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 2007  agosto 21 Martedì calendario

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Bertone attacca la scelta di Amnesty «No all’ aborto anche dopo uno stupro». Corriere della Sera 21 agosto 2007. ROMA - Amnesty International credeva di aver sufficientemente spiegato di non avere alcuna intenzione né di esprimere giudizi sull’ aborto, né di promuovere campagne in favore dell’ interruzione della maternità o di consigliarla a singole persone ma di voler solo difendere le donne dalle violenze e di prevenire gravi violazioni dei diritti umani. Evidentemente al Vaticano la precisazione non è bastata se il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, in margine al Meeting di Rimini, ieri ha rilanciato all’ organizzazione le accuse che già aveva rivolto il cardinale Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace. «Bisogna salvare la vita anche se è frutto di violenza», ha commentato ai microfoni della Radio Vaticana chiamando in causa Amnesty International. E sempre agli stessi microfoni se l’ è presa con i media per le «falsificazioni» e le «mistificazioni» in rapporto alla vicenda delle presunte violenze sessuali compiute da religiosi a Torino. Come si guardasse - ha detto - «un solo frammento nella grande Cappella Sistina restaurata». «In qualche momento - ha spiegato - sembra ci sia un preciso disegno contro la Chiesa perché, mentre ero negli Stati Uniti, mi hanno informato che per una settimana su un giornale italiano e in televisione è comparso un istituto educativo che ha una grande funzione pedagogica, per un fatto tutto da accertare». Gli ha replicato il direttore de La Stampa, Giulio Anselmi. «Per quanto mi riguarda posso dire che La Stampa ha dato una notizia che si è dimostrata vera e, trattandosi di notizia torinese, l’ ha data con evidenza». Quanto all’ aborto in caso di violenza sessuale, il segretario di Stato ha insistito con fermezza: «Non si può aggiungere a omicidi altri omicidi, l’ uccisione di altre persone. Anche se sono persone in fieri, sono persone, sono soggetti umani, con tutta la loro dignità di esseri umani», ha sottolineato riaffermando la nota posizione della Chiesa cattolica secondo la quale la vita inizia al momento stesso del concepimento. Il cardinale Bertone ha confermato l’ impegno rigoroso della Chiesa contro la violenza nei confronti delle donne, «contro questa forma disumana di violenza che è lo stupro». L’ intervento del cardinale segretario di Stato nasce dopo un duro editoriale di Avvenire contro Amnesty International firmato da Eugenia Roccella, portavoce del Family Day, in cui accusava senza mezzi termini l’ organizzazione di «difendere l’ accesso delle donne all’ aborto». Quando il cardinale Martino in un’ intervista a un settimanale cattolico americano aveva annunciato lo scorso giugno la sospensione dei finanziamenti cattolici ad Amnesty International a causa della sua «svolta abortista» decisa all’ assemblea di Città del Messico, la sezione italiana dell’ organizzazione umanitaria, dopo aver fatto presente di non aver mai ricevuto finanziamenti dal Vaticano o da organizzazioni dipendenti dalla Chiesa cattolica, aveva precisato che la decisione era stata presa nel contesto della campagna «mai più violenza sulle donne». Sottolineava poi che Amnesty International intendeva chiedere agli Stati di modificare o abrogare le leggi per effetto delle quali le donne possono essere sottoposte a imprigionamento o ad altre sanzioni penali per aver abortito o cercato di abortire. Il conflitto fra il Vaticano ed Amnesty International con il quale la Chiesa cattolica ha sempre collaborato a difesa dei diritti umani sembra sempre più difficile da sanare. Bisogna salvare la vita anche se è frutto di violenza. Non si possono aggiungere a omicidi altri omicidi, l’ uccisione di altre persone. Anche se sono persone in fieri, sono persone, sono soggetti umani, con tutta la loro dignità di esseri umani. Bisogna certamente lottare contro la violenza sulle donne, contro questa forma disumana di violenza che è lo stupro e lottare tutti, e difendere la dignità delle donne, di qualsiasi donna.
Bruno Bartoloni        

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« un diritto umano, decisione non negoziabile». Corriere della Sera 21 agosto 2007. NEW YORK - «La svolta di Amnesty International, che ha inserito tra i diritti umani l’ aborto in caso di stupro, è il frutto di anni di dibattito interno e non è né improvvisata, né negoziabile». Parla Liliana Velazquez, presidente di Amnesty International Messico, il paese che dall’ 11 al 18 agosto ha ospitato la conferenza Internazionale durante la quale oltre 400 delegati giunti da ogni parte del mondo hanno votato il controverso documento che, per la prima volta, inserisce nell’ elenco dei diritti umani anche l’ aborto. Il documento ieri è stato fortemente criticato dal cardinale Segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone, che in un’ intervista a Radio Vaticana ha spiegato come «non si possono aggiungere ad omicidi altri omicidi». «La Casa madre di Amnesty International a Londra sta elaborando la posizione ufficiale della nostra organizzazione alle parole del cardinale Bertone», spiega al Corriere della Sera la Velasquez. «Il tema è importante. Proprio per questo il Vaticano avrà la nostra replica in tempi brevissimi», aggiunge. Sono ipotizzabili defezioni dai paesi cattolici come il Messico? «Assolutamente no. A volte in passato hanno accusato Amnesty International Messico di fare di testa sua. Ma ciò non è mai avvenuto. E posso assicurarle che tutte le sedi di Amnesty International, inclusa la nostra, faranno quadrato attorno alla posizione ufficiale che uscirà da Londra. Come sempre nel passato». stato difficile per lei votare quel documento? «La posizione che abbiamo preso è difficile, perché molto difficile è il tema aborto. Però non abbiamo timore di ciò che abbiamo fatto e difenderemo la nostra posizione fino in fondo. Quel documento è la conclusione di un lavoro durato anni ed anni e di un dibattito interno rigoroso ed esaustivo che ha tenuto conto del parere di tutti. Mi creda, non è un capriccio del momento». Com’ è sentito in Messico questo tema? «Anche da noi la gente è spaccata in due sull’ aborto. Sta di fatto che di recente le autorità hanno passato una legge nel distretto federale di Città del Messico che può essere definita all’ avanguardia. Penso che ciò sia un’ indicazione di dove sta andando il Paese». In un futuro non lontano tutto il Messico potrebbe avere una legge simile? « difficile profetizzarlo in una nazione con 32 stati tutti molto diversi tra loro. Ma è indubbio che la crociata delle donne di Città del Messico finirà per essere d’ esempio per le donne nel resto del Paese». Lei, personalmente, come vede il tema dell’ aborto? «La mia posizione personale me la sono sempre tenuta per me e su questo argomento sono sempre stata neutrale, in pubblico e in privato. Ma se si parla di abortire un feto frutto di violenze e stupro, penso che non possano esserci dubbi. Lo dico come messicana e come cattolica. Sono convinta che dopo la reazione del Vaticano ne verranno altre, forse ancora più critiche. Siamo pronti».
Alessandra Farkas