Thomas Pagnini, la Repubblica 24/8/2007, 24 agosto 2007
ROMA - Il titolo è ottimista: "Un futuro più sicuro", ma lo stato della salute mondiale che emerge dal rapporto 2007 dell´Organizzazione mondiale della sanità è tutt´altro che rassicurante: «Il mondo non ha più nulla di stabile»
ROMA - Il titolo è ottimista: "Un futuro più sicuro", ma lo stato della salute mondiale che emerge dal rapporto 2007 dell´Organizzazione mondiale della sanità è tutt´altro che rassicurante: «Il mondo non ha più nulla di stabile». In un´era globale che nel solo 2006 ha visto oltre due miliardi di passeggeri spostarsi in aereo anche i contagi viaggiano con la stessa velocità: «Un´epidemia in qualunque parte della Terra è a poche ore di distanza dal diventare una minaccia ovunque», sostiene l´Oms, secondo cui sarebbe un´ingenuità pensare che in futuro non ci saranno nuove malattie. Dal 1970 a oggi ne sono nate trentanove, una all´anno, dall´Aids alla Sars, dall´influenza aviaria alla febbre di Marburg, con 1100 focolai isolati e gli esperti si preparano ad affrontare pandemie che potrebbero colpire il 25% della popolazione mondiale, 1,5 miliardi di persone. Uno scenario che la comunità internazionale deve contrastare in modo compatto: «Nessun paese da solo, per quanto capace, ricco e tecnologicamente avanzato, può prevenire e rispondere da solo a tutte le minacce alla salute pubblica», ammonisce il rapporto. Il primo esempio concreto delle nuove malattie globali del ventunesimo secolo è stata la Sars, che «ha dimostrato come il rischio e il pericolo per la salute aumentano dal modo in cui le nazioni interagiscono tra loro». Non è solo la comparsa di virus sconosciuti a spaventare, ma anche il ritorno di malattie che erano già state sconfitte. L´elenco è lungo: febbre gialla, colera, dengue, malaria. «Per tanti paesi del sud del mondo il rischio epidemie è già una realtà», ha commentato il segretario generale dell´Ong ActionAid Marco del Ponte, «basti pensare all´Aids, il 70% delle persone che ne sono affette vive nell´Africa subsahariana». L´Oms ricorda che l´acqua potabile è preclusa a 1,1 miliardi di persone, con 4.500 bambini che muoiono ogni giorno per infezioni facilmente curabili. Ma le epidemie proliferano anche per incoscienza politica, come in Nigeria, quando nel 2003 le autorità sparsero la voce che il vaccino contro la polio poteva rendere sterili, e migliaia di bambini rimasero paralizzati. L´incubatore per eccellenza restano però i conflitti: «Una delle conseguenze della guerra in Angola è stata l´epidemia di Marburg, che nel 2004 e 2005 ha contagiato 200 persone, il 90% sono morte». Altrettanto colpevoli sono stati gli «investimenti inadeguati nella salute pubblica», per colpa di "un falso senso di sicurezza» che si era diffuso negli anni ”60, quando le malattie peggiori sembravano sconfitte e la comunità internazionale ha abbassato la guardia. Negli ultimi decenni le minacce si sono moltiplicate: catastrofi naturali, incidenti chimici o nucleari, bioterrorismo, epidemie trasmesse da animali, dall´influenza aviaria al virus Nipah, un´infiammazione cerebrale che ha un tasso di mortalità del 75%. Oggi l´unica via da seguire è la piena e trasparente cooperazione tra tutti i paesi, con tanto di task force pronte a intervenire, applicando il regolamento sanitario internazionale del 2005, che impone ai governi di avvertire l´Oms di ogni possibile rischio. «Nessun paese può proteggersi dall´invasione di un agente patogeno in un passeggero o da un insetto nascosto in una stiva», ha sottolineato il direttore generale dell´Oms Margaret Chan. Ma una soluzione a lungo termine è intraprendere la via della "solidarietà globale" con i paesi poveri, perché il gap sanitario tra il primo e il terzo mondo «rappresenta una minaccia per tutti».