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 2007  agosto 22 Mercoledì calendario

Il giallo di Pavia: se ci pare normale sospettare di tante belle persone... Gazzetta dello Sport 22 agosto 2007

Il giallo di Pavia: se ci pare normale sospettare di tante belle persone... Gazzetta dello Sport 22 agosto 2007. Ogni volta che leggo di fatti come quello di Pavia tendo a pensare che siano opere di fantasia. Immagino che l’altra notte i giornalisti si siano telefonati e abbiano inventato un omicidio, questo immagino. Una notte Novi Ligure, un’altra notte Cogne, un’altra ancora Erba... Immagino che nei giornali, sapendo quanto i lettori amino le storie di Lucarelli e compagnia, un certo giorno le redazioni si riuniscano in teleconferenza, brucino un pomeriggio di brainstorming, e poi eccole pronte a creare un nuovo giallo. Questo immagino. Leggo di una ragazza di Pavia presa a martellate sulla nuca e penso, che tosti questi giornalisti, guarda fin dove si sono spinti stavolta. In realtà, come so bene anch’io non appena torno lucido, quella ragazza è morta davvero, qualcuno le ha davvero spaccato la testa - qualcuno che tra l’altro, stando alle ricostruzioni degli inquirenti, la conosceva bene. La mia sciocca, infantile incredulità non nasce da presupposti morali, bensì dall’incapacità di far corrispondere i dati sensibili della mia esperienza reale con le notizie che ricevo. Nella mia esperienza, credo piuttosto condivisa, vedere anche un semplice pugno in faccia, cioè l’azione finale, che ha portato le nocche di una persona a schiantarsi sul naso di un’altra, è un fatto altamente scioccante. Da ragazzino, le poche volte che mi è capitato di menare le mani sono rimasto sempre sconvolto. Lo stesso quando mi è capitato di assistere a qualche alterco in strada. Il rumore da straccio bagnato che fanno le ossa della faccia, il sangue che esce dal naso, tutto questo nei dati della mia esperienza ha un effetto paralizzante, e tendenzialmente ho riscontrato la stessa cosa nella stragrande maggioranza delle persone: tendenzialmente, perché devo per forza mettere in conto l’accanimento eccezionale di coloro che non si fermano al primo schizzo di sangue, coloro che magari, in condizioni particolari, sanno organizzare a freddo un piano, prepararsi un alibi e poi presentarsi dalla loro madre con un coltello in mano. Questi una volta erano i delinquenti, avevano la faccia, i modi dei delinquenti. Ce li mostravano in tribunale, dietro le sbarre degli imputati, ed erano esattamente come ce li immaginavamo - esseri le cui forze oscure trasparivano sui loro lineamenti, esseri di un’altra specie - , era confortante riconoscerli. Ora con quel coltello in mano c’è sempre più spesso uno della nostra specie, uno che non assomiglia a un delinquente. Che è successo? Come abbiamo imparato ad accanirci sul corpo dell’altro? Come abbiamo imparato a non fermarci dopo il primo pugno? Come riescono tutte queste belle persone - ovviamente anche a Pavia l’assassino non sarà un cattivo venuto da fuori, ma una bella persona - a sferrare martellate vere sulla testa vera di una ragazza vera? Qui si parla di un fidanzato, di una cugina, ma non è questo il punto. Il punto è che, non troppo tempo fa, vedendo quelle belle facce sfigurate dal pianto nelle riprese del funerale, nessuno avrebbe creduto possibile un loro coinvolgimento. Ora ci pare normale sospettare di loro. Mauro Covacich