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 2007  agosto 25 Sabato calendario

MARINA VERNA

CORRISPONDENTE DA BERLINO
Tra luglio e agosto, la compagnia petrolifera russa Lukoil ha tagliato di un terzo le forniture alla raffineria tedesca Pck di Schwedt, nel Brandeburgo. Vicenda piena di misteri: la Russia prima ha negato, poi ha ammesso che ci sono state difficoltà, ma senza chiarirne le ragioni. Transnet, l’agenzia monopolista che gestisce gli oleodotti, dà la colpa a Lukoil, la più grande compagnia petrolifera russa, che per tutto il giorno si è trincerata nel silenzio: il portavoce ha fatto sapere che ci sarà un comunicato ufficiale solo la settimana prossima. La notizia era uscita sul Financial Times, condita dal commento di operatori del settore, secondo i quali si tratterebbe di un nuovo tentativo di ottenere condizioni migliori dall’importatore tedesco di greggio russo, Sunimex. In giornata un portavoce della raffineria Pck confermava che negli ultimi giorni c’erano state oscillazioni nelle forniture attraverso l’oleodotto Druzhba - «amicizia» - e che si cercavano alternative per compensarle: «Sono in corso colloqui, ma il problema non è drammatico».
In serata c’è stata un’ammissione di Sergej Grigorjew, vicepresidente di Transneft, con l’indicazione del colpevole: «A luglio e agosto Lukoil e alcune piccole società non hanno ottemperato agli obblighi di rifornimento. I motivi non sono noti». la seconda volta in un anno che le forniture russe all’Europa vengono tagliate. A gennaio è successo per una disputa con la Bielorussia sulle tasse di transito del greggio russo lungo la Pipeline Druzhba - «amicizia» - che rifornisce la Polonia e, per un quinto del suo fabbisogno, la Germania.
Secondo esperti del settore, la disputa riguarderebbe il ruolo degli intermediari. « sempre la solita storia - ha detto al Financial Times un operatore -. Lukoil vorrebbe trattare direttamente con le raffinerie, non ama vendere tutto il suo greggio a Sergei Kishilov». Ovvero l’uomo-chiave dell’industria petrolifera russa, quello che da più di dieci anni gestisce le operazioni Sunimex, compresi i rapporti con la raffineria di Schwedt, di cui Eni possiede l’8,3 per cento.
Secondo l’agenzia Ria Novosti, la disputa russo-tedesca potrebbe anche essere una conseguenza del nuovo oleodotto in costruzione sotto il Baltico: sarebbe una manovra per premunirsi contro possibili futuri problemi collegati con la pipeline Druzhba. Secondo Spiegel on line, gli attriti nascerebbero dai tentativi di Lukoil di acquistare una raffineria in Germania. La società ne possiede già otto tra Russia, Romania, Bulgaria e Ucraina, ma in Germania è sempre respinta.
Comunque sia, nel terzo trimestre 2007 la Russia non ha fornito alla Germania i 5,45 milioni di tonnellate di greggio previsti dagli accordi bilaterali. La quota di competenza di Lukoil è di 1,8 milioni di tonnellate. «E’ tutto molto curioso - ha dichiarato un esperto al Ft -. I tagli sono diventati di pubblico dominio proprio quando i due litiganti, Lukoil e Sunimex, sembrano aver raggiunto un compromesso». Un portavoce dell’Unione Petrolifera di Amburgo ha detto che il problema non dovrebbe essere esagerato: «Non ci sono segni di difficoltà per le raffinerie tedesche a causa di questi tagli». Identiche rassicurazioni dal portavoce della raffineria di Schwedt: «Siamo stati avvertiti che ci sarebbero state delle oscillazioni, non dei tagli. E abbiamo potuto compensarle con l’oleodotto di Rostock, sul Baltico. La situazione non è assolutamente paragonabile a quella di otto mesi fa, quando i rubinetti furono chiusi senza preavviso».

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