, quel 14 maggio del ”77 cadde il vice brigadiere Antonio Custra. [...] Cosa vede in quella foto, Grecchi? ”Vedo uno studente di 18 anni dell’istituto Cattaneo che sognava di cambiare il mondo e voleva fare la rivoluzione. Uno dell’Autonomia, parola che voleva dire tutto e niente. Gli ideali erano giusti, quelli non li rinnego. Eravamo in piazza per protestare contro l’arresto degli avvocati di Soccorso Rosso, era da poco stata uccisa a Roma Giorgiana Masi. Ho lanciato una bottiglia molotov, la pistola non l’avevo proprio [...] Non ho ucciso nessuno. Anche ai processi è stato dimostrato che sono stati altri. Mi hanno arrestato insieme agli altri della foto dopo una settimana. Prima condanna a 10 anni, ridotti a 4 in appello. In carcere, e li ho girati tutti quelli di massima sicurezza, ho fatto 3 anni e mezzo. Quando sono uscito l’esercito mi ha arruolato come bersagliere. Ma la Cassazione ha annullato la sentenza. Ho capito che tirava una brutta aria e sono scappato in Francia. I miei erano operai, hanno tirato su quello che potevano e me l’hanno dato. A Parigi ho saputo della condanna definitiva: 14 anni e 11 mesi per concorso morale in omicidio [...] Mi sembra un’enormità. Ho solo lanciato una molotov. Questo non vuol dire che non senta una pena terribile per quella vittima innocente e per la figlia di Custra che doveva ancora nascere e che adesso ha 30 anni. Dentro ho un’angoscia che non riesco a descrivere. Non doveva succedere ma purtroppo è successo”. Cosa ha fatto in Francia in questi anni? ”Tutti i lavori possibili. Dall’imbianchino al lavapiatti. In carcere avevo preso il diploma di geometra, qui ho fatto tre anni di architettura, ma ho smesso. Mi hanno assunto in una ditta tessile, poi ho cominciato a lavorare per il catasto e mi sono specializzato in cartografia: elaboro programmi informatici. Ho conosciuto una ragazza francese di origini italiane, Pia, e ci siamo sposati, andando ad abitare a Montpellier. Nell’89 ho presentato domanda di naturalizzazione e dall’anno successivo sono diventato francese [...] Ho dovuto firmare una dichiarazione in cui attestavo di abbandonare la lotta armata e che mai avrei nuociuto alla Francia. L’ho fatto, ovviamente, anche se io con il terrorismo non ho mai avuto a che fare [...] Andavo a giocare a pallone a Vincenne con Toni Negri, qualche riunione ogni tanto. Oreste Scalzone dava una mano a tutti. [...] Siamo le cosiddette primule rosse che il ministro Castelli ha inserito in una lista di 14 nomi, per i quali l’Italia chiede alla Francia l’estradizione. Non ho progettato il delitto Moro, non mi sono arruolato nelle Br, non ho ammazzato nessuno: questo è vero e sacrosanto. Sangue sulle mani non ce l’ho. Non so gli altri, io parlo per me. Però so che anche loro si sono rifatti una vita qui in Francia e che alla lotta armata non ci pensano proprio, e da decenni [...] Mio padre è morto di cancro, ma al suo funerale non sono potuto andare, con tutto quello che ha fatto per me [...] Magari mi arresteranno per ultimo, visto che sono il pesce più piccolo. Ma succederà, con il vento di destra che spira in Francia. Mi sveglio di notte con questo incubo. Di certo non scappo un’altra volta. [...] Nel ”90 ho presentato la domanda di grazia, senza avere risposta. Ci riproverò adesso, parlerò col mio avvocato. Ma perché un´amnistia non venga presa in considerazione, questo non riesco a capirlo”» (Enrico Bonerandi, ”la Repubblica” 26/8/2007).