Mattia Feltri, La Stampa 25/8/2007, 25 agosto 2007
Nell’Italia non più dei fasci ma ancora delle corporazioni, la colpa è sempre di quell’altro. Per i forestali la colpa è dei vigili del fuoco, e per i vigili del fuoco è degli assessori come per gli assessori è della protezione civile, e del resto per l’opposizione la colpa è della maggioranza e per la maggioranza - portavoce il ministro Alfonso Pecoraro Scanio - è dell’opposizione quand’era al governo
Nell’Italia non più dei fasci ma ancora delle corporazioni, la colpa è sempre di quell’altro. Per i forestali la colpa è dei vigili del fuoco, e per i vigili del fuoco è degli assessori come per gli assessori è della protezione civile, e del resto per l’opposizione la colpa è della maggioranza e per la maggioranza - portavoce il ministro Alfonso Pecoraro Scanio - è dell’opposizione quand’era al governo. La colpa, dice Guido Bertolaso, è di chi non mi ha allarmato per tempo. Il sindaco di Patti dice che la colpa è di chi ha trascurato i suoi numerosi allarmi. Un deputato diessino all’Assemblea siciliana dice che la colpa è della Protezione civile regionale che non si riunisce da tre anni. In area Ulivo, c’è un parlamentare (Nello Palumbo) secondo cui la colpa è della legge che non funziona e un europarlamentare (Gianni Pittella) secondo cui la legge è buona ma la colpa è di chi non la applica. La Procura di Messina ha deliberato di aprire un fascicolo per stabilire di chi sia la colpa; ne sapremo qualcosa fra un lustro. Poi c’è il capitolo dei rimedi. L’onorevole Pippo Fallica (Forza Italia) chiede una commissione d’inchiesta parlamentare con la stessa energia con cui l’onorevole Giovanni Burtone (Ulivo) chiede la convocazione della commissione Antimafia. Angelo Bonelli, capogruppo dei Verdi alla Camera, chiede tempestivamente l’utilizzo del tesoretto bis (o tris), quello intuito ieri dal maggiore introito fiscale, per affrontare l’emergenza. La quale, del resto, è il motore unico dell’azione politica: oggi gli incendiari, ieri e domani le baby gang, gli immigrati, i mini o i macro criminali, i pedofili, gli automobilisti sbronzi fino ai tabagisti e ai pit bull. Dietro ai roghi e ai fumi si vedono tute rosse di pompieri e affini guidati dalla buona volontà e dall’improvvisazione. E dietro a loro l’ammuina di chi corre da poppa a prua, cioè da un taccuino a una telecamera a pronunciare le sensatezze di cui sopra. Nel rimario dell’amministrazione, emergenza si accoppia a rigore. Con i criminali delle fiamme bisogna essere «severissimi», ha detto Romano Prodi; i giudici «siano impietosi», ha detto il ministro della Giustizia, Clemente Mastella; serve «tolleranza zero», ha detto Pecoraro Scanio qualche minuto prima o qualche minuto dopo che la invocassero il ministro delle Politiche agricole, Paolo De Castro, e il suo predecessore di An, Gianni Alemanno. Giungono notizie anche dai luoghi devastati: un vertice nel Cilento in cui i sommi cervelli hanno stabilito la necessità di «rafforzare la guerra contro i piromani». Il sindaco di Montecorice, un Comune della zona, vorrebbe rafforzarla autorizzando i carabinieri a «sparare a vista» su chi appicca il fuoco. Questo è: si spara a vista in base all’impellenza, e dimenticando che il 92 per cento dei roghi è casuale e non doloso. Però tolleranza zero con questo oggi, con quello domani, con quell’altro dopodomani, e quindi tolleranza con tutti. Basta niente, in fondo, per dimostrare l’ardore civico. Le immagini degli incendiari in manette sono state diffuse dai fotografi convocati per la postuma esibizione di inflessibilità. Pecoraro Scanio, titolare dell’Ambiente, ha invitato tutti a seguire il monito quirinalizio. «Si faccia ogni sforzo...» eccetera, aveva detto Giorgio Napolitano in un momento di sconsolata prosaicità. Ma l’Italia con i Verdi al governo è sempre meno verde. Da gennaio a oggi sono bruciati quasi centomila ettari fra boschi e campi (dati della Forestale), pari all’intero territorio della provincia di Biella. Il 250 per cento in più rispetto al 2006. «Non è colpa mia se nel Parco del Pollino di centosessanta forestali ne sono rimasti cinquanta», ha detto Pecoraro a questo giornale girando le responsabilità al governo precedente, fuori uso ormai da sedici mesi. Un po’ di verde va in fumo, un po’ di verde va sotto l’immondizia, l’inceneritore no, il rigassificatore neanche, le energie alternative vengono buone per l’accademia, che è il sale degli esecutivi di coalizione. Ora Pecoraro vuole la codificazione degli ecoreati e un adeguato percorso formativo della magistratura in collaborazione col Csm. Alla carrellata mancano soltanto l’opuscolo per le scuole e la pubblicità progresso. Se questo è quello che si farà, bastava quello che è stato fatto. E la prossima volta speriamo che piova. Stampa Articolo