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 2007  agosto 22 Mercoledì calendario

Salvatore Scarpitta, il vero Barone rampante. Corriere della Sera 22 agosto 2007. E state 1957. Nei Coralli di Einaudi esce Il barone rampante di Italo Calvino (1923-1985)

Salvatore Scarpitta, il vero Barone rampante. Corriere della Sera 22 agosto 2007. E state 1957. Nei Coralli di Einaudi esce Il barone rampante di Italo Calvino (1923-1985). Anche se ha solo 34 anni, lo scrittore vanta una lunga carriera politico-letteraria, formatasi durante la guerra. Tra gli incontri cosiddetti «capitali », quelli con Eugenio Scalfari, compagno di liceo (col quale si confronta su tutto), Cesare Pavese ed Elio Vittorini. Mentre lavora all’Einaudi e collabora all’Unità, pubblica nel ’47 il suo primo libro, Il sentiero dei nidi di ragno; nel ’49, i racconti Ultimo viene il corvo; nel ’52, Il visconte dimezzato enel ’56 Fiabe italiane (trascrive 200 racconti popolari, con l’aiuto dell’etnologo Giuseppe Cocchiara). La vicenda del Barone si svolge nel 1767. A pranzo, il dodicenne Cosimo Piovasco di Rondò rifiuta una zuppa di lumache e il padre lo caccia da tavola. Dopo un po’, il ragazzo si arrampica su un leccio’ dove saliva col fratello di otto anni – e non scende più. Vi trascorrerà 53 anni. Una vita intensa: incontri, scontri, amori (su quell’albero tramonta il secolo degli illuministi e albeggia quello romantico); sino a quando, agonizzante su un ramo, Cosimo riesce, con un balzo, ad aggrapparsi alla corda di una mongolfiera, che gli passa sopra la testa e che un vento fortissimo trascina verso il mare. Superato il golfo, l’aerostato atterra sull’altra riva. Ma di Cosimo non c’è più traccia. Storia di pura invenzione? Niente affatto. Calvino riprende un fatto di cronaca, avvenuto in California nel 1931, di cui viene a conoscenza nel 1950. Glielo racconta direttamente il protagonista, Salvatore Scarpitta, artista morto nell’aprile scorso, a 88 anni, il quale ricorderà l’episodio nelle sue memorie. Nato a New York nel 1919, Scarpitta è figlio di uno scultore siciliano che dieci anni prima ha tentato l’avventura nella Grande Mela (anche il nonno ha fatto lo stesso, nel 1859, da Palermo). La madre, attrice di origine russo-polacca, se lo porta dietro sul set dei film. Ben presto, la famiglia si trasferisce in California. Un mattino di marzo del 1931, Salvatore litiga col padre che gli chiede di tinteggiare un cancello; per evitare un paio di scapaccioni, si rifugia su un albero di pepe dove resta per tutto il giorno. Passata la buriana, scende. A scuola racconta l’episodio ad alcuni compagni che, divertiti, lo riferiscono ai propri genitori. Di bocca in bocca, la storia finisce sui quotidiani del posto, che, naturalmente, ci ricamano su. Allora il ragazzino decide di realizzare ciò che legge sui giornali. Così risale sull’albero e vi resta per 34 giorni. Diventa un «caso». I quotidiani lo seguono giorno per giorno. Sull’albero-casa, Salvatore «riceve» anche amici e ammiratori. Fra questi, i fratelli Hunter, che detengono il primato mondiale di permanenza in volo. L’incontro viene immortalato in un paio di fotografie. La strana avventura procura al dodicenne anche una certa somma di denaro, che gli permette di andare in Sicilia assieme alla famiglia. Rientra negli Usa, ma poi, a 17 anni, va a studiare a Palermo e poi a Roma. Accademia di Belle arti. Amicizia con altri giovani artisti (Dorazio, Birolli, Leoncillo, Crippa. Fontana, Morlotti, Scanavino, Mafai, Fazzini, Turcato, Melli, ecc.). Nel ’46, la sua prima mostra romana. Frequenta artisti e scrittori. Una sera del 1950, all’osteria Menghi, in via Flaminia, dove vanno anche Cardarelli, Gatto, Penna, Pirro e altri, Scarpitta racconta a Italo Calvino la sua avventura di dodicenne sull’albero di pepe. Sette anni dopo, esce Il barone rampante. Scritto in soli due mesi (dal 10 dicembre ’56 al 26 febbraio ’57) il romanzo divide la critica. Stroncature (Asor Rosa), riserve (Cases). Vittorini, invece, vi individua due filoni: uno, fantastico, che si rifà a Robert Louis Stevenson; l’altro, di sapore grottesco. In realtà, il Barone disorienta soprattutto coloro che considerano Calvino solo un autore realista e «politico », anche se, in tal senso, già Il Visconte dimezzato presentava «germi» così pericolosi. Risposta di Calvino: c’è antitesi fra realismo e fantasia? Swift, Voltaire, Gogol, Kafka, Picasso dimostrano il contrario, osserva. «Costoro sono sempre ricorsi a mezzi d’invenzione fantastica, a semplificazioni e organizzazioni violente e paradossali dei dati della realtà. Non per niente la poesia popolare è sempre stata fantastica: le grandi spiegazioni del mondo sono sempre apparse come favole o come utopie». SEBASTIANO GRASSO