www.dagospia.com 23/8/2007, 23 agosto 2007
Lettera 13 Su iniziativa di Quintino Sella fu introdotta, nel sistema fiscale del Regno d’Italia, 1869, una tassa che divenne emblematica per definire l’esosità del fisco: ”La tassa sul macinato”
Lettera 13 Su iniziativa di Quintino Sella fu introdotta, nel sistema fiscale del Regno d’Italia, 1869, una tassa che divenne emblematica per definire l’esosità del fisco: ”La tassa sul macinato”. Le macine dei mulini d’epoca furono dotate di contatori automatici mediante i quali ogni grammo di macinato (non solo grano) veniva censito e sottoposto al pagamento dell’esoso tributo. Fu uno degli espedienti con il quale il ministro delle Finanze, Quintino Sella, riuscì a portare in pareggio il bilancio dello Stato oberato dai costi delle troppe guerre che l’Indipendenza del Paese aveva richiesto. La rivolta dei contadini fu violenta, dalle campagne i tartassati si ribellarono all’iniqua imposizione che colpiva un bene primario come il pane. La crisi agricola fu affamatoria, il grano importato dall’America fece crollare il prezzo del mercato del 50% e la coltivazione del grano indigeno subì l’impatto della concorrenza. Ecc, ecc… Il balzello fu abolito soltanto dopo 15 anni, nel 1884. Ritornando ai giorni nostri, l’alacrità impositoria del vice di TPS (ministro delle Finanze), Visco Vincenzo (novello Quintino Sella), come ”tassa sul macinato” ha escogitato di aumentare il balzello sui BOT, CCT, e obbligazioni varie che, benché nate esenti da balzelli per premiare coloro che prestavano soldi allo Stato, furono poi (proditoriamente) sottoposte ad un prelievo AUTOMATICO del 12,50% sui rendimenti. Oggi si pretende di elevare quel prelievo al 20%: e finisce qui la storia. In compenso però, quel 27% che il fisco prelevava dai rendimenti dei c/c, viene ridotto al 20%: imposizione unica. Le rendite finanziarie son servite. Certo, bisogna convenirne, un debito pubblico di 1500 miliardi di euro è un drago che farebbe orrore a qualsiasi San Giorgio. L’esborso di circa 70 miliardi di euro annui, come interessi da corrispondere ai possessori di obbligazioni, è un onere pesantissimo per il bilancio dello Stato gravato da una spesa pubblica elefantiaca ed emorragica. Il fatto è che se non si turano le falle del sistema, nessuna ”tassa sul macinato” potrà pareggiare il bilancio dello Stato e ogni rimedio non farà che incarognire il dissidio esistente fra fisco e contribuenti. Pagare le tasse è un dovere; difendersi dall’esosità fiscale è un diritto. Celestino Ferraro