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 2007  agosto 25 Sabato calendario

DAL NOSTRO INVIATO

PATTI - Valerio, il più piccolo, è nervoso e sprezzante. Mariano più riflessivo e taciturno. Ma sono due che sanno il fatto loro. Quando sono andati a prenderli, a casa loro, a San Cosimo, quattro chilometri appena dall´agriturismo della morte, non hanno fatto una piega. Neanche quando, ben nascosta sotto un cumulo di paglia, è venuta fuori la Fiat uno targata Torino. Evidentemente dovevano averlo letto o sentito in tv che la caccia al piromane partiva proprio da quella macchina.
Due balordi senza troppi scrupoli. Così, tra Patti e Montalbano Elicona, piccolo paese distante appena una decina di chilometri da dove abitano, descrivono Valerio e Mariano Lamancusa, 31 e 32 anni, i due presunti piromani "assassini". Un bel pedigree giudiziario, dalle estorsioni, alle lesioni, due che risolvono le questioni a modo loro, fanno la voce grossa e alzano le mani senza pensarci troppo. Di omicidio, volontario però, uno dei due era già stato accusato per una brutta storia di paese. Incendi fino ad ora mai.
Le parole dell´anziana madre, che li ha attesi per lunghe ore fuori dal commissariato dove erano stati condotti la sera prima, la dicono lunga sulla personalità dei due presunti piromani. «Questa volta è andata male», ha sussurrato la donna probabilmente ripensando a tutte le altre volte in cui quei figli si sono messi in brutti guai. A difendere Valerio e Mariano è la cognata, la moglie del terzo fratello fermato con loro e poi rilasciato. Lui, a quanto sembra, non c´entra nulla. «Ma come possono avere appiccato le fiamme se quell´incendio ha distrutto anche le loro terre, i loro animali. Per ore sono stati lì a cercare di spegnere il fuoco. E ora li arrestano?».
Che la situazione sia sfuggita di mano ai due fratelli, gli investigatori ne sono certi. Non puntavano alla zona alta della collina, in direzione dell´agriturismo. Volevano i terreni accanto ai loro, volevano erba fresca per pascolare i loro animali, pecore e vacche. Da queste parti, purtroppo, si fa anche così per procurarsi le terre. Si bruciano quelle vicine aspettando la nuova stagione che porti erba nuova. E proprio lì, dalla coincidenza tra gli interessi dei sospettati e il pesante indizio dell´auto segnalata con il suo contenuto incendiario, gli investigatori sono partiti per costruire il loro castello di accuse. Al quale Valerio e Mariano hanno ribattuto con assoluta indifferenza e tranquillità. «Noi quella sera eravamo da un´altra parte. Abbiamo l´alibi». E così hanno chiuso il dialogo con gli inquirenti lasciando all´avvocato Loredana Rigoli il compito di raccomandare ai giornalisti di non sbattere il mostro in prima pagina. «E´ una vicenda dolorosa che coinvolge il senso civico di tutti ed è bene, per amore di giustizia, scoprire il vero colpevole. Con le prove, però, non bastano le supposizioni».
La notizia del fermo dei due fratelli è arrivata in quelle stesso contrade proprio mentre era in corso la veglia funebre di una delle vittime, Tina Scafidi, la cameriera dell´agriturismo morta carbonizzata in macchina mentre tentava la fuga. Una ventina di sedie a cerchio davanti la casa, il marito vestito di nero, immobile, non una parola, così come la figlia diciannovenne. Per tutti parla la cognata, Rosaria: «Non vogliamo vendetta, ma giustizia sì. Tre morti così non si possono perdonare».