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 2007  agosto 23 Giovedì calendario

Fabrizio D’Esposito per il settimanale ”A” Guai, per una ragazza siciliana in collegio a Roma, a innamorarsi di uno di destra

Fabrizio D’Esposito per il settimanale ”A” Guai, per una ragazza siciliana in collegio a Roma, a innamorarsi di uno di destra. Meglio, di un giovane "fascio" con alle spalle tre attentati subiti dagli odiati "rossi". Accadde 24 anni fa e l’incipit della storia fu questo. Lui: «Adesso cosa dirai alle tue amiche che ci hanno visto parlare insieme?». Lei: «Che ho conosciuto te, Francesco». (Francesco Storace con la moglie Rita - Foto U.Pizzi) Lui, definitivo e autoritario: «Ti sbagli, dirai che stiamo insieme». Francesco Storace, nel 1983, era un giornalista missino poco più che ventenne, ancora lontano dai fasti degli anni successivi: portavoce di Gianfranco Fini quando nacque An, poi presidente della Vigilanza Rai, governatore del Lazio, ministro della Salute, infine senatore della Repubblica. A dire il vero, però, nemmeno lei, Rita Di Rosa, andò tanto per il sottile: «Ci conoscemmo a una festa di laurea. Lo arpionai io con una scusa che mi inventai». Tra i due, la prima crisi esplose subito. Lei non era convinta e voleva lasciarlo. Lui rispose: «Questo è impossibile». Quattro anni dopo, nel 1987, Rita Di Rosa e Francesco Storace si sposarono. Un matrimonio ventennale. La stessa durata del regime fascista di Mussolini. Rita, all’inizio di luglio, suo marito ha rotto con Fini ed è andato via da An. Adesso ha fondato un nuovo partito che si chiama la Destra. Contenta? R: «Chiariamo subito una cosa: io la politica la subisco per amore. Avrei preferito che Francesco continuasse a fare il giornalista. Nel 1994, quando si candidò per la prima volta alla Camera, stavo per chiedere il divorzio. Ero incinta di Marialidia, la nostra unica figlia, e tra noi ci fu un momento di grande distacco. Lui poi venne eletto ed era felicissimo. Io, al contrario, stavo male. Così, quando mio marito ha perso le regionali contro Marrazzo (nel 2005, ndr), speravo di trascorrere più tempo con lui. Per questo, all’inizio ero contraria alla sua decisione di rompere con An. Poi ho capito le sue ragioni e adesso ho deciso anche di iscrivermi». F: «Ricordo che Rita, quando le dissi che Fini voleva darmi un collegio per la Camera, mi chiese: "Ma che fai, ti butti in politica?". Già nel 1989 mi ero candidato per il consiglio comunale di Roma. Persi in malo modo, ero pieno di debiti e avemmo grossi problemi. A pensarci bene, rimpiango di non aver continuato a scrivere. Oggi nel giornalismo la passione ancora c’è. In politica no, prevale il "mestiere". Però in Rita ho sempre trovato la stabilità necessaria. Io rispetto chi decide di divorziare, ma credo che nel matrimonio il sacrificio sia una virtù per superare tutte le difficoltà». (Gianfranco Fini - Foto U.Pizzi) Guarda caso, Fini ha deciso di divorziare dalla moglie Daniela proprio poco tempo fa. F: «Un leader deve essere un esempio per tutta la comunità. La società lo guarda». R: «Fini è stato massacrato dai media con tutte quelle voci sulla sua presunta storia con la Prestigiacomo. Poveraccio. Eppure con D’Alema i giornali si comportano diversamente. Come al solito, due pesi e due misure». Che cos’è questa storia di D’Alema? R: «Massì, anche su D’Alema girano tante voci, ma nessuno ha il coraggio di scriverne. Con Fini è accaduto il contrario perché non è di sinistra». Obiezione: il caso della foto di Sircana, il portavoce di Prodi, col trans, smentisce la sua tesi. R: «Al contrario. Sircana è stato trattato bene ed è ancora lì. Salvo Sottile (il portavoce di Fini coinvolto in Vallettopoli, poi prosciolto dalle accuse di concussione sessuale con la Gregoraci, ndr), invece, è stato fatto a pezzi e scaricato. Quando c’è il sesso di mezzo, con la destra si usa un metro diverso». F: «Io sono ancora amico di Sottile, sono stato suo testimone di nozze. Negli ultimi anni abbiamo avuto un rapporto burrascoso, ma ci sentiamo sempre». (Salvo Sottile con la moglie Debora - Foto U.Pizzi) R: «Salvo è un siciliano per antonomasia, un vero cercatore di femmine».Mica difenderete anche Cosimo Mele, il deputato dell’Udc protagonista della notte brava al Flora di Roma con squillo e coca? F: «No, assolutamente. Posso capire la scappatella. Ma spendere tremila euro in una sola notte tra albergo, droga e prostitute è uno schiaffo alla povera gente. Sono sei pensioni minime da 500 euro. immorale e aumenta l’insofferenza contro la casta dei politici». Ma un politico ha il diritto di divertirsi? R: «Io ho un’idea molto severa della politica. Niente barche, niente discoteche. Noi facciamo le vacanze da 24 anni qui a Capo d’Orlando a casa dei miei». F: «Sono innamorato di questo posto. La gente ci vuole bene, tiene lontani fotografi e giornalisti, ci protegge. Ho scritto qui la mia lettera di dimissioni da An, ho guardato Rita negli occhi e ho premuto il tasto "invia" sul computer. Se non fosse per nostra figlia, che vuole stare a Roma, ci trasferiremmo qui per sempre». Zero tentazioni, quindi? Anche di tradimento? F: «No, le nostre tentazioni le abbiamo avute. Ma si superano. Per noi due essere credenti è fondamentale». R: «Francesco è gelosissimo, una volta ho dovuto trattenerlo fisicamente per evitare che picchiasse un mio amico arrivato dalla Francia. Per il resto gli rinfaccio una eccessiva facilità nei rapporti con gli altri. Io sono molto più chiusa, anche a costo di apparire snob». (Francesco e Rita Storace - Foto U.Pizzi) Per caso si riferisce alle vicende giudiziarie di suo marito quand’era governatore? A proposito: nei verbali dell’inchiesta sulla sanità nel Lazio c’è un’intercettazione di Daniela Fini, socia di una clinica, che dice: "Sono andata a sbattermi il c...o con Storace". R: «In questo caso è diverso. Se la moglie del presidente ti vuole incontrare come fai a dire no? Io non ho mai pensato ad allusioni di altro tipo in quella frase, a Roma è un’espressione di uso corrente. Piuttosto, quando Fini era ministro degli Esteri non mi ha mai chiesto nulla. Prima ancora, con la sinistra al governo, ho lavorato per Dini, ma con Fini mai. Io sono una traduttrice laureata. Ho la cattedra di spagnolo e francese a Scienze della mediazione linguistica, l’ex scuola per interpreti. Poi ho un corso di italiano per immigrati alla Lateranense. Ma non lo faccio per soldi, si tratta solo di 600 euro al mese». Questa è una notizia: la moglie di Storace che insegna agli immigrati. R: «Se è per questo sono anche volontaria della Croce Rossa. E nostra figlia Marialidia è ambientalista, animalista, ed è contro la politica per via del padre». Torniamo a Fini. Lui, ma anche altri di An come Gasparri e Alemanno, hanno sposato donne di destra, all’interno della comunità politica di appartenenza. Lei, Rita, da dove arriva? R: «Io sono una persona di centro. Storicamente nella mia famiglia ci sono state anche simpatie socialiste. Solo mio padre è di destra. vero, il fatto di non appartenere alla comunità di Francesco mi ha causato problemi. Non mi sono mai integrata. E poi Fini non mi è mai piaciuto. solo un incantatore di serpenti. Casini è molto più bello». F: «Noi di destra siamo stati per 40 anni gli ebrei d’Italia. Quando decidemmo di sposarci, io temevo la reazione del padre di Rita. Lei è pur sempre figlia unica. Invece lui mi disse subito: "Pigliatela". A mio suocero ho anche regalato un volume con il volto in rilievo del Duce in copertina». (Meglio Casini di Fini.. - Foto U.Pizzi) Siete romantici? R: «Francesco mi ha sempre colpito per la sua sensibilità. Anche se litighiamo tantissimo, anche se spesso è assente e io ricopro tutti i ruoli, docente-madre-padre-casalinga, è l’amore della mia vita». F: «Noi abbiamo sempre combattuto con la bilancia. Una volta eravamo entrambi a dieta. Ma io dimagrivo più di lei. Io perdevo due chili, Rita la metà. Così un giorno, per aiutarla, in un bar mangiai una quantità enorme di tramezzini per andare pari. Più romantico di così...». Dagospia 23 Agosto 2007