John Lloyd, la Repubblica 24/8/2007, 24 agosto 2007
Se nel 1967 si apparteneva alla generazione inglese più anziana - nata, per esempio, intorno all´inizio del XX secolo, ancora in epoca vittoriana - era del tutto giustificabile presumere che i barbari fossero entrati tra le mura di Roma e stessero festeggiando nel Foro
Se nel 1967 si apparteneva alla generazione inglese più anziana - nata, per esempio, intorno all´inizio del XX secolo, ancora in epoca vittoriana - era del tutto giustificabile presumere che i barbari fossero entrati tra le mura di Roma e stessero festeggiando nel Foro. Chi erano infatti gli idoli, non soltanto dei giovani britannici - erano ben più di quello, ormai! - ma dei giovani dell´Occidente, anzi in verità di tutto il mondo, compresi quelli dell´Unione Sovietica che più o meno legalmente riuscivano ad accedere alla loro musica? Un gruppo che aveva preso il nome da un insetto, e lo aveva addirittura storpiato: erano i Beatles, un gioco di parole sulla parola beat. E che cosa cantavano mai i Beatles? Canzoni di una banalità straordinaria: Please please me, Love me do!, All my loving. Twist and shout!. La strofa ripetuta più volte di Love me do, la loro prima canzone a entrare nella classifica top 20 britannica, era la seguente: Love, love me do! You know I love you! I´ll always be true! So plea-ea-ease… Love me do! (Amami, amami, lo sai che io ti amo. Sarò sempre sincero. Quindi, per favore, amami, amami). Questa e altre canzoni dello stesso tipo avevano reso i Beatles un fenomeno planetario. Nel 1967, tuttavia, avevano già fatto progressi notevoli da un punto di vista musicale, intellettuale e spirituale. Le canzoni erano molto meno lineari: avevano una complessità musicale superiore, risentivano di influenze di vario tipo, dalla musica indiana per sitar ai concerti di Brandeburgo di Bach. Erano, se vogliamo usare termini convenzionali, molto più interessanti e differenziate. Nell´album Sgt. Pepper, uscito in quello stesso anno, la canzone When I´m 64 era ironica e agro-dolce; Lucy in the Sky with Diamonds era probabilmente il frutto di una sessione musicale sotto l´effetto della droga, e pertanto risultava del tutto incomprensibile a chi non aveva fatto il loro stesso trip; Sgt. Pepper´s Lonely Hearts Club Band aveva ripreso alcuni vecchi generi e Strawberry Fields forever, risentiva dell´influsso del misticismo e della musica indiani che avevano affascinato George Harrison più degli altri. I Beatles erano ormai di proprietà di tutto il mondo grazie a queste canzoncine trite e ripetitive dell´inizio degli anni Sessanta, ai tempi in cui ancora cantavano per i figli della classe operaia - alla quale loro stessi appartenevano - ben prima di diventare non soltanto ricchi e famosi, ma anche fissati con i loro viaggi esplorativi. Esplorarono a fondo il misticismo orientale, come nel caso di Harrison, o la loro stessa psiche, come Lennon, oppure tutti insieme sondarono (per breve tempo) qualcosa che definivano "rivoluzione". Insomma, i Beatles esplorarono tutte le tendenze in voga nella seconda metà degli anni Sessanta, nessuna delle quali aveva tuttavia il potere di continuare ad affascinare a lungo le superstar multimiliardarie che erano diventati. Le strade da loro imboccate erano quelle tipiche del periodo. Loro vi reagirono e al tempo stesso contribuirono a definirle. Per i giovani della classe operaia che tali rimanevano, la giovinezza assunse uno stile preciso, si colorò di entusiasmo e di un senso di emancipazione quanto meno transitoria dai vincoli della famiglia, del lavoro, della tradizione e perfino della classe sociale di appartenenza. Per coloro che intraprendevano un percorso formativo - o da soli, o nelle università in inopinata espansione -, per i giovani della borghesia e gli appartenenti alle famiglie più agiate, si spalancarono molte strade: quella verso la "rivoluzione", quella del mondo degli stupefacenti, quella delle forme più disparate di psicoterapia, quella delle nuove forme di esperienza religiosa, quella della lotta per la libertà contro le dittature, quella del femminismo e quella dell´emancipazione dei gay. I Beatles si comportavano davanti al loro pubblico (pressoché tutto quello che facevano prima o poi sarebbe diventato pubblico) nello stesso modo col quale si comportava la gioventù all´avanguardia: erano seguaci e al tempo stesso leader dei vari movimenti. I governi dell´epoca reagirono in vari modi: soltanto due anni prima del 1967 il governo britannico laburista di Harold Wilson, nel tentativo di apparire trendy, aveva fatto sì che la Regina conferisse ai Beatles l´Mbe, grazie alla quale diventavano "Membri dell´Ordine dell´Impero Britannico", onorificenza per tradizione conferita per servigi resi alla nazione - un privilegio alquanto ironico per dei giovanotti che si identificavano così tanto con l´anti-establishment. Quaranta anni dopo, è difficile ricordare con esattezza quanto radicali i Beatles siano potuti apparire a quella generazione più anziana, e non soltanto a quella. Aver conferito loro quell´onorificenza sollevò scalpore e indignazione: molti parlamentari conservatori insigniti di quel medesimo titolo onorifico in segno di protesta lo restituirono. Molti di loro, in effetti, consideravano i Beatles alla stregua di barbari che premevano alle porte, persone di scarsa cultura, elevate al rango di modelli per una generazione che aveva perduto i propri punti di riferimento. Ma a considerarli una minaccia non fu soltanto quella generazione più avanti con l´età: dopo il loro tour negli Stati Uniti, Elvis Presley si lamentò che i Beatles fossero andati in America a far soldi e poi fossero tornati in Gran Bretagna a rilasciare dichiarazioni antiamericane. Presley chiese che fosse loro negata l´autorizzazione a tornare negli Stati Uniti, in parte per il loro antiamericanismo, e in parte per il loro aspetto "indecoroso e trasandato". In particolare, fu Lennon a diventare un´icona della controcultura: una volta separatisi i Beatles, nel 1969, pubblicò album frutto di indagini personali smodate e al tempo stesso allestì happening insieme a sua moglie, l´artista giapponese Yoko Ono, nel corso dei quali i due, restando a letto per più settimane, nudi e in pubblico, rilasciavano dichiarazioni a favore della pace. La fama dei Beatles coincise con quella di Londra, che loro stessi contribuirono a rendere il cuore della cultura giovanile, una reputazione mai svanita del tutto. Esprimevano una vena di anarchia e originalità tipicamente inglesi, senza tuttavia perdere mai del tutto le loro radici che affondavano nella classe operaia di Liverpool, una città proletaria, difficile, un tempo il più importante porto d´Europa grazie al commercio transatlantico, in seguito entrata però negli anni Sessanta in un lungo declino dal quale soltanto di recente si è ripresa quanto meno in parte. Nondimeno, pur interessandosi alla politica radicale - al pari di altri gruppi rock dell´epoca, come i Rolling Stones - i Beatles non furono mai associati con la sinistra rivoluzionaria, se non in modo scherzoso. Erano favorevoli a una rivoluzione "culturale", ma non del genere di quella voluta da Mao, ed erano propensi a cambiare atteggiamenti e personalità, non regime. Anche in questo si rivelarono britannici fino al midollo e rifiutarono i movimenti rivoluzionari, come quelli talmente influenti in Italia, Francia e Germania, soprattutto in Italia e in Germania, da lasciarsi dietro gruppi armati estremisti. Il 1967 fu il grande anno della Swinging London: giovani vestiti come i Beatles sulla copertina dell´album Sgt. Pepper andavano a passeggio per Kings Road a Chelsea. L´anno seguente, il 1968, l´anno delle rivoluzioni studentesche, ebbe solo una fioca eco in Gran Bretagna. (Traduzione di Anna Bissanti)