Varie, 25 agosto 2007
BOITANI
BOITANI Piero Roma 6 novembre 1947 • «[...] Quello di Piero Boitani è un caso singolarissimo. Non è soltanto un eccellente studioso, che percorre le letterature del mondo con la stessa facilità e rapidità con cui io percorro la mia stanza da letto. Ha [...] pubblicato Letteratura europea e Medioevo volgare [...] che è una specie di complemento del libro famoso di Ernst Robert Curtius Letteratura europea e Medioevo latino. Non ho la competenza per parlarne. Parlerò invece di un libro stravagante: Sulle orme di Ulisse [...] dove egli rivela di possedere almeno un riflesso della coscienza mitica greca: coscienza rara nei tempi moderni, tranne in grandi poeti come Goethe e Yeats. Non ama vivere la propria vita, ma la ”vita già vissuta”: ricalcare orme che sono già state calcate; citare, ripetere, riscrivere, fondendo il presente con il passato. Fin dalla giovinezza, Boitani ha scelto un modello: Ulisse, che è diventato la figura protettrice della seconda parte del ventesimo secolo e dei primi anni del ventunesimo. Nell’Ombra di Ulisse (1992) e nelle Orme di Ulisse, Boitani cerca di rintracciare tutti i passaggi del suo eroe nella letteratura classica, nella letteratura cristiana antica, in quella medioevale, moderna e modernissima: in testi letterari, storici, religiosi. Ormai, ha acquistato un fiuto quasi mostruoso: basta una parola, un accenno lievissimo, una allusione mascherata, e subito nei suoi libri rinasce l’eroe che ha costruito il cavallo di Troia, incontrato Polifemo, Circe, Calipso, visitato l’Ade, ucciso i Proci, ripreso il viaggio col remo sulle spalle e, venti secoli dopo, nella Commedia, ha tentato il ”folle volo”. Durante la sua ricerca, Boitani è preso da una specie di inquietudine. Si chiede: ”Ulisse mi ha scelto, ma perché, ma per cosa? Io l’ho cercato, ma per quale motivo, a qual fine?” Per spiegare questo mistero, Boitani racconta la propria vita. Quando era bambino aveva già una passione per Ulisse. Appena gli raccontavano la sua storia, diventava attentissimo, perché gli pareva che fosse il più intelligente, astuto e facondo di tutti gli eroi. Appena cominciò a scrivere libri, lo dimenticò per qualche tempo e cercò di sfuggirgli. Ma poi si accorse che nella sua esistenza accadevano strani rinnovamenti, epifanie, coincidenze inspiegabili: tutto gli riportava davanti agli occhi Ulisse; ed egli cominciò a riconoscersi in lui. Così esplorò la propria vita come fosse quella di un altro; e in questo libro racconta il suo matrimonio, le amicizie, le avventure, gli incontri, anche quelli che ad altri parrebbero casuali. Appena gli sembra di aver posato il piede sull’orma di Ulisse, viene assalito da una euforia incontenibile, che gli permette di continuare a vivere e ad esplorare con gioia. Come tutti i moderni, Boitani non ha la forza per ripetere in sé stesso l’intera figura di Ulisse. Non riesco ad immaginarlo mentre scende nell’Ade, ascolta le Sirene, tiene in mano l’erba moly, ama le dee-streghe, vive nel centro del mondo, uccide i Proci. Di Ulisse egli possiede soprattutto l’attenzione, la pazienza, la precisione; e il doppio istinto che lo porta verso gli estremi - da un lato la smisurata curiosità e l’inquietudine, il desiderio di fuga, e dall’altra l’amore per il ritorno. Alla fine, leggendo Eliot, scopre che fuga e ritorno obbediscono allo stesso ritmo: ”Non cesseremo di esplorare, / e alla fine di tutta la nostra esplorazione / arriveremo dove siamo partiti, / e conosceremo il luogo per la prima volta”. Anche la critica letteraria di Boitani è ulissiaca (od ermetica). Altri studiosi sono affascinati da uno scrittore e dai suoi libri: si immergono, si sprofondano, si identificano con l’oggetto del proprio amore, nella speranza (sempre vana) di spiegarlo. Così faceva Marcel Proust, attraverso illuminazioni rapidissime. A Boitani un testo, o uno scrittore, non bastano mai. Ne dispone moltissimi sulla sua scrivania: trova echi, riferimenti, citazioni mascherate, imitazioni, fino a costruire un complicatissimo intreccio. Poi si mette in viaggio sulla piccola nave di Ulisse: alza le vele: non ascolta le Sirene, ma il soffio dei venti; e finisce per percorrere l’universo» (Pietro Citati, ”la Repubblica” 25/8/2007).