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 2007  agosto 25 Sabato calendario

APERTURA FOGLIO DEI FOGLI 27 AGOSTO 2007

La vittima. Chiara Poggi, 26 anni, minuta, capelli scuri, occhi celesti. Laureata in Economia e commercio a Pavia (110 e lode), stagista alla Computer Sharing (adattava i software contabili alle esigenze dei clienti), la mattina del 13 agosto (tra le 9.30 e le 11), sola nella villetta di via Pascoli a Garlasco in provincia di Pavia (i genitori e il fratello erano in vacanza in montagna), è stata assassinata con quattro colpi alla testa sferrati forse con un calzascarpe di metallo. Nessun segno di effrazione, è probabile che abbia aperto la porta all’assassino (lo conosceva?), ma potrebbe anche averla lasciata aperta (l’aveva di vizio, il padre le aveva raccomandato in tutti i modi di tenerla chiusa, post it sullo sportello del frigo ecc.). Il cadavere è stato trovato poco prima delle 14 dal fidanzato. [1]

Il fidanzato. Alberto Stasi, 24 anni. Biondissimo, faccia da bravo ragazzo, bocconiano, avrebbe dovuto laurearsi a settembre (vuol fare il revisore dei conti). Stava con Chiara da quasi quattro anni. Era stata lei a cercarlo: saputo che pure lui s’era iscritto a Economia, l’aveva agganciato con la scusa di un libro: «Tu me lo puoi dare? Così evito di comprarmelo». l’unico indagato per il delitto: è stato l’ultimo a vedere Chiara viva (la sera prima), il primo a scoprirne il cadavere. Contro di lui solo indizi: ha detto che nell’ora del delitto stava a casa a far la tesi, ma sul suo computer non ci sarebbe nessun file salvato quel giorno; le scarpe con cui sarebbe entrato sulla scena del delitto non recano tracce ematiche (possibile, con tutto quel sangue nella casa?): il sospetto è che se le sia cambiate dopo aver ucciso la fidanzata e poi abbia fatto una messa in scena. «Possono dire tutto quello che vogliono, ma io non ci credo che puoi essere stato tu», gli ha detto la mamma di Chiara. [2]

La madre. Rita Preda, 53 anni, mamma di Chiara e di Marco (19 anni), è
«una coscritta del 1954 che non manca i raduni di classe», impiegata in comune a Gropello. Durante il funerale della figlia è stata vicino ad Alberto, prima della tragedia invece non c’era una gran frequentazione (i fidanzati si vedevano casomai a casa di lui). In questi giorni si divide fra la cappelletta del cimitero di Pieve di Albignola dove hanno sepolto la figlia e la Casa Famiglia Ing. Edoardo Sassi dove è ricoverata la vecchia madre Mariuccia, cui nessuno ha avuto la forza di dire la verità su quel che è successo a Chiara («è caduta ed è morta battendo la testa», la pietosa bugia che le hanno raccontato per non farla morire di crepacuore). Ai giornalisti ha confidato che vorrebbe tornare il prima possibile nella casa tirata su mattone per mattone, dal 1993 al 1995, col marito. [3]

Il padre. Giuseppe Poggi, operaio al reparto tracciatura dell’Italiana Conduttori, ha mostrato «assoluta fiducia» nella magistratura («tutto quello che fanno è a ragion veduta. Penso che stiano operando con serietà e competenza») ma durante il funerale ha confidato: «Mi spiace che abbiano coinvolto Alberto». Alla mano sinistra porta solo una semplice vera d’oro, simbolo, vecchio di circa trent’anni, del suo matrimonio con la ragazza timida e delicata che ha voluto sposare. Ogni tanto, quando chiacchierava con i figli, gli piaceva dire che «il matrimonio è uno dei momenti più importanti del nostro passaggio su questa terra». Pierangelo Sapegno: «La figlia maggiore stava ripercorrendo la loro vita, un cammino di passi fermi e un amore tranquillo con un giovanotto di buona famiglia che suo padre approvava incondizionatamente». [4]

I ”suoceri”. Nicola Stasi, commerciante di origini pugliesi, possiede un negozio di ricambi auto in centro a Garlasco («è l’unico nella zona, e ha molto successo», dicono in paese). In questi giorni fa di tutto per proteggere il figlio: «Non è vero che il suo rapporto con Chiara era tormentato, che si lasciavano e poi si rimettevano insieme... Ma voi scrivete quello che volete, tanto il paese è solidale con lui». Sposato con Elisabetta Ligabò, vivono in via Carducci 29 in una grande villa arredata con gusto moderno: «Spazi ampi, scale, sottoscale, controsoffitti, pareti ad angolo. disposta su due livelli. A piano terra - in realtà la costruzione è posta su un terrapieno in modo da lasciare spazio alla taverna, alle cantine e ai garage - ci sono il salone, lo studio, la bella cucina in arte povera. Una vetrata in fondo alla sala affaccia sul giardino» (Paolo Berizzi). [5]

La cugina coi capelli corti. Stefania Cappa, 23 anni, studia Giurisprudenza a Pavia e presta servizio in un’associazione di volontariato, la Croce garlaschese. Alberto ha raccontato che con Chiara si frequentavano solo da quando, poche settimane fa, era stata lasciata dal ragazzo. Al momento del delitto era al telefono con l’amica Lucrezia. diventata famosissima per il fotomontaggio di lei, Chiara e la gemella Paola depositato in via Pascoli come fosse una foto vera (innumerevoli parodie su internet: le gemelle con Bin Laden, Mussolini ecc.). Il fotografo Laura Ripa: «Il giorno dopo l’omicidio, Stefania mi ha mostrato le due foto e mi ha chiesto se era possibile un fotomontaggio. Mi ha detto che voleva un ricordo personale di loro tre insieme. Io non mi sono fatta tante domande». In paese dicono che è «una brava figliola» ma «ama mettersi in mostra, come la sorella». [6]

La cugina coi capelli lunghi. Paola Cappa, 23 anni, studia scienze della comunicazione allo Iulm. Gira con le stampelle per via di una caduta in bicicletta, da sei anni soffre di anoressia, due giorni prima del delitto di Chiara aveva tentato il suicidio (è stata lei stessa a diffondere la notizia). Aspirante autrice televisiva e/o regista, curerebbe (non s’è capito bene) la rubrica ”Accadde oggi” su un settimanale di Mortara (’L’Informatore Lomellino”), per il quale dice di aver scritto «articoli su Natalie Wood, sulla prima bomba a raggi X». I giornali hanno parlato di un curriculum allungato a un allibito operatore Mediaset impegnato nelle riprese in via Pascoli. Il settimanale Oggi ha pubblicato con la sua firma un memoriale che adesso disconosce. Il padre Ermanno: «Un’intervista non autorizzata fatta in quel momento nel tentativo di aiutare il più possibile». [7]

Gli zii. Ermanno Cappa, avvocato, è dirigente della Banca regionale europea, componente della commissione legale dell’Abi, presidente dell’Associazione italiana giuristi d’impresa, autore di testi giuridici per Giuffrè. Biondo, baffi curati, è uno che si definisce «premuroso» tanto nel lavoro quanto negli affetti familiari. Ha sposato Maria Rosa Poggi, tanti anni coi Comelli, proprietari dell’albergo Diamanti (per la cronaca: c’è un uomo che racconta di averla vista in auto vicino a casa di Chiara alle 8.30 del 13 agosto). Tenore di vita adeguato alla famiglia di un libero professionista, vivono in una bella villa in via Leonardo da Vinci (oltre alle gemelle, c’è un terzo figlio, Cesare, più grande, che da un po’ è andato a vivere in un paesino poco distante). Ha confidato: «Ho due figlie con una personalità troppo spiccata, due figlie che adoro». [8]

Il paparazzo. «Era una battutaccia di questi giorni, l’hanno fatta in tanti. ”Vedrai che ora dalle gemelle arriva Corona”. Mai fare battute in Italia, di questi tempi. O si avverano o peggio» (Maria Laura Rodotà). Corona è arrivato a Garlasco mercoledì: «Con Paola abbiamo parlato un’ora, quando l’ho chiamata mi ha detto che era onorata, quasi non ci credeva. Le ho spiegato tutti i dettagli del servizio. Compresa la parte economica. Ho già pensato a tutto. La location è uno studio milanese, gli scatti sono affidati all’obiettivo di un fotografo di moda. Il servizio? Un bel posato in cui Paola e Stefania vengono immortalate vestite da veline. Allegre, sorridenti. Con una bella intervista sulla loro vita, gli studi, gli amori, i progetti. Nessun riferimento all’omicidio di Garlasco, ovviamente. Dev’essere una cosa leggera, divertente». [9]

Il pm. Sull’omicidio di Chiara indaga il sostituto procuratore di Vigevano Rosa Muscio. In questi giorni passa ore e ore nel suo ufficio al secondo piano, vietato agli estranei: «La dottoressa non riceve e non rilascia interviste», è la risposta invariabile che si ottiene dal suo cancelliere. stata poliziotta (come molti magistrati, da Clementina Forleo ad Antonio Di Pietro), «lavorava sodo» e veniva considerata «una persona molto riservata». Piero Colaprico: «Sposata e tranquilla, seria e ”secchiona” la pm sembra, in qualche maniera, l’alter ego della giovane donna uccisa: persone che si fanno strada con grande impegno e mostrando un ”curriculum che parla da solo”. Forse anche per questo la dottoressa Muscio non molla di un millimetro: vuole scoprire chi ha ucciso in quel modo una ragazza che si affacciava alla vita e che ce la stava mettendo tutta per riuscire. Come ha fatto anche lei». [10]

Gli esperti. Lo psichiatra Paolo De Pasquali: «I comportamenti del fidanzato sono compatibili con il profilo dell’assassino. E anche il pianto protratto con cui ha seguito le esequie di Chiara potrebbe nascondere il sincero dispiacere di chi uccide per amore e non per odio». Il criminologo Francesco Bruno «Potrebbe anche essere stato qualcuno che la perseguitava e che lei respingeva». Il giallista Marcello Fois (alludendo a cugine e fidanzato): «Una vuole fare l’avvocato e fa la pr in discoteca, l’altra vuole fare la giornalista e non sa scrivere, lui è un bocconiano con il mito del risultato. Chiara era il corpo estraneo». Lo scrittore noir Andrea Pinketts: « una situazione alla Claude Chabrol: nel film Rosso nel buio c’è una ragazzina pulita, perfetta, quasi troppo, che viene assassinata, e non bisogna andare lontano per cercare il colpevole, visto che è una sua coetanea». [11]

L’assassina. «La teoria circola nelle teste di tutti quanti, inquirenti compresi, da un pezzo. Ed è questa: Alberto aveva una relazione segreta con una donna, probabilmente una donna-arpia, una donna frustrata e invidiosa di Chiara, smaniosa di emergere, che lo aveva soggiogato e che lo voleva tutto per sé. Costei ha bussato alla porta di Chiara, quel lunedì mattina, e Chiara, che la conosceva, le ha aperto. successo allora quel che sappiamo, cioè il massacro. Più tardi, il giovane Stasi, con la sua aria bionda e sperduta, è andato a cercare la fidanzata, è entrato in casa, ha visto quello che era successo, ha capito subito chi era l’assassina e ha deciso di proteggerla. Perché si vergognava di aver tradito Chiara, non voleva che si sapesse della tresca, e soprattutto perché aveva paura di lei, dell’amante-strega» (Giorgio Dell’Arti). [12]