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 2007  agosto 22 Mercoledì calendario

Il pittore da 800 mila euro diventa ritrattista di strada. Corriere della Sera 22 agosto 2007. BERLINO – «Lo fa per divertimento o per lavoro?»

Il pittore da 800 mila euro diventa ritrattista di strada. Corriere della Sera 22 agosto 2007. BERLINO – «Lo fa per divertimento o per lavoro?». «Per divertimento». E come poteva, l’americano venuto dal Connecticut, immaginare che l’uomo che aveva davanti non era un ritrattista? Jeans strappati e barba leggera, la matita rossa sulle labbra, niente di diverso dai tanti artisti da strada seduti a place George Pompidou a Parigi. Solo che, questo, di nome faceva Daniel Richter. Un quadro venduto a 824 mila dollari a maggio da Sotheby’s a New York, la retrospettiva appena conclusa alla Kunsthalle ad Amburgo, una superstar dell’arte contemporanea. «Cinque euro ». Non saprà mai, forse, l’americano del Connecticut il valore del ritratto che s’è messo nello zainetto. Come forse non lo scopriranno gli altri 24 turisti, taiwanesi, australiani, statunitensi, giapponesi, che si siederanno sullo stesso sgabello: ignari protagonisti di un esperimento che disperderà – senza lasciare traccia – un’opera che varrebbe una fortuna. Grandiosa provocazione, quella di Richter, seguita e fotografata – passo dopo passo – dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung. Fa discutere, è ovvio, come tutte quelle che colgono nel segno. Quanto vale un’opera d’arte se non si vende come tale? Il gioco di un artista, tra gente che gioca a fare l’artista. Sotto il Beaubourg, lui pittore finto e ignorato in mezzo ai pellegrini dell’arte che s’accalcano per vedere – cinque piani più in alto – le tele, tra gli altri, di Daniel Richter. «Quanto vale ciascuno di questi schizzi? – risponde a Berlino la sua gallerista, Nicole Hackert – Così, sul momento, 6.500 euro l’uno». Sono venticinque... C’è tutto Richter in questa provocazione. La riflessione sulla forza del mercato, proprio nei giorni in cui le case d’asta Sotheby’s e Christie’s annunciano profitti da record. Il «sinistrorso» dell’arte tedesca (il suo amico, l’altro grande talento, Neo Rauch è il «destrorso») si diverte a regalare schizzi. L’aveva detto, in una celebre intervista, che «quasi tutti i pittori sono stupidi, perché s’interessano solo di cose tecniche, sono incapaci di riflettere su come funziona il loro medium, che impatto abbia sull’ideologia corrente ». Ma non è solo denuncia: piuttosto – ed è tutto molto «Daniel Richter» – il fascino della bellezza casuale e provvisoria, che si crea perché si sa che andrà distrutta. Due giornate, una performance. Lui disegna veloce, cinque minuti a ritratto. Però lì, a piazza George Pompidou, il pittore veloce desta sospetti. Si avvicina una taiwanese, controlla il nuovo arrivato, no, non è un concorrente, non usa neppure i colori, non sfonderà. C’è un cinese d’una provincia del nord che chiede uno sconto: «Cinque euro? No, tre». C’è un’israeliano di Haifa che quasi ci capisce, «ehi, questo è il migliore di tutti». C’è la coppia di americani: lui non gradisce il ritratto della moglie, lo butta nel cestino. Richter si rilassa, passa l’angoscia di disegnare sotto gli occhi di tutti: non ha mai fatto ritratti, dice alla Faz. Ormai si diverte. Insegue un giovane con occhiali alla moda e una cravatta e gli urla dietro: «Ehi, l’unica cosa che manca nel tuo loft è un mio quadro». Quello risponde, «sono anch’io un pittore». Richter: «Ma non così cattivo». Perdita secca per il loft. Eppure, lo conosce benissimo, il mondo del glamour. L’inaugurazione della retrospettiva di Amburgo in maggio è stata una delle feste-evento dell’anno. Però lui dice: «Questo mondo è decadente: ci sono tipi con queste facce isteriche, uomini e donne che corrono sempre al bagno e sfilano come in passerella, queste facce da newyorkesi d’importazione, che sanno tutto di scarpe e di cosa non si deve fare». Però comprano quadri: «Sì, e va anche bene così: se insistono dopo 5 o 6 anni cominciano a capirci qualcosa». I suoi sono «intollerabilmente snervanti », colori allucinati: la foto dell’insurrezione comunista a Barmbek del 1923 che diventa la fuga sulle imbarcazioni dall’Africa; il muro di Berlino che una mano aiuta a scalare è in realtà la cinta dell’ambasciata Usa bombardata a Nairobi. Un vorticoso gioco di fraintendimenti. Però lui, tutte queste arrabbiature le porta con leggerezza. Ha una sua etichetta di dischi, un passato da punk, una moglie e da pochi mesi un figlio. Ha la grazia di chi la passa indenne. E, probabilmente, lo diverte pensare a quella coppia di turisti australiani che, quando appenderà al muro un «vero» Daniel Richter, si soffermerà a guardarlo e si ricorderà di quella bella vacanza a Parigi. Mara Gergolet