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 2007  agosto 17 Venerdì calendario

MILANO

Le negoziazioni tra Eni e Kazakhstan sul giacimento del Kashagan cominceranno lunedì. Lo ha annunciato ieri Paolo Scaroni, amministratore delegato del gruppo energetico a margine del Meeting dell’amicizia di Rimini in cui ha smentito anche la notizia di un presunto aumento delle royalties riconosciute al Kazakhstan. «Non siamo in regime di royalties» ha specificato Scaroni. Continua quindi, la complicata vicenda del progetto Caspio del Nord per la produzione di petrolio nel giacimento di Kashagan.
Dopo le minacce di stop giunte dal governo Kazako, l’Eni avvia le negoziazioni. Da lunedì prossimo, un gruppo di persone del consorzio Agip Kco che dal 2004 ha concluso un accordo per lo sfruttamento del giacimento con riserve stimate per 7 miliardi di barili, avrà 60 giorni di tempo per trovare una composizione amichevole con il governo Kazako. Dopodiché sarà proprio lui, il numero uno di Eni, a recarsi in Kazakhstan, ma solo dopo il 4 settembre, a seguito del rimpasto del governo locale dopo le elezioni parlamentari che si sono tenute il 18 e 19 agosto.
In seguito, toccherà al presidente del consiglio Romano Prodi che ha annunciato il viaggio nella prima settimana di ottobre. Il contratto sul giacimento («un super giant anche per il gas») dovrà essere rivisto. «Ci sono tutta una serie di parametri che andranno aggiornati » ha detto Scaroni. All’ epoca della firma infatti «il petrolio costava 20 dollari al barile » mentre «oggi il prezzo oscilla tra i 65-70 dollari ». E proprio sul petrolio l’ad di Eni ha incentrato parte del suo discorso prevedendo dal 2011 in avanti, un prezzo a lungo termine intorno ai 40 dollari al barile. «Noi consideriamo i prezzi attuali altissimi» ha detto Scaroni «ma la mia opinione è che vadano verso una discesa da qui a fine anno». Salvo fenomeni internazionali, ha poi specificato l’amministratore del gruppo energetico «non c’è ragione per cui i prezzi non tendano verso il basso». Ieri comunque il greggio ha toccato un massimo di 71,09 dollari.
E proprio in base al prezzo del petrolio, saranno ridefiniti i dati del contratto con il Kazakhstan. Un negoziato che Scaroni si è detto «fiducioso» di poter «portare a termine il più presto possibile». Quanto alla possibilità di cambiamenti nella composizione del consorzio (costituito anche da Total, Exxon Mobil, Royal Dutch/ Shell con un pacchetto del 18,52% e KazMunaiGaz, del governo kazako, con un pacchetto dell’8,33%) il numero uno di Eni ha dichiarato che «il consorzio è bloccato». La Borsa ha reagito bene alla notizia della trattativa, il titolo Eni ha segnato un più 1,55%. Dal palco di Rimini, Scaroni è intervenuto anche su politica e società: «bisogna dotarsi di infrastrutture moderne e di un sistema educativo eccellente» ha detto, criticando le «minoranze ostruzionistiche che tengono in ostaggio l’intero paese» su progetti come Tav e rigassificatori.